Tonino Lasconi”Aprire spazi di cielo nel nuvoloso presente”

IV Domenica di Quaresima – Anno B – 2021

Nei momenti più difficili e duri aumenta la sensazione di essere stranieri su questa terra.

«Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù», annuncia san Paolo. Attenzione ai verbi! Non dice: “ci farà rivivere”, ma «ci ha fatto rivivere»non: “ci risusciterà e farà sedere nei cieli”, ma «ci ha risuscitato e fatto sedere nei cieli». Quello dell’apostolo è un messaggio tanto straordinario che ci sembra inevitabile interpretarlo al futuro, cioè come a cose che verranno. Ma esse sono al presente ed è così che dobbiamo accoglierle: in Cristo Gesù noi siamo già rinati e già risuscitati.

Cosa comporta questo per noi umili discepoli? Significa che il nostro compito non è quello di accumulare meriti per rivivere e risorgere (diremmo: per andare in Paradiso), ma quello di fare emergere la vita nuova che è in noi (il Paradiso che è in noi).
“Il Paradiso che è in noi? Come si fa a parlare così?”. Lo si fa con le parole di Gesù: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». È una precisazione fondamentale che dà un’impronta diversa a tutta la nostra vita, e concretamente al nostro cammino quaresimale. Se vogliamo approfondire il nostro andare verso la Pasqua, non possiamo farlo con qualche preghiera o qualche “penitenza” in più, ma portando dentro la vita di ogni giorno qualche “spazio di cielo”, cioè di quelle cose che san Paolo definisce: «di lassù», perché impastate di amore di Dio. Purtroppo le “penitenze”, le piccole “rinunce” (i fioretti si diceva una volta) non dobbiamo andarceli a cercare. Ce li offre la realtà. Da un anno siamo dentro a questa pandemia che delude sempre tutte le nostre previsioni che essa possa finire, e le attenzioni che dovrebbero servire a sconfiggercela. Chi si sarebbe aspettata un’altra Pasqua vissuta in mascherine, a distanza, e l’angoscia di tante persone che continuano ad ammalarsi e a morire?

Il «ci farà rivivere» e il «ci ha risuscitato e fatto sedere nei cieli» ci chiede e ci impegna a seminare in questa situazione così oscura e nuvolosa tutti gli spazi di cielo possibili: testimoniare che in Cristo Gesù siamo rinati a vita nuova, che in lui siamo risuscitati, affrontando la vita – anche quella carica di difficoltà inedite come quella attuale – da figli della luce e capaci di dare luce con le «opere buone che Dio ha preparato perché in esse camminassimo».

L’impegno è troppo pesante per le nostre spalle? Lo sarebbe se non ci fosse accanto il Signore, anche quando non lo sentiamo o addirittura dubitiamo che si interessi di noi. La prima lettura di questa domenica, ci offre un esempio straordinario di come il Signore ci stia sempre vicino, anche se, secondo il suo stile, in modo imprevedibile e straordinario. Quando l’esilio in Babilonia ormai sembra irreversibile, un re pagano si sente comandato a rimandare i Giudei a Gerusalemme e con parole profetiche ordina: «Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!».

«Salga!». Come tanti altri personaggi della Bibbia, Ciro non poteva conoscere il senso vero e profondo di quello che diceva, cioè che Gerusalemme non è soltanto una città, ma il simbolo della vita nuova, della vita risorta, quella che sta sempre più in alto di dove siamo arrivati. Perciò bisogna salire.

Il salmo di questa domenica, ci fa pregare: «Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre». È forse il salmo più universalmente conosciuto, che ha ispirato artisti di ogni tipo, come accade quando l’autore scova una verità che tutti abbiamo dentro senza saperla esprimere, e perciò sentiamo nostra quella di chi è riuscito a farlo. In questo caso la parola di Dio. Per quanto stiamo bene su questa terra, non riusciamo mai a cancellare del tutto la sensazione che il nostro posto definitivo non sia qui. Perciò dobbiamo tornare. Dobbiamo salire. Non con la nostalgia, ma seminando in questa terra straniera pezzi di patria, pezzi di cielo.

Fonte:https://www.paoline.it/