Giovanni Cesare Pagazzi”Colui che scende”

Vangelo della festa del Battesimo del Signore (Marco 1, 7-11)

Con stile asciutto, Marco descrive il battesimo di Gesù: «In quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni» (Mc 1, 9). Il Signore non fu battezzato con l’acqua di quel fiume, ma dentro: un’immersione che lo avvolse, quasi identificandolo con quel torrente.

In ebraico, la parola “Giordano” significa “Colui che scende”, ed è più che appropriata. Infatti dalla considerevole altezza della sua sorgente sul monte Hermon (2700 m) il fiume scorre fino cadere nel lago di Tiberiade, a quasi 250 metri sotto del livello del mare. Da quel bacino fuoriesce per insinuarsi nella grande depressione causata dalla spaccatura della crosta terrestre, per sfociare nel Mar Morto, a 400 metri sotto il livello del mare, il punto più basso della superficie della Terra. Il corso del Giordano è una discesa violenta, un precipizio di più di tremila metri. Per farsi battezzare, Gesù entra proprio nel Giordano, nell’alveo carico di acque buone e vitali, che sfocia nello sconfortante avvallamento di quel lago salato, inospitale e impermeabile alla vita.

Gesù si immerge in “Colui che scende”. E come poteva essere diversa la sua prima manifestazione al mondo, visto che tutto della sua vita parla di una continua discesa? Fin dall’inizio del suo Vangelo, Marco indica la nuova forma di santità, quella davvero gradita a Dio: non un’incessante salita fino a chissà quale cielo, ma una costante discesa per raggiungere quanto è morto e mortifero, per nulla promettente; quanto spegne ogni speranza, rendendo vano qualsiasi impegno.

Da quale altezza deve scendere il fiume dei miei giorni? Qual è il preciso nome dell’altura da cui devo smontare? Come si chiama il Mar Morto a cui il
Signore destina le mie acque? Cos’è? Chi è?

Entrando in Chiesa, intingendo la mano nell’acqua santa, si compie un gesto serio ed esigente: ricordandosi del proprio Battesimo, si assume nuovamente l’impegno di “scendere”, perfino verso una situazione o una persona da tutti definita “senza speranza”. Si inizia misurando la pomposa altezza del proprio gradino.

di Giovanni Cesare Pagazzi

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/


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