don Lucio D’abbraccio”Impariamo ad essere chicchi di grano”

Commento al Vangelo della V Domenica di Quaresima Anno B (21 marzo 2021)

Impariamo ad essere chicchi di grano

L’ora della passione di Gesù è ormai vicina, e così egli sale a Gerusalemme per celebrare la sua ultima Pasqua. L’evangelista annota che lì, nella città santa «tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci», cioè dei non-giudei, dei pagani provenienti dalle genti. Costoro desiderano vedere Gesù, però non osano accostarsi a lui direttamente, ma si rivolgono a Filippo, un discepolo dal nome greco, originario di Betsaida di Galilea, villaggio abitato anche dai non-ebrei… lo stesso Filippo si mostra esitante a favorire questo incontro, e si rivolge ad Andrea; insieme, poi, si recano da Gesù. A questa loro richiesta, scrive Giovanni, Gesù risponde: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato». La risposta, all’apparenza, è strana. I due apostoli non comprendono! Ma Gesù sa benissimo che l’ora della Passione, l’ora della prova, l’ora del sacrificio, è vicina. A tal proposito Gesù racconta una similitudine: quella del chicco di grano. Egli dice: «se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». L’immagine del chicco di grano, che è lui stesso, gli serve per trasmettere un insegnamento ai suoi discepoli.

Come un chicco di grano, egli è caduto in terra nella sua passione e morte, è rispuntato e ha portato frutto con la sua risurrezione. Il «molto frutto» che egli ha portato è la Chiesa che è nata dalla sua morte, il suo Corpo Mistico. Noi formiamo con Cristo, grazie al battesimo, come una sola spiga; san Paolo dice «un solo pane» (cf 1Cor 10,17). Il pane che consacriamo sui nostri altari e che riceviamo nell’Eucaristia viene tutto da quel chicco di grano caduto in terra che è Gesù.

Tutta l’umanità è risorta da morte con Cristo, non solo noi battezzati, perché egli è morto per tutti, tutti sono stati da lui redenti. Il brano del Vangelo, infatti, si conclude con queste significative parole di Gesù: «io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».

Ebbene sì, Gesù legge nella morte di croce la propria gloria, e ciò lo porta ad affermare che «chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna». Cadere in terra e morire, non è dunque solo la via per portare frutto, ma anche per «salvare la propria vita», cioè per continuare a vivere! Che succede al chicco di grano che rifiuta di cadere in terra? O viene qualche uccello e lo becca, o inaridisce e ammuffisce in un angolo umido, oppure viene ridotto in farina, mangiato e tutto finisce lì. In ogni caso, il chicco, come tale, non ha seguito. Se invece viene seminato, rispunterà, conoscerà il tepore della primavera e il sole dell’estate. Conoscerà una nuova vita!

Ciò significa che se l’uomo non passa anche lui attraverso la trasformazione, ossia, se non accetta la croce, ma rimane attaccato al suo egoismo, tutto finirà con la sua morte. Se invece crede e accetta la croce in unione con Cristo, allora gli si apre davanti l’orizzonte dell’eternità.

Il brano del Vangelo, inoltre, ci offre indicazioni preziose per la nostra vita di credenti. Abbiamo ascoltato che Gesù dice: «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà». Ciò significa che se vogliamo essere autentici discepoli di Gesù, dobbiamo seguirlo sulla via della croce, come su quella della gloria, sulla via faticosa dell’impegno quotidiano, come nei momenti di gioia.

Ed infine l’evangelista annota il turbamento di Gesù al pensiero della propria morte imminente: «Adesso l’anima mia è turbata». Però Gesù reagisce a questo turbamento mostrando una fede salda: «che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Anch’egli, dunque, ha  avuto paura, timore, però ha accettato la sua «ora» di umiliazione alla quale non si è sottratto. Gesù è profondamente convinto che la fecondità della sua vita passi attraverso la passione e la morte, anche se la sua è una morte ingiusta… Ed ecco che la risposta di Dio, annota l’evangelista, non si fa attendere: «Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». Sì, la parola del Padre mette un sigillo su Gesù: la gloria del Padre riposa su di lui in modo particolare nell’ora della passione. E Gesù mostrerà la gloria di Dio che opera nella sua vita, in un solo modo: «amando i suoi fino alla fine» (cf Gv 13,1).

E allora, siamo disposti anche noi ad identificarci con il chicco di grano caduto a terra? Siamo disposti a prendere ogni giorno la croce? Siamo disposti a rimanere fedeli a Cristo? L’immagine del chicco di grano è un’immagine semplice e quotidiana, ma capace di accompagnare e ispirare la nostra vita, fino alla fine. Sostiamo in contemplazione e in preghiera davanti al Crocifisso e troviamo la forza, che lo Spirito ci dona, per scelte coraggiose. 

Fonte:https://donluciodabbraccio585113514.wordpress.com/