Don Paolo Scquizzato Commento II domenica di Quaresima

II domenica di Quaresima

Mc 9, 2-10

«La nascita non è la vita; è solo un’opportunità che ti viene data per creare la tua vita» (Osho).
La vita è cammino di trasfigurazione, lento processo di metamorfosi verso la nostra pienezza, il nostro compimento. Come il bruco che giunto al termine della vita non conosce la morte, ma l’estasi: trasformatosi in farfalla scopre d’essere in grado di volare.
La vita ci è data per illuminarci, e la ‘luce che viene da dentro’ ci è data per vivere.
“Sia la luce”, è la prima parola pronunciata da ‘Dio’ nella Bibbia. Per cui la vita diventa processo e impegno di illuminazione, di progressiva emersione dalle tenebre; parto di sé stessi, un continuo partorirsi alla vita.
«Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto» (Rm 8, 22). E noi nella creazione. Ed è questo che è bello, come dice Pietro: è bello partecipare a questo difficile e faticosissimo portarsi alla luce, alla vita, vivere questa vita che va espandendosi, dilatandosi, ma soprattutto vera, perché profondamente nostra. E la bellezza, sappiamo, è sempre una rivelazione dell’amore.
Nessuno potrà farci passare dall’esistenza alla vita se non noi stessi. È un compito tutto nostro, da compiersi anzitutto attraverso un profondo atto di consapevolezza. Occorre sapersi vivi e in espansione; comprendere che abbiamo il compito di portarci alla luce, con la forza che abbiamo, la nostra ‘sorgente interiore’, che non si può abdicare alla nostra ri-nascita. Solo allora sentiremo in noi una voce che dirà: «Questi è il figlio mio».
Sì io sono il ‘figlio suo’. L’amato, il prediletto.
Maggiormente accresco in umanità, più divengo essere divino; più assecondo il mio compito esistenziale di emergere dalla tenebra alla luce, più la voce in me si fa chiara: “Tu sei la mia manifestazione prediletta”.
La creazione intera, noi tutti, ciascuno è manifestazione, rivelazione della divinità, come la materia è manifestazione, ‘solidificazione’ dell’energia. Ne siamo già parte, medesima stoffa, medesima sostanza. Dobbiamo solo prenderne atto, sentircene parte e parteciparvi; un tutt’uno con l’Uno. E nell’Uno uniti all’intera creazione.
Gesù ne prese coscienza appieno: ‘Io e il Padre siamo una cosa sola’.
Ora spetta a ciascuno di noi. E la vita si trasformerà, una lenta e splendida trasfigurazione.
Imparando finalmente a volare.

Fonte:https://www.paoloscquizzato.it/