P. Fabrizio Cristarella Orestano Commento V Domenica di Quaresima

QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA

Ger 31,31-34; Sal 50; Eb 5,7-9; Gv 12,20-33

In questa quinta domenica di Quaresima, alla vigilia della Grande Settimana che inizierà domenica prossima, la liturgia della Chiesa fa risuonare un oracolo celebre di Geremia; uno dei grandi vertici della Prima Alleanza, una delle punte di diamante della grandezza spirituale del Primo Testamento; è l’annunzio di un nuovo patto che avrà come scena il profondo dell’uomo; un’alleanza fatta di presenza, di conoscenza e di misericordia… un patto ed una legge scritti nella carne dell’uomo, nel profondo di lui; questo testo è così grande che Gesù lo cita durante la Cena quando alza la coppa del vino «calice della nuova alleanza» (Lc 22,20); l’autore della Lettera agli Ebrei cita integralmente queste parole di Geremia nella più lunga citazione veterotestamentaria del Nuovo Testamento (cf. Eb 8,8-12)… un’alleanza nuova che è quella definitiva, ultima, che compie la prima e la conduce oltre l’immaginabile.

            La fonte di questo nuovo patto che si instaurerà nel cuore dell’uomo ci è mostrata dallo straordinario testo giovanneo che oggi si proclama; siamo condotti allo scoccare dell’ora di Gesù. Di quell’ora attesa per tutto il racconto di Giovanni, nel quale più volte si era detto che «non era giunta l’ora» (fin dalle Nozze in Cana, cf. 2,4, ma anche in altri momenti, per esempio in 7,30). Gesù si rende conto che è giunta l’ora perché vengono a cercarlo alcuni greci, dei pagani; nel tempo dell’intertestamento era chiara una cosa, e Gesù stesso ne ha coscienza: quando i pagani fossero venuti a cercare il Messia, quella sarebbe stata l’ora del Messia. Gesù ormai ha compreso che cosà sarà quell’ora, sarà ora di dono totale di sé, sarà ora di perdita di sé, sarà ora di offerta… Gesù ne proclama la verità consegnandoci la straordinaria parola sul chicco di grano. Una storia semplice e trasparente quella del chicco di grano: si perde nei solchi oscuri della terra e sembra soffocare e marcire per sempre in una morte che pare irrimediabile, ma quando tutto questo sembra scontato, ecco lo stelo verde prima e la spiga colma di chicchi dopo. È il paradosso grande dell’Evangelo: da un lato il morire, il perdere la vita, dall’altro il produrre frutto abbondante di vita!

            Gesù teme quell’ ora, all’arrivo dei greci trasale di paura; nel racconto di Giovanni qui avviene quel che nei Sinottici avviene al Getsemani; dopo il riconoscimento dell’ora Gesù esclama: «Ora l’anima mia è turbata e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora?». Accetta però quell’ora con la sua cruda realtà perché sa di essere venuto a narrare Dio proprio attraverso quell’ ora di amore estremo, fino al sangue; attraverso un sì alla storia che non pretenda esenzioni e se la storia presenta la croce quella strada va percorsa fino in fondo. Accetta di essere innalzato… cosa sarà quell’ innalzamento? La croce? Certo! La risurrezione? Certo! Il ritorno al Padre? Certo! È il mistero pasquale nella sua interezza in cui il Figlio renderà visibile, a chiunque a Lui volgerà lo sguardo (cf. Gv 19,37), il vero volto di Dio, quel volto che attirerà tutti! In alcuni antichi codici e in un famoso papiro c’è una variante interessante di questo detto sull’innalzamento: «Quando sarò innalzato da terra attirerò a me tutte le cose». Cioè? Verso la croce di Cristo confluisce tutto il creato, tutto l’essere! Lì tutto trova senso, tutto! Dall’uomo a tutte le cose del creato. Paolo scriverà (cf. Rm 8,19-21): «La creazione attende con impazienza di essere liberata dalla corruzione».

            Essere attratti da Lui!

            Non solo perché in Lui c’è senso e c’è vita ma anche per essere attratti sulla sua stessa via di dono totale. Infatti Gesù ha detto: «Dove sono io, là sarà anche il mio servo».

            Se allora siamo suoi discepoli, se lo abbiamo scelto come Signore e senso della nostra vita come non essere con Lui in questo dono, come non essere con Lui nella logica del chicco di grano?

            È una logica costosa, ma non possiamo volere di essere altrove …

            Entriamo nella Settimana Santa attratti da Lui, disposti a seguirlo e di fare di noi un’offerta pura, santa e gradita a Dio per la salvezza del mondo!

            Così, solo così, saremo dove è Lui, il Signore!  Che l’Innalzato ci attragga!

P. Fabrizio Cristarella Orestano

Eugene Delacroix (1798-1863), Cristo in croce (1845), Rotterdam, Museum Boijmans Van Beuningen

Fonte:http://www.monasterodiruviano.eu/