Giovanni Cesare Pagazzi”La reazione dell’Artista”

VI domenica del tempo ordinario (Matteo 1, 40-45)

Levighiamo, arrotondiamo, caramelliamo i sentimenti di Dio. Chissà perché. Eppure, i suoi affetti sono anche ruvidi e spigolosi, come quelli di chi realmente è e vive. Se lo ricordano benissimo i mercanti e i cambiavalute del tempio.

Gesù incontra un lebbroso. Il vangelista evidenzia la reazione del Signore davanti a quel corpo sfregiato dalla malattia. I bei tratti disegnati dal Creatore, plasmando volto e membra, sono deturpati dalla lebbra. I contorni sfigurati, quasi irriconoscibili, perfino repellenti. Un’oscenità da cui si gira alla larga, voltando la faccia dall’altra parte. Sia per paura del contagio sia per ribrezzo.

La versione italiana rende il contraccolpo del Signore con «sentì compassione». È una reazione bellissima, rivelatrice del desiderio di star accanto a chi è tenuto a distanza da tutti. Ma l’originale greco è ben più aspro e angoloso: egli «si adirò». Davanti a quell’uomo rovinato dalla malattia, il Signore ha un accesso d’ira, una detonazione; come se, pur non distogliendo lo sguardo, non sopportasse la vista di quello scempio. Similmente davanti alla tomba dell’amico Lazzaro: Cristo non solo si commosse e pianse, ma «scoppiò in pianto», non riuscendo a contenersi di fronte alla finale sconfitta dell’uomo.

Le reazioni del Figlio di Dio sono quelle di un artista. Pittori, scultori, poeti, musicisti sono gelosissimi della propria opera. Reagiscono con impeto risentito e violento quando la scorgono rovinata da incuria e superficialità, o degradata da vandalismo. Toccati sul vivo, perdono perfino il controllo.

Attenzione a come trattiamo le opere del Signore! Perché sono belle. Perché, altrimenti, la sua reazione potrebbe essere pericolosa.

di Giovanni Cesare Pagazzi

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/