Don Paolo Zamengo”L’ora impigliata nella memoria “

L’ora impigliata nella memoria    Gv 1, 35-42

Nel Vangelo c’è il nome di un  discepolo, dell’altro no. E’ significativo e bello perché potrebbe essere il nostro, il mio o il tuo. Siamo noi su quella strada e verso quella casa. “Videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui”. 

Giovanni dirotta lo sguardo dei suoi discepoli verso Gesù. Mi colpisce questo verbo: “Fissando lo sguardo”.  Poco dopo, Gesù è davanti a Pietro: “Fissando lo sguardo su di lui”. Uno  sguardo che scuote, che interroga, forse imbarazza anche, uno sguardo intenso e non casuale.  

È un’occasione  di grazia, sentire gli occhi di Gesù che ti penetrano e ti accarezzano. E  i due discepoli si muovono.  Sono i primi della carovana a dietro Gesù. Oggi ci siamo anche noi.  E Gesù sente il rumore dei loro passi. “Si voltò … disse loro: ‘Che cosa cercate?’. È la prima parola di Gesù, nel vangelo di Giovanni: “Che cosa cercate?”. E, al termine del vangelo, una delle sue ultime parole sono rivolte a Maria Maddalena che piange nell’alba della resurrezione: “Donna … chi cerchi?”.

Che cercate? Chi cerchi? È una domanda che spiega tutta una vita. Dall’inizio alla fine del vangelo c’è questo “cercare”. Andare con Gesù è un cammino mai concluso.  Gli risposero: ‘Dove dimori?'”. “Venite e vedrete”. Non è possibile conoscere senza l’esperienza personale. Gesù li invita ad entrare in un clima di amore. Il contatto con lui farà scoprire e comprendere la sua identità.

È come se dicessero: “Ci interessi tu, ci interessa stare con te, ci interessa vederti da vicino, ci interessa dove abiti con i tuoi pensieri, con le tue emozioni, con il tuo cuore, con i tuoi sogni”. Di quel giorno ricordano l’ora precisa. Andarono e videro. E non ci sono altre parole, non ci sono più parole. Si sono fermati. 

Rileggiamo l’episodio e osserviamo che è tutto giocato sugli sguardi e non sulle parole. E ancora, Gesù: “Fissando lo sguardo su Simone”.  La vocazione, la fede e la missione sono innanzitutto una questione di sguardi, sguardi che hanno la forza di penetrare l’anima e di orientarla.   

Quell’ora cambiò tutto, li cambiò. Non tutte le ore della vita sono uguali. Loro segnarono nell’agenda della memoria quella, le quattro del pomeriggio. Quell’ora e quell’incontro ha cambiato la loro storia e anche la nostra. 

Le case di Gesù sono molte. Gesù abita nella sua Parola, nella chiesa e nei sacramenti, nelle nostre chiese di pietra, nel pane e nel vino dell’Eucarestia, nei nostri fratelli e soprattutto nei poveri. Abbiamo molte occasioni per incontrarlo e dimorare presso di lui.

Ma c’è una dimora preferita da Gesù  e nella quale noi possiamo essere assolutamente sicuri di trovarlo sempre, è dentro di noi. “Se uno mi ama, il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. È chiaro, è nel nostro cuore che Gesù si è spinto a piantare la sua tenda e dove possiamo sempre stare con lui.

Quale ora ha cambiato la nostra vita? Ce lo chiediamo qualche volta? È bello ricordarcelo. E non potrebbero, per caso, essere anche oggi, le ore di questa giornata? Come non augurarcelo? E come non pregare perché ciò avvenga, per grazia, oggi?  

Ora che sappiamo dove abita il Signore.