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Don Paolo Zamengo”Stare con Gesù nel deserto “

I Domenica di Quaresima

Stare con Gesù nel deserto       Mc1, 12-15

Il deserto è la tappa obbligata se a condurvi Gesù è lo stesso Spirito. Gesù ha appena udito la voce rassicurante del Padre: Tu sei mio figlio!  Ma anche il Figlio viene condotto nel luogo della prova, in una radicale solitudine. Anche lui vive l’esperienza della tentazione, della confusione, del fraintendimento e dei possibili sbagli. 

Il percorso non fa sconti al Figlio di Dio Per questo la sua parola diventerà autorevole  proprio per aver provato sulla sua pelle che esiste un’alternativa. Non è scontato servire Dio. Non sarà facile per nessuno servire Dio. Non è l’unica possibilità. E non è scritto, una volta per tutte, cosa significhi servire e amare Dio.

Se persino Gesù sente il fascino di una possibile deviazione, se anche lui deve scegliere, significa che non è immaginabile una vita senza la prova.  Anche Gesù ha avuto bisogno di un apprendistato alla fedeltà.  Gesù non può annunciare che Dio è vicino, che il suo regno è per noi, se non dopo aver attraversato la prova. Anche Gesù è chiamato a verificare ciò che abita il suo cuore. 

Marco non si ferma sul contenuto delle tentazioni  ricordandoci però che le tentazioni non si evitano ma si attraversano. Senza le tentazioni non c’è salvezza perché, senza tentazione non esiste scelta e senza scelta non c’è libertà.  Nel deserto, Israele era stato costituito popolo eletto. Attraversando  il deserto aveva fatto esperienza della libertà fuggendo dall’Egitto, e nel deserto aveva imparato che la libertà ha un  prezzo molto alto.  

Anche Gesù è tentato di fare come se Dio non ci fosse.  I quaranta giorni ci dicono di un tempo circoscritto ma i vangeli non nasconderanno le altre occasioni  in cui Gesù è di nuovo tentato. Tentato dal potere, egli che era venuto per servire, tentato dal successo per i miracoli compiuti.  Tentato di essere meno esigente quando verrà  rimproverato dai suoi discepoli per il suo linguaggio duro, tentato quando il tradimento e l’abbandono proprio dei discepoli  metteranno in discussione la sua missione.

Nel deserto, accettando di entrarci e di attraversarlo, Gesù impara a stare a contatto con le bestie selvatiche. Le fiere ci sono, non vengono allontanate e il Figlio di Dio impara a starci accanto, senza fuggire da nulla. Il male va  smascherato e dominato. La presenza e la vicinanza di Dio viene annunciata da chi, avendo imparato a stare a contatto con le bestie selvatiche, sceglie di stare nelle contraddizioni della storia, rinunciando a tane e a nidi di sicurezza. 

Forte dell’esperienza del deserto, Gesù si misura con la storia così come è, senza cercare tempi e luoghi protetti ma accettando i luoghi e i tempi della vita normale.  Ha scelto di abitare un tempo e uno spazio  laico, percorrendo le strade di una regione complessa. 

E proprio quando tutto sembrava smentire la vicinanza e la prossimità di Dio, quando più forte era la tentazione di arrendersi, proprio allora Gesù osò annunciare che il tempo era compiuto e che Dio era vicino.  L’evangelista Marco usa un verbo, una parola, che è tutto un programma per  Gesù e per i suoi discepoli: stare. Gesù stava. 

La tentazione è legata proprio a questa parola. Stare viene prima di ogni fare e di ogni dire. È difficile stare, semplicemente stare, stare senza pretendere di essere qualcuno, solo accettando di entrare in una  relazione d’amore. 


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