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Tonino Lasconi I “no” che dicono “sì”

III Domenica di Quaresima – Anno B – 2021

La cultura dominante del “mai dirsi e dire di no” produce soltanto negatività.

Ormai è da decenni che lo stiamo credendo – o siamo costretti a crederlo – che non bisogna mai dire: “no” a qualsivoglia comportamento, o desiderio, o pulsione, perché si rischierebbe di danneggiare la salute psicologica e per riflesso anche fisica delle persone. Si comincia dai bambini. Guai dire: “no” al piccolino che vuole fare di testa sua, soprattutto se glielo si dice con voce forte e potenzialmente minacciosa: ne sarebbe scioccato e crescerebbe male. Chi non conosce i danni che può procurare in un bambino della scuola primaria una pagella con le valutazioni espresse in numeri? Te lo immagini davanti a un quattro in matematica? Rimarrebbe scioccato. Ed ecco che per evitare simili sventurate evenienze invece dei crudeli numeri la votazione verrà fatta (come è stato stabilito dal decreto legge 104/2020) con quattro diciture molto rispettose, praticamente sfuggenti: 1. in via di prima acquisizione, 2. base, 3. intermedio, 4. avanzato. Lo stesso deciso sbarramento al “no”, in quanto fonte di guai, viene messo in atto per tutte le età e le situazioni della vita.

E i comandamenti di Dio?

Con questa “aria che tira” c’è da rimanere quantomeno perplessi di fronte alla parola di Dio di questa domenica. Si comincia con i dieci comandamenti (oggi chiamati frequentemente “dieci le parole” perché “comandamenti” fa impressione) che sono una lista di no, eccetto il terzo: «Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo» (diventato: “Ricordati di santificare le feste”), e il quarto: «Onora tuo padre e tua madre». Poi si arriva al Vangelo con un Gesù inedito, quasi irriconoscibile rispetto alla tradizionale immagine misericordiosa e bevola. Non soltanto dice: “no” al desiderio dei mercanti di fare affari, ma lo fa in maniera al limite della violenza: «fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”». Ce lo immaginiamo un genitore, un insegnante, una qualsiasi autorità che si permetta un comportamento del genere? Andrebbe a finire in tribunale, o quanto meno esposto al pubblico ludibrio degli esperti convocati in TV, e al massacro sui social, dove sarebbe tacciato di oscurantismo, di medioevo, di fascismo.

La Parola che illumina gli occhi

Siamo sempre alla contrapposizione tra “carne” e “spirito” descritta da san Paolo: «mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio». Non c’è un “no” più del Crocifisso che possa manifestare come esso realmente sia un “sì” e che possa far capire come «ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini». I “no” del Signore non sono privazioni, ma conquiste; non sono sbarramenti, ma aperture: «la legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima; i precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi».

I “no” del Signore sono luce per gli occhi. Bellissimo! E non è nemmeno difficile capirlo. Infatti sembra che lo si cominci a fare dal momento che, mentre si continua ad affermare il “mai dire no”, diventa sempre più forte la richiesta contraria di più forze dell’ordine, più telecamere, più pene severe contro coloro che… lo mettono in pratica. Una buona spinta in questa direzione non ci arriva purtroppo da una presa di consapevolezza che «i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti», ma dalla pandemia che ci sta affliggendo, perché il risultato di coloro che non accettano i “no” si manifesta subito e in maniera eclatante e devastante non come conquista di libertà, ma un danno a se stessi e soprattutto agli altri.

Dio non è un padrone ma un padreI suoi “no” non sono sbarre ma guardrail. La frusta di cordicelle di Gesù, che conosce “quello che c’è nell’uomo” ci stimoli a ricordarcelo e a testimoniarlo con coraggio.

Fonte:https://www.paoline.it/


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