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Don Paolo Zamengo”Il brivido dell’Epifania”

Il brivido dell’Epifania

Commento al vangelo dell’Epifania


Ogni anno, all’Epifania, c’è un brivido. E beato chi ancora sente questo brivido
accendersi nel racconto dei Magi. Dopo il Natale, l’Epifania è la manifestazione. E
dove e per chi è questa manifestazione? Certo per tutti e, per dirlo, i vangeli vanno
a scovare i lontani e le strade poco note, quelle sconosciute, quelle meno visibili.
Che viaggio avranno mai fatto i testimoni della nascita di Gesù? E come non sentire
il desiderio che qualcuno ci racconti il loro viaggio? E i pastori? Questo piccolo povero torrente di gente
inaffidabile che nella notte arriva davanti alla mangiatoia!
Sembra di essere alla presenza di una liturgia. Qualcosa scorre nella profondità. Dopo i pastori c’è il torrente
di due anziani Simeone e Anna, occhi consumati dall’età e Anna ne ha più di ottanta ma all’acqua chiara dei
loro occhi quel bambino, portato in braccio dai genitori, si rivela l’ atteso Messia.
E poi c’è il racconto dei Magi. Il loro torrente viene da lontano. Lontano, sì, ma non senza una stella. Vengono
dall’Oriente, il loro viaggio sbuca a Gerusalemme, ma cosa trovano? Trovano la chiesa dei documenti non la
chiesa del cammino e della fede. I sacerdoti hanno i libri, li consultano, li leggono ma non si lasciano prendere
dai sussulti. Sono acque stagnanti, immobili e anche un po’ impauriti da questi Magi che hanno un
entusiasmo che dà loro fastidio.
Ma il torrente dei magi non si arrende. Riprende a scorrere alla vista della stella che appare di nuovo e
conduce a una casa dove trovano il Bambino Gesù a Betlemme. E oggi voglio ricordare e pensare ai viaggi
degli infiniti torrenti, spesso nascosti, sotto la crosta della terra, delle mille e mille storie di ogni uomo e di
ogni donna che ho incontrato.
Mi viene voglia di cantare al Dio dei torrenti nascosti. L’ho fatto dentro di me in questi giorni emozionandomi
per la storia di un ragazzo. Mi disse: “Sai, in questi anni mi è capitata una cosa bella: ho ritrovato la fede, ho
ritrovato Gesù”. E non c’è stato nessuno accanto a lui, solo la sua stella, nel suo viaggio nascosto sotto terra e
poi il miracolo di sbucare finalmente alla luce. È arrivato, come i magi, e, inginocchiato, ha adorato Gesù,
umile e felice: “Mi è capitata una cosa molto bella!”, ha continuato a dirmi.
A Gerusalemme ci fu un affluire di popoli. Ma il miracolo non fu nella grandezza della città o nel numero della
carovana dei Magi, nel loro ceto sociale o nella sontuosità dei loro doni. Il miracolo fu il mettersi in cammino. I
pastori sono condotti dagli angeli, Simone e Anna dallo Spirito, i Magi da una stella. “Al vedere la stella
provarono una gioia grandissima, entrati nella casa, videro il bambino e sua madre, si prostrarono e lo
adorarono. Poi aprirono i loro scrigni…
La scena è trasfigurata, colorata, rivestita di poesia, ma ci appare di una semplicità incantevole: una casa, dei
viandanti venuti dall’oriente, gente che si emoziona per via di una stella, uomini che si incantano davanti a un
bambino, in una casa, povera come tante, che nessuno mai avrebbe riconosciuto se una stella non si fosse
fermata.
Vince la semplicità nelle avventure dello Spirito, vince la passione, vince la capacità di meravigliarsi, vince la
luce della coscienza. Vince la prontezza di entrare nel cammino di Dio.
E aprirono i loro scrigni. Ma i doni, lo sappiamo, non rivestono importanza per via della loro eccezionalità, non
per il costo ma per quello che significano. L’oro, era come se i Magi volessero riconoscere la regalità di quel
Bambino e con l’incenso avvolgerlo di profumo e con la mirra dichiarare il loro amore. L’Epifania è una
dichiarazione d’amore.
Ecco dove arriva il torrente dei Magi, a incontrare gli occhi di Gesù. Tre piccoli re davanti al grande Re. Questa
è la strada che ci spalancano i Magi. E’ la loro strada alternativa. Alternativa a quella di Erode. “Per un’altra
strada fecero ritorno”, ma da quel giorno il loro cuore rimase per sempre davanti a Gesù.


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