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Tonino Lasconi”Una vita a testa alta”

II Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 2021

La fede in Gesù richiede di non lasciarsi ingolfare dalla quotidianità.

La parola di Dio di questa domenica ci propone personaggi altamente significativi e stimolanti. Giovanni e Andrea sono due pescatori, quindi impegnati in un lavoro molto duro e fisico. Eppure sono discepoli di Giovanni il Battista. Ciò significa che trovano il tempo per andare ad ascoltarlo e per dedicare tempo a problematiche che non hanno niente a che fare con la pesca. C’è evidentemente in loro qualcosa che non gli basta. Il Battista l’ha capito e li ha capiti, tanto che li indirizza verso uno “più forte” di lui: «Fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù». «Erano circa le quattro del pomeriggio». Sappiamo com’è andata a finire: avendo visto dove “dimorava” ed essendo rimasti con lui “quel giorno”, diventarono suoi discepoli.
Perché è importante questo racconto? Perché non è usuale che le persone – lo sappiamo bene tutti per esperienza – trovino del tempo da dedicare a qualcosa che va al di là dei concreti interessi lavorativi e familiari, tanto meno che si trovi il coraggio di cambiare radicalmente la vita.

Samuele è un ragazzino che dorme nel tempio per assistere il vecchio sacerdote, Eli. Sentendosi chiamare, “corre” prontamente dal vecchio per mettersi a disposizione: «Mi hai chiamato, eccomi!». Questo per tre volte, finché il sacerdote capisce e istruisce il ragazzo, che alla nuova chiamata, risponde: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta». Per un ragazzino – e non solo – alzarsi per tre volte dal letto perché pare che qualcuno chiami non è usuale. Ma Samuele era disponibile a voci dall’alto, infatti «crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole».

Cosa c’entrano con noi questi personaggi: Giovanni, Andrea e Samuele? Rispondo con le parole pronunciate da papa Francesco il giorno dell’Epifania, che hanno avuto una grandissima risonanza nei media: «Perché solo i Magi hanno visto la stella? Forse perché pochi hanno alzato lo sguardo al cielo. Nella vita ci si accontenta di guardare per terra: basta qualche soldo, un po’ di divertimento… Noi sappiamo sognare? Aspettiamo Dio, o ci lasciamo trasportare dalla vita come un ramo secco? I Magi non si sono accontentati di vivacchiare, hanno intuito che per vivere davvero serve una meta alta».

Una meta alta. Queste parole hanno avuto grande risonanza perché intimamente vorremmo tutti una meta alta: una vita che sappia alzare la testa senza lasciarsi imprigionare da preoccupazioni e interessi solamente materiali. Cosa che, se per alcuni significa lasciare “le reti” e dedicarsi all’annuncio del vangelo come Giovanni e Andrea, oppure andare a vivere nel tempio come Samuele, per tutti vuol dire – sono ancora le parole del papa – «liberarsi da pesi inutili e da fastosità ingombranti, che intralciano, e di accettare gli imprevisti che non compaiono sulla mappa del quieto vivere».

«Venite e vedrete». Cosa avranno visto i due discepoli da spingere uno dei due, Andrea, a correre dal fratello Pietro per dirgli: «Abbiamo trovato il Messia», e subito condurlo da Gesù? La nostra curiosità è tanta, ma l’evangelista non la soddisfa. Sicuramente, però, stando con lui, hanno scoperto la possibilità di avere qualcosa in più di quello che già avevano. Non si lascia il più per il meno. Ma noi, già tribolati e tartassati dalla pandemia, cosa possiamo fare? Proprio le tante rinunce a cui siamo costretti possono suggerirci la possibilità di “alzare la testa”, in modo da non lasciarci vincere dal lamento e dallo scoramento, e investire in una più decisa attenzione agli altri, in più generosità, in più dialogo, in più preghiera, in più… Ognuno conosce i suoi vuoti da riempire per una vita a testa alta. Da “tempio dello Spirito Santo”, direbbe San Paolo.

«Erano circa le quattro del pomeriggio». Quando l’evangelista Giovanni scrive il suo vangelo è molto vecchio. Però ricorda la data precisa dell’incontro: circa le quattro del pomeriggio. Se avesse avuto l’orologio, invece del “circa” avrebbe precisato anche i secondi. Anche la nostra fede nasce sicuramente da un incontro: i genitori, un sacerdote, un amico, un’esperienza, un evento…, qualcuno o qualcosa che non ci ha soltanto parlato, ma fatto vedere. Ringraziamo il Signore per chi ci ha donato questo incontro delle “quattro del pomeriggio”, e chiediamo di poterlo essere per gli altri.

Fonte:https://www.paoline.it/


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