Don Paolo Zamengo”Lebbra “

VI Domenica Tempo Ordinario “B” – 14 Febbraio 2021

Lebbra   Mc 1, 40-45

Gesù si confronta con la lebbra. Non è casuale l’incontro di Gesù con il peccato, “la” malattia che sfigura l’uomo nella sua identità più profonda. Esiste una malattia che non intacca solo la carne deformandone la bellezza ma che costringe chi ne è colpito a vivere distaccato dagli altri, privato delle relazioni fraterne che identificano la verità più autentica della vita. 

L’uomo si ammala di una malattia che lo priva della bellezza che Dio gli ha dato nella creazione. Dio creò l’uomo a sua immagine e gli ha concesso di  vivere la fecondità delle relazioni: “non è bene che l’uomo sia solo”.  Il vangelo di oggi racconta l’incontro di Dio con l’uomo sfigurato dal male. 

L’ episodio non è collocato in un tempo e in uno spazio definiti ma serve all’evangelista per mostrarci il motivo per cui il Figlio di Dio è venuto nel mondo. La guarigione del lebbroso  rivela Gesù come colui che tocca la vita dell’uomo. Il lebbroso è  l’immagine dell’uomo privato della sua umanità. 

Quante volte accade anche a noi di sentirci “lebbrosi”, sfigurati e costretti alla solitudine, alla lontananza dalla compagnia. Eppure questo lebbroso ha una volontà di vita che lo spinge fuori di sé. Ha bisogno di relazioni e  non vuole vivere identificato con la sua lebbra. 

Nel Vangelo di Marco è l’unico malato che prende l’iniziativa di avvicinarsi a Gesù, “venne a lui”, consegnandosi alla sua volontà, “se vuoi, puoi purificarmi”. Gesù è toccato nel profondo e conquistato dalla questa preghiera. 

Gesù “ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse…”. Quattro azioni che riassumono, quasi al rallentatore, la passione di Dio per quell’uomo. Dio è un amore coinvolto. La guarigione è tutta nella volontà di Dio di riaccendere una relazione con lui. 

Gesù è la mano di Dio che tocca l’uomo sfigurato. E il modo di “toccarlo” consiste nell’assumere la sua deformità. Leggeremo il venerdì santo: “Ecco, il mio servo. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi. Disprezzato dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire”. 

Gesù per noi si fa “lebbroso”, toccato dal male che prende su di sé fino a  trovarsi lui stesso nella situazione del lebbroso: “Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti”.  È avvenuto un “misterioso scambio” tra Gesù e il lebbroso. 

Gesù, toccandolo, contrae la sua impurità e gli comunica la sua santità. L’uomo è salvato da un Dio capace di amare fino a prendere su di sé  i lineamenti del volto di chi ama. La guarigione del lebbroso non è un semplice recupero dell’integrità fisica ma è l’incontro con il volto sfigurato di Dio che ama fino a quel punto tutti gli uomini. 

Leggeremo il venerdì santo: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti”.

Il venerdì santo ci rivelerà  cosa ha comportato per Gesù l’aver “toccato l’umanità impura”. E sotto la croce, noi potremo riconoscere e proclamare: “ Davvero quest’uomo è il figlio di Dio”. Risanaci, o Padre, dal peccato che ci avvilisce.  Aiutaci a scorgere nel volto del lebbroso l’immagine del Cristo sanguinante sulla croce, per accogliere il tuo perdono e raccontare ai fratelli la tua misericordia.