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Tonino Lasconi”Ma oggi ci sono i profeti?”

IV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 2021

L’entusiasmante impegno di ridare novità e stupore al Vangelo.

Ormai vicino alla Terra Promessa, dove non sarebbe mai entrato, Mosè raccomanda al suo popolo di non lasciarsi corrompere dalle popolazioni che le abitano, dedite a sortilegi e divinazioni di incantatori di ogni tipo, ma di ascoltare soltanto la voce dei profeti, che Dio non avrebbe fatto mai mancare: «Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò». E così è avvenuto. Anche se non ascoltati, contraddetti, vilipesi e persino uccisi, i profeti – che non sono quelli che fanno previsioni, ma coloro che parlano a nome di Dio – non sono mai mancati fino a Gesù, “il profeta”, mandato non soltanto a parlare a nome di Dio, ma a essere sua Parola.

Ed eccolo in azione nelle città del lago, chiamato con orgoglio Mare di Galilea, un territorio popoloso e vivace, perché vicino alla Via del Mare che collegava l’Egitto con il Nord e con l’Est. È la “Galilea delle genti”, dove si incontravano e si incrociavano ebrei e popolazioni di diversa fede, cultura e interessi. La “fama” di Gesù «si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea»; suscitando interrogativi e meraviglia: «erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità”».

Cosa avrà detto e fatto Gesù per suscitare tanto interesse? La risposta sembra ovvia: quello che gli evangelisti hanno tramandato: l’amore verso tutti, anche verso i nemici; il perdono sempre; la condanna della ricchezza disonesta; la vita che continua dopo la morte…, esattamente quello che viene ripetuto anche oggi nella catechesi, nella predicazione, nei convegni, nei documenti. La risposta invece non è scontata, perché apre necessariamente a un’altra domanda: come mai, oggi, questo messaggio non suscita meraviglia? Perché non sa di novità, ma, al contrario, viene catalogato tra le cose vecchie, da museo?

La risposta esatta, anche se difficile da accettare, va cercata in quel “dato con autorità”. Cosa significa? Al contrario degli agli scribi, che egli smascherava: «legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito» (Mt 23,4), il suo insegnamento era confermato da ciò che praticava. Affermava che nessuno davanti a Dio è impuro? Si faceva toccare dai lebbrosi e da tutti quelli ritenuti impuri. Predicava che Dio perdona i peccatori? Andava a pranzo con i peccatori. Affermava: prima l’uomo e poi il sabato? Guariva di sabato nonostante la rabbia dei farisei. La morte non è la fine di tutto? Richiamava alla vita i morti. Gesù, “il profeta” annunciava la parola Dio, testimoniandone per primo la verità e la bellezza.

È così! Se il vangelo non suscita meraviglia e stupore è perché mancano i profeti.
“Ma come mancano i profeti? Madre Teresa, Oscar Romero, Papa Wojtyla, don Pino Puglisi, Carlo Acutis…”. Manchiamo noi, i profeti piccoli, quotidiani, che diventati profeti in Cristo con il Battesimo, dovremmo vivere la sua parola suscitando meraviglia e stupore. Noi siamo persone per bene, spesso siamo anche proprio brave, però ci manca lo zelo del profeta che sente di dover vivere e predicare la sua Parola là dove gli “spiriti impuri”, indisturbati, la fanno da padroni.

Ma noi mica possiamo fare i miracoli come Gesù? Se potessimo guarire i malati, risuscitare i morti, e scacciare i diavoli…, allora sì.
Mettere pace, combattere il carrierismo e la falsità, diffondere simpatia e solidarietà per i poveri e i deboli dove viviamo e operiamo non sono miracoli? Altroché! E sono miracoli alla nostra portata.

Fonte:https://www.paoline.it/


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