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Paolo De Martino” la “manifestazione” di Dio”

Commento al vangelo dell’Epifania

Oggi la Chiesa ci invita a celebrare l’Epifania, cioè la “manifestazione” di Dio. Una festa che annuncia che il Messia non è un tesoro privato di Israele, ma è per tutti.
Luca fa manifestare il Messia ai pastori, Matteo ai cosiddetti magi. Il messaggio è lo stesso ma con protagonisti diversi: l’amore Dio è per tutti, nessuno escluso. Solo che Matteo, lo fa presentando quelle persone che erano rifiutate da Israele, i pagani, gli stranieri, mentre Luca, ci presenta le persone rifiutate all’interno della società, cioè i pastori.
Coloro che sono rifiutati da tutti (i magi, e i pastori) verranno avvolti dall’amore di Dio.
Questo episodio è stato talmente sconcertante e imbarazzante per i primi cristiani, che nel tempo lo hanno trasformato quasi in un evento da fiaba, folcloristico, anziché di profonda ricchezza teologica. Perché?
Con il termine “mago” si indicavano gli ingannatori, i corruttori. Era un’attività condannata dalla Bibbia. Eppure i primi che vengono per accogliere Gesù, sono proprio dei maghi e per di più pagani, quindi persone ritenute lontane da Dio. Ecco la sorpresa. Un fatto talmente imbarazzante che nella tradizione i maghi sono diventati “magi”, figure quasi romantiche. Li si è fatti diventare re. In base ai doni si è poi stabilito anche il numero, e persino il nome (Gaspare, Melchiorre e Baldassarre).
I Maghi giungono da oriente proprio per indicare che Cristo è un dono fatto a tutti. Non basta essere vicini per incontrarlo. I maghi, sono il modello del discepolo che si mette in ricerca, che si mette in cammino con il desiderio dell’incontro.
Matteo ci sta dicendo che non importa da dove parti, da vicino o da lontano. Conta quanto cammini, quanto ti fidi della stella, di quel segno, quanto ti affidi alla sua Parola che interpella e inquieta.
La Befana ci ha inculcato l’idea che i doni sono per i buoni. Invece oggi è festa per tutti: per i buoni e per i cattivi, per chi se lo merita e per chi non se lo merita. A tutti è data la possibilità di fare l’esperienza di Dio. Se fosse solo per i buoni che Vangelo sarebbe?
Matteo è abilissimo nel descrivere il contrasto tra la ricerca dei maghi, e la chiusura di Erode, dei sacerdoti e degli scribi. Loro così vicini non hanno visto nulla, non hanno capito niente. L’avevano lì il Messia, a due passi, bastava solo aprire gli occhi. Tra l’altro scribi e sacerdoti erano uomini di chiesa, sempre a pregare, a leggere la Bibbia. Troppo intenti a pregare Dio in cielo non si sono resi conto…che era a pochi metri.
I maghi, invece, da lontano hanno visto quella luce. Hanno visto e sono partiti. Carichi di dubbi e perplessità, si sono messi in cammino senza sapere verso dove. Sono partiti e basta, proprio come Abramo padre della fede. Perché il cammino di fede non ha una meta. E’ il cammino la meta! Ecco perché al mattino amo augurare: Buon cammino…
Questo è un avvertimento anche per noi! Non conta se siamo cattolici da generazioni, se frequentiamo la parrocchia, se non ci siamo persi un incontro di catechesi, se siamo nel consiglio pastorale o se facciamo parte di questo o quel movimento… Non basta appendere crocifissi nelle nostre case e nemmeno andare a Messa tutte le domeniche per dirci uomini e donne di fede. Ciò che conta è il desiderio di arrivare a quell’incontro senza pretendere di capire tutto e subito, proprio come i maghi.
Amici, possiamo fare tutte queste cose, magari farle benissimo, con grande devozione, ma se il nostro cuore non è sulle tracce di quella stella, se non siamo alla ricerca di Dio, non porteranno alcun frutto.
Luca e Matteo ci ricordano che ai piedi di Gesù possiamo arrivarci con il cuore (i pastori) oppure con la testa (i Maghi). Cioè il desiderio e la ragione sono le due gambe che ci possono mettere in cammino verso la fede.
Però, una volta giunti alle soglie della fede, bisogna usare testa e cuore, perché usare solo la testa ci porterebbe a non capirlo (perché una testa senza cuore non può mettere dentro tutto l’Infinito) e usare solo il cuore rischierebbe di cadere in una fede sentimentalista.
Coma facciamo a sapere se siamo alle soglie della fede? Il primo sintomo di questo incontro è “una gioia grandissima”. Lo hanno sperimentato sia i pastori che i maghi. Se il nostro cuore scoppia di gioia, vuol dire che l’incontro è avvenuto.
Solo a partire da questa gioia possiamo accorgerci che la nostra vita non è più desiderio e ragionamento, ma incontro con Chi l’ha riempita di significato.
In questi giorni pensavo che a Natale è Dio che viene in cerca dell’uomo. All’Epifania, è l’uomo che va in cerca di Dio.
I protagonisti di questi giorni sono i segni: a Maria è dato come segno un angelo, a Giuseppe un sogno, ai pastori un bambino nella mangiatoia, ai maghi una stella, a Erode i maghi stessi.
C’è sempre un segno, amici. Bisogna solo saperli leggere. Spesso facciamo fatica a riconoscerli. Spesso sono persone nelle quali ci imbattiamo che Dio mette sulla nostra strada, persone che hanno occhi e parole come stelle. Amici, l’uomo è la stella: «percorri l’uomo e troverai Dio» (sant’Agostino), perché Dio non lo incontriamo nei libri, ma nell’uomo che ci passa accanto.
Come possiamo diventare lettori di segni come i maghi? Quattro suggerimenti:
-Alzare lo sguardo verso l’alto. Uscire dal perimetro del nostro paese, della nostra Parrocchia. Il mondo è il perimetro d’azione di Dio e della Chiesa.
-Mettersi in strada dietro una stella. Per trovare Cristo, per accettare il dono della fede occorre andare, indagare, viaggiare con l’intelligenza e con il cuore. Cercare è già un po’ trovare, ma trovare Cristo vuol dire cercarlo ancora. Andando però insieme, come i maghi. Da soli non si arriva troppo lontano.
-Non temere di sbagliare. Occorre l’infinita pazienza di ricominciare, e di interrogare di nuovo la Parola.

Desiderare. Il dono più prezioso che i Maghi possono offrire è il loro stesso viaggio, lungo quasi due anni; il dono più grande è il loro desiderio.
L’origine della parola desiderio è una delle più belle e affascinanti che si possa incontrare.
Desiderare significa, letteralmente, “mancanza di stelle”, nel senso di “avvertire la mancanza delle stelle”. Desiderare, voce del verbo “ricercare appassionatamente”.
La bella notizia di questa festa? L’amore di Dio non conosce confini. E’ per i buoni e per i cattivi, per chi se lo merita e per chi non se lo merita, per i vicini e per i lontani. Altrimenti che bella notizia sarebbe…

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/


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