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Battista Borsato “Lo stupore”

IV Domenica  del  T.O. 

Lo stupore

Giunsero a Cafarnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”. E Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

(Mc 1, 21-28)

Gesù è a Cafarnao. Cafarnao era una città della Galilea, situata sulle rive nord-occidentali del lago di Tiberiade. Era una città molto popolosa; una città di passaggio tra il nord e il sud della Palestina e una via di raccordo con i popoli cosiddetti pagani. Gesù lascia Nazareth e si stabilisce a Cafarnao. Lascia Nazareth perché vuole staccarsi dalla famiglia che lo condizionava nel suo progetto e osteggiava la sua predicazione che si distanziava dalla tradizione religiosa. Lascia Nazareth anche perché Cafarnao gli offriva uno spazio geografico e sociale più favorevole alla diffusione del suo messaggio e a tessere relazioni con più persone e con più culture. La sua è stata una scelta di libertà, ma dettata anche da una strategia “pastorale” che consentisse una maggiore incisività. L’idea di efficacia, non è estranea all’orizzonte di Gesù. Sarebbe interessante analizzare la strategia pastorale e pedagogica di Gesù. Egli non è un “istintivo”, sa darsi degli obiettivi e porsi delle priorità. La scelta di Cafarnao entra in questo suo lucido piano di azione.

Dal testo evangelico Gesù appare un praticante religioso. Essendo di sabato, come tutti gli osservanti ebrei, partecipa alla liturgia della sinagoga. Vive pienamente la vita del popolo e si inserisce del tutto nelle tradizioni e nel culto giudaico. Dal di dentro scorgerà incongruenze ed errori e li saprà rilevare e anche denunciare.

Partendo da questo brano del Vangelo vorrei fare delle puntualizzazioni che possono graffiare la nostra vita e anche la nostra Chiesa! Sono tre le espressioni evangeliche che maggiormente mi scuotono: “Entrato di sabato nella sinagoga insegnava”; “insegnava come uno che ha autorità”; “furono presi da stupore e si chiedevano: comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono”.

  • “Entrato di sabato nella sinagoga insegnava”.

L’insegnare è uno degli aspetti più caratterizzanti la vita di Gesù. Domenica scorsa si metteva in risalto che Gesù di fronte all’arresto di Giovanni, se ne va, quasi fugge, per dedicarsi a predicare il Vangelo di Dio. Nel Vangelo di Matteo, si legge: “Andate e fate discepoli tutti i popoli…insegnando loro…” (Mt 28, 19). L’insegnare è la dimensione più presente nella vita di Gesù. Gesù non ha inventato nuovi culti o liturgie, non era interessato ai riti liturgici: la sua tensione era di formare le persone o ancora meglio di ravvivare le coscienze. Egli percepiva che una persona che non pensa non è persona, anche perché, se non pensa non può acquisire una coscienza che sappia discernere tra le varie scelte. E Gesù, come spesso rilevo, non era preoccupato di formare persone religiose, ma di generare uomini e donne capaci di fare scelte responsabili. Egli non voleva proseliti, ma discepoli. Il proselito è uno che segue ma senza aver compiuto una scelta consapevole, il discepolo invece è uno che prima di seguire Gesù si domanda il perché, vuol conoscere il suo progetto e alla fine lo abbraccia. Forse anche oggi nella Chiesa ci sono molti proseliti e pochi discepoli. E ci sono pochi discepoli perché la Chiesa, noi pastori, abbiamo promosso molte iniziative, ma non quella di insegnare o, quando abbiamo cercato di insegnare, l’abbiamo fatto in maniera distorta, se non addirittura ambigua. Sì, è vero, ci si è impegnati, a volte addirittura in maniera indisponente, nell’insegnare il catechismo. Questo consisteva nell’imparare delle regole, ma non nell’allenare la ragione e a svegliare la coscienza. Conoscere le regole ed eseguirle non forma persone, ma uomini e donne servili e minorenni. Occorre un insegnamento che attivi le energie intellettuali, che smuova le coscienze in modo che le persone sappiano fare delle scelte che non sempre sono allineate con la tradizione e l’autorità. I profeti sono il segno di queste persone dalla coscienza viva e dalla schiena diritta. Papa Francesco è così. È capace di compiere scelte evangeliche che disorientano molti rimasti fermi alle regole e ai dogmi, ma non infiammati dalla passione del Vangelo.

Don Milani, prete fiorentino, il cui pensiero, per fortuna, sta entrando nella vita di molte persone e di molte comunità, ha scritto un libro dal titolo “Esperienze pastorali” subito condannato, anche se il suo Vescovo e Cardinale Elia Dalla Costa non ha appoggiato questa sanzione. In questo libro Don Milani sostiene che le parrocchie si sono impegnate a fare campi di gioco, strutture assistenziali, luoghi di aggregazione, e si sono poco interessate a creare scuole e luoghi dove i giovani possano incontrarsi con il Vangelo e siano spinti a confrontarsi con i problemi sociali e umani. Egli diceva che il “gioco” addormenta, mentre la scuola “sveglia”. Gioco e strutture di aggregazione sono valide però non tocca alla parrocchia né crearle, né gestirle. Alla parrocchia spetta il compito, quello di Gesù, di insegnare, e insegnare non vuol dire indottrinare, ma risvegliare le persone e le coscienze accettando, anzi favorendo, il loro senso critico: il saper dissentire e anche disubbidire sono valori che nascono da una fede adulta.

  • “Insegnava come uno che ha autorità e non come gli scribi”.

Si discute molto ancor oggi sul senso dell’insegnare con autorità. Alcuni, o molti, sostengono che il suo insegnare con autorità nasceva dal fatto che viveva ciò che insegnava e allora diventava giustamente autorevole. Questo è vero, ma a mio parere c’è un’altra spiegazione più aderente a Gesù. Gesù non si limitava a ripetere la dottrina della sua religione, egli cercava di interpretarla, e la interpretava a partire dai problemi e dalle domande della gente. Gesù sapeva cogliere il Dio che parlava nella vita, nei fatti. Gesù non era fermo al Dio che ha parlato (Scribi), ma era in ascolto del Dio che parla ancora e parla dentro le sofferenze, le domande, le aspirazioni degli uomini e delle donne e nel pulsare dei nuovi problemi. Per Gesù il centro non erano le regole, ma le persone. In altri termini possiamo dire che Gesù possedeva una coscienza ermeneutica, cioè una coscienza che non tanto applicava le regole alla vita ma sapeva cogliere dentro la vita le nuove regole. È un rovesciamento di prospettiva. È lo stesso rovesciamento presente in Papa Francesco che sta sconcertando molte persone, come le sconcertava anche Gesù.

  • “Furono presi da timore (stupore) e si chiedevano ……chi è mai questo?

Comanda persino agli spiriti e gli obbediscono”. Sopra ho insistito nel dire che Gesù insegnava, ma va chiarito che il suo insegnamento non era rivolto tanto a conoscere delle verità, sì, anche questo, ma era indirizzato a liberare l’uomo e la società. Gesù è venuto per lottare contro ciò che impedisce all’uomo di essere pienamente uomo e alla comunità di farsi completamente comunità.

Si dice nel Vangelo che Gesù ha liberato l’uomo posseduto da uno spirito immondo. Noi per formazione ricevuta nel passato lo identifichiamo con il demonio. Non voglio entrare nella problematica dell’esistenza o meno del demonio, voglio solo dire che essere posseduti da uno spirito impuro, indica essere abitati da qualcosa che ci disumanizza. Uno che è così attaccato al denaro da perdere i valori dell’amore, dell’amicizia, della cultura, è posseduto da uno spirito impuro. Uno che è aggrovigliato sulle sue idee, incapace di metterle in discussione e diventa fanatico, è posseduto da uno spirito impuro che cattura e possiede l’individuo.

Gesù è venuto a liberare queste persone possedute dagli spiriti impuri. Non solo insegna, ma libera, anzi insegna per liberare. Se la Chiesa operasse così susciterebbe lo stupore e la meraviglia, sarebbe più amata e cercata.

Due piccoli impegni

  • Cogliere che il compito della Chiesa è di insegnare e di risvegliare le coscienze.
  • Accentuare che l’obiettivo di Gesù è di liberare le persone.

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