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don Marco Pozza”Vendono il sole per comprare una candela”

Nessuno si illuda sul finale: pare sia stato tutto tempo perso. Uscitosene di là, il mercato ha ripreso vita. Somigliavano, i venditori templari, agli ambulanti abusivi che popolano le città: sistemano la merce contraffatta sopra dei teli, poi la presentano bene-bene, pronti ad acciuffare al volo teli e mercanzia qualora la vedetta annunci l’arrivo dei lampeggianti. Puff! Sparito tutto, spariti tutti, là dietro l’angolo, il pilone, là sotto il ponte. Poi, tempo qualche attimo, si rimettono dove stavano prima, a fare le cose di prima: pronti alla vendita, pronti alla fuga, pronti a spacciare per originali merci contraffatte. Tanto sanno che, prima o dopo, ci sarà qualcuno che comprerà, il pesce abboccherà: «La gente non compra per ragioni logiche. Comprano per ragioni emotive» (Z. Ziglar). Sul mercato abusivo del Tempio, Cristo ha avuto lo stesso successo della Polizia con i senegalesi di Castel Sant’Angelo, di viale Condotti: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!» Risultato? Tutto per aria, tutto da rifare.
Tutto come prima: un acquazzone in pieno agosto. E il caldo raddoppia.
In Oriente, Cristo lo sa, i nonni insegnano ai bambini un proverbio: «Non vendere il sole per acquistare una candela». Questo accadeva là dentro: Cristo, senz’ammetterlo, se lo volevano comprare a suon di quattrini, di polli, di arrosti, di pellame e colombe. La fede, già allora, correva il rischio di farsi baratto: “Dio, prendi questo sangue, queste midolla, questa capra: in cambio dammi!” L’idea era quella della Borsa: nella Borsa, ogni volta che qualcuno vende, un altro è lì a comprare, entrambi pensano di essere astuti. Cristo, nel tempio, ha fissato un budget: “Nessun prezzo sulla Grazia!” Loro, venditori d’anime e di colombe, han rigirato la faccenda: “Un budget ci dice ciò che non ci possiamo permettere, ma non ci impedisce di acquistarlo”. Han tirato dritto, Lui ha taciuto. Poi, in privato, ha risposto ai Giudei perchè fosse chiaro a tutti chi era, perchè reagisse così: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere»Mammasantissima: non l’avesse mai detto! Il Tempio, le candele, le pezze di formaggio. Gli incensi, le lotterie, la sagra paesana, i biglietti per Gardaland. Costui, a lasciarGli aperta la bocca, avrebbe azzerato il loro merchandising in quattro e quattr’otto. “Non è permesso che dica queste cose, chi è lui? Queste pietre costano, hanno valore, ci han impiegato stagioni, investito soldi, firmato appalti” Spiegate, a gente così, che la ricchezza non è la pietra ma la cattedrale! Stavano tutti a veder le pietre: “I proventi del Parmigiano andranno per il restauro del campanile” ha scritto un parroco in fondo alla chiesa, vicino a delle forme di Grana Padano in (s)vendita. Era in gioco il destino dei sassi del campanile: il fine e i mezzi. Il solito dubbio.
Non perdette tempo: lasciò il sospetto d’aver perso. Ci tenne, però, a fare sapere che Lui non ci stava, che con Lui quelle cose erano giunte al capolinea. Che se Dio è una madre che ama, l’amore di una madre non si va a comprarlo, barattarlo, mendicarlo. C’è, basta, tuttogratis: punto, a capo. Nessuno Gli dette credito? Và detto, ad essere onesti, che qualcuno iniziò a dare retta al Cristo-fustigatore. Ma solo dopo aver iniziato a vedere dei segni. Tardi perchè Lui si fidasse di loro: «Gesù non si fidava di loro, perchè conosceva tutti. Conosceva quello che c’è nell’uomo» (cfr Gv 2,13-25). Vedendoli ritornare, appena dopo, ai loro posti, non tornò indietro a duplicare il gesto: “Paganini non ripete, signori miei!” Tornerà, la seconda volta, per dire che aveva ragione Lui sui tre giorni lavorativi necessari per rimettere in piedi il Tempio sfakdato. Fatto sta che, d’allora, chi nel Tempio speculava sulle azioni divine gli fece trovare dei chiodi a mò d’avviso. Il che non scompose più di tanto Cristo: sapeva bene che investire con successo significa anticipare le anticipazioni degli altri. Anche in questo li aveva anticipati: sarebbe bastato per capire il suo carattere, la sua (vera) provenienza. Bastava volerlo.

(da Il Sussidiario6 marzo 2021)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo (Giovanni 2,13-25). 


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