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P. Fabrizio Cristarella Orestano Che grande solennità l’Epifania del Signore!

EPIFANIA DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12

Che grande solennità l’Epifania del Signore!

            Grande perché somma in sé una quantità straordinaria di temi e di verità che ci vengono incontro a completamento e a pienezza della contemplazione del Mistero dell’Incarnazione che a Natale abbiamo celebrato.

            Scriveva San Leone Magno: «I Magi sono i rappresentanti di tutta l’umanità. Ciò che essi trovano l’ottengono per tutta l’umanità». La venuta del Figlio di Dio nella carne, in una carne di Israele, ha lo scopo di incontrare davvero tutti gli uomini di tutte le genti e di ogni latitudine e di ogni tempo! La venuta del Verbo che si fa carne, quella che tecnicamente la teologia chiamerà kenosis (abbassamento, annichilimento), ha un’immensa forza comunionale, ha una potenza di attrazione inimmaginabile … il Quarto Evangelo lo affermerà del Crocefisso: «Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me» (Gv 12,32) ma, se ci pensiamo bene, questa potenza attrattiva è generata dalla debolezza assunta per amore da Dio in quel Figlio che nasce nella nostra povera, fragile carne. Quello che l’Incarnazione inizia (l’attrazione delle genti nei Magi!) la Croce dell’Innalzato lo porta a compimento! È sempre nella debolezza, attraverso la debolezza: un bambino qualunque sulle ginocchia della madre, un misero crocefisso.

            Ecco dunque il mistero di questa solennità: Gesù, il Figlio amato, venuto nella carne, consente ad ogni uomo di incontrare Dio! Ad ogni uomo!

            Come più volte abbiamo riflettuto in questo tempo, noi credenti, discepoli di questo Gesù, Figlio incarnato, abbiamo un compito straordinario: narrare l’umanità di Dio e di permettere ad ogni uomo di incontrarla…abbiamo il compito di farci “spazio” per Dio in questa storia, nel “qui ed ora” che viviamo…il paradosso è che questo può avvenire nella nostra umanità e nelle nostre debolezze assunte sì ma innestate in Cristo! Se siamo in Cristo la nostra debolezza e la nostra fragile umanità non divengono diaframma tra Dio e il mondo, ma terreno su cui l’umanità, in Cristo, può incontrare Cristo!   

Questo è il mistero della Chiesa! Non dobbiamo mai cessare di proclamarlo soprattutto in quest’ora della storia in cui la Chiesa è tanto fragile, piccola, colma di contraddizioni! In questo oggi in cui la situazione della pandemia che abbiamo vissuto e stiamo vivendo ci sta rivelando tutta la fragilità del “sistema” anche nella vita della Chiesa; dobbiamo avere il coraggio di dirci che questa forma di Chiesa che conosciamo, nella quale siamo nati e cresciuti, ormai ha fatto il suo tempo; non regge più; ci vorrà il coraggio di “inventare” nuove vie per incarnare la vocazione ad essere Chiesa una vocazione che mai viene meno, ce non muta mentre mutano le forma per incarnarla…

La liturgia di oggi ci dice che la Chiesa può alzarsi e risplendere, come canta oggi l’oracolo del Libro di Isaia, perché in essa risplende la luce di Cristo e non la propria luce! E la luce di Cristo risplende in quella miseria e debolezza! Un Chiesa trionfalistica, contrariamente al pensiero di tanti illusi che rimpiangono un passato da non rimpiangere, non mostra Cristo e la sua umanità ma mostra gli splendori di un potere tra i poteri! Allora ben venga la “riduzione”, una riduzione che già era in atto e che la pandemia certamente accelererà. In un assestamento povero, scarno e “ridotto” forse potremo meglio essere spazio per narrare il Dio di Gesù Crista che manifesta la sua bellezza nella povertà.

            Nell’Epifania però riluce anche la bellezza dell’uomo e della sua ricerca di un oltre! I Magi rappresentano, mi sia consentito dirlo, la “profezia” delle genti … cioè: le genti, le culture, le religioni sono una meraviglia perché appartengono all’umanità, hanno l’umanità e, ove ci siano uomini, ci sono pure le meraviglie di Dio! Anche le genti sognano un oltre, sperano in qualcosa che le liberi dai confini ristretti del visibile … cosa sono, infatti, le religioni se non la appassionata ricerca del senso, dell’oltre, dell’origine, della meta, della vita che vinca il brutale e iniquo morire? Cosa sono le religioni se non l’appassionato domandare al proprio profondo da dove venga quella nostalgia di eterno che abita tutti (lo si sappia dire o non lo si sappia dire)?

            Nell’Evangelo l’altra “profezia”, quella di Israele, nutrita dalla rivelazione di Dio, incontra il Messia; lo farà in Giovanni il Battista, ultimo profeta che riconosce il Messia Gesù fin dal grembo di sua madre (Cf. Lc 1,44)…lo farà nei santi vecchi Simeone e Anna al Tempio (Cf. Lc 2,25-38)…oggi nel racconto di Matteo, in questa solennità dell’Epifania, assistiamo al commovente incontro tra la “profezia” delle genti, rappresentata dai Magi ed il Messia che essi riconoscono in una carne di uomo: «Videro il bambino e sua madre».

            Certo, anche questi rappresentanti del desiderio e della profezia delle genti arriveranno a riconoscere il Messia Gesù grazie alle Scritture ascoltate a Gerusalemme! La “stella” soltanto non può condurli a Lui, hanno bisogno della rivelazione di Dio!

            Che bello riuscire a sentire questo anelito di tutti gli uomini all’oltre di Dio, all’adempimento di una promessa che abita il cuore di ogni uomo semplicemente perché è uomo!

            L’Epifania inoltre (quanti temi questo giorno!) custodisce anche un giudizio, uno svelamento dei cuori! Dinanzi al Messia nato a Betlemme ci può essere il riconoscimento e l’adorazione come per i Magi ma anche il turbamento, il rigetto, l’odio che diventa odioso omicidio come per Erode e per la sua immobile corte! La pagina di Matteo, infatti, ci mostra proprio un dittico drammatico di sentimenti: da un lato turbamento, gelosia, brama di soffocare la vita del neonato, menzogna, parole insinuanti e doppie, da un altro lato gioia, riconoscimento, adorazione, dono, capacità di scegliere e decidere per un’«altra via»! Se si accoglie, come i Magi, si entra nella stessa logica dell’Incarnazione che è vita, che è dono della vita; se non si accoglie, come Erode, il rifiuto diviene morte! L’Evangelo è netto! Non c’è una terza via! Forse può essere quella dell’indifferenza…ma questa immediatamente diviene morte!

            I Magi si aprono al dono di Dio e divengono essi stessi dono! Quei tesori spalancati davanti al Bambino non sono altro che le ricchezze delle genti, la loro bellezza, il loro anelito di vita, la loro ricchezza spirituale, la loro appassionata ricerca dell’uomo e di ciò che travalica l’uomo.

            Nei Magi tutto questo profondo del cuore di tutte le genti giunge davanti al Figlio di Dio che ha posto la sua tenda in Giacobbe fedele alle promesse fatte ai discendenti di Abramo (Cf. Sir 24,8) … l’oro, l’incenso e la mirra (al di là di tutti i significati che sono stati attribuiti a questi doni) sono sostanze che stanno tra cielo e terra, sono realtà che tendono verso l’alto, che indicano un Altro, che mirano ad un oltre…dinanzi ai Magi risuoni oggi quella parola bellissima del Salmo (69,33): «Vita e gioia ai cercatori di Dio»! Chi cerca Dio come i Santi Magi spalanca a Lui i propri tesori e questi acquistano una bellezza e una capacità rigenerativa e comunionale che mai si poteva neanche immaginare!

P. Fabrizio Cristarella Orestano

I Magi (Miniaturadi Anonimo del secolo XI)   

Fonte:http://www.monasterodiruviano.eu/


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