padre Paul Devreux Commento IV domenica del tempo ordinario

IV domenica del tempo ordinario (Marco 1, 21-28)

“Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava”.
Gesù ha raggiunto i discepoli di Giovanni Battista, che ha conosciuto sul Giordano, a Cafàrnao. Viene ospitato da Pietro e sabato va in sinagoga, come tutti. Vi era l’uso di invitare a parlare gli ospiti di passaggio, come segno di accoglienza, e per ascoltare qualche notizia interessante. Era il loro telegiornale. Gesù coglie l’occasione per cominciare ad insegnare.

“Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi”.
Gli scribi parlavano usando continuamente citazioni, e quindi per sentito dire. Gesù parla in prima persona. Lo vediamo anche noi quando dice, per esempio: “Avete inteso che fu detto… ma io vi dico…”. Ma la cosa più importante è che Gesù fa delle proposte nuove, che la gente sente vere e buone. Qualcuno però non gradisce.

“Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro”.
Quando qualcuno faceva qualcosa di strano e negativo dicevano che aveva uno spirito impuro. In questo caso si tratta di una persona esageratamente arrabbiata. Oggi diremmo che è andato fuori di testa.

”E cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so che tu sei: il santo di Dio!”.
Chi è quest’uomo? Uno dei tanti che frequenta abitualmente la sinagoga, comportandosi normalmente. Immaginiamo che sia io e mi domando: come mai oggi mi sono comportato in un modo così strano, proprio io che ho capito che Gesù è il santo di Dio? Come mai ho detto che è venuto a rovinarci?
Può bastare, per esempio, la proposta di pregare e amare i nemici, mentre io sono abituato a chiedere a Dio che li fulmini, che faccia giustizia come intendo io e tutte le persone normali. Basta questo per farmi vedere in Gesù una persona pericolosa e farmi infuriare. Un buon predicatore deve dire che Dio sarà buono con i buoni e punirà i cattivi. Ma sono tante le cose che possono fare infuriare un devoto osservante, anche oggi.

“E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui”.
Questa personificazione del male che esce da me fa impressione, mi fa comodo, perché così posso dire che non sono io il cattivo, ma lo spirito che è in me. Basta trovare chi me ne libera e sono a posto.
Notiamo che Gesù non da nessun giudizio su quest’uomo. Si limita ad aiutarlo e lo fa semplicemente con una parola autoritaria. “Taci!”. Una parola che m’invita a fermarmi, fare silenzio, riflettere e lasciare spazio ad una parola nuova, tipo: “Amate i vostri nemici”.
Quando smetto di agitarmi e di ribellarmi a questa parola trovo la pace e una sapienza di vita tutta nuova, che mi umanizza. Come fu quella parola che fece cadere San Paolo, quando perseguitava i cristiani, accecandolo e costringendolo a riflettere. Sono quelle situazioni di vita o di salute che t’inchiodano, e ti dicono: ”Fermati. Taci! Siedi solitario e silenzioso.Rifletti e fai un bilancio sulla tua vita”. Tutte situazioni che ci aiutano ad aprire gli occhi. Situazioni che benediciamo solo a posteriori.

“Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea”.
Gesù, se lo ascolto, mi insegna tante cose belle, che mi aiutano a vivere bene. Mi aiuta anche a vedere ciò che c’è d’impuro in me, cioè ciò che non va bene perché mi fa del male e può fare del male anche agli altri. Gesù, oltre a rivelarci il Padre, è un maestro di vita. Seguirlo e ascoltarlo, conviene.

Buona domenica.

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