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Carlo De Marchi”Un invito alla purificazione, non al perfezionismo”

III Domenica di Quaresima

«Egli infatti conosceva quello che c’è nel cuore dell’uomo» (Gv 2, 25). Queste parole del Vangelo di Giovanni concludono il racconto della cacciata dei mercanti dal tempio, e mostrano perché il passo ci viene riproposto nel percorso della Quaresima. Si tratta infatti di una purificazione spirituale che ognuno di noi è chiamato a compiere.

Nel ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni, Giotto rappresenta Gesù che sferza i mercanti nel tempio con gesto solenne e imperioso, e viene guardato con sospetto dai sacerdoti. In realtà la presenza dei venditori di animali e dei cambiavalute non era di per sé un abuso, perché essi svolgevano un compito che era necessario proprio per il culto nel tempio. Un dettaglio della rappresentazione di Giotto è a questo proposito illuminante: sul lato sinistro dell’affresco si vedono due bambini che sono spaventati dalla severità del Signore e si rifugiano tra le braccia di Pietro e di un altro apostolo, che li accolgono teneramente. Uno dei due bambini, in particolare, stringe tra le mani una colomba, cioè proprio uno degli animali che erano in vendita nel tempio.

Gesù non condanna l’azione umana in sé (in questo caso il commercio), ma la pretesa di autonomia da Dio, la centralità che l’uomo nel suo agire dà all’aspetto solo umano, mettendo in secondo piano Dio e l’adorazione a lui dovuta. E Gesù stesso, proprio nel momento in cui esprime con forza quasi violenta la radicalità della chiamata evangelica a dare priorità a Dio, affida agli apostoli il compito di accogliere con tenerezza ogni umana debolezza.

La Quaresima è un invito alla purificazione ma non al perfezionismo. Dio sa bene cosa c’è nel cuore di ognuno di noi, e conosce di prima mano i grovigli che noi uomini e donne di ogni tempo siamo in grado di creare con le nostre fragilità e incoerenze, e con la tanta rumorosa confusione. Per questo ci promette che avremo sempre accanto la compagnia affettuosa e misericordiosa della Chiesa, che ha il compito di accogliere e valorizzare tutto ciò che è umano: «Troppe volte pensiamo che Dio faccia affidamento solo sulla parte buona e vincente di noi, mentre in realtà la maggior parte dei suoi disegni si realizza attraverso e nonostante la nostra debolezza» (Papa Francesco). Una debolezza che la Chiesa accoglie e perdona in particolare nella celebrazione del sacramento della riconciliazione, momento speciale del percorso della Quaresima.

Dio conosce il cuore di ognuno, «con tante cose che vanno e vengono dentro di noi, con tanto movimento e nel contempo con tanta quiete; con tanto disordine e con tanto ordine; con tanto rumore e con tanto silenzio; con tanta guerra e con tanta pace» (san Josemaría Escrivá). E Gesù ci incoraggia a credere che è sempre possibile ricominciare, nonostante e attraverso le tante mercanzie buone e meno buone che ognuno di noi si ritrova nel cuore. Il Maestro che ci insegna il rifiuto radicale all’egoismo e al disordine, allo stesso tempo ci promette che «in tre giorni farà risorgere» tutto il bene che c’è nel nostro cuore che, anche se a volte è un mercato, resta sempre la «casa del Padre mio» (Gv 2, 16).

di Carlo De Marchi

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/


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