Wilma Chasseur”PERCHE’ GESU’ ENTRA SU UN ASINELLO?

Domenica delle Palme



Domenica delle Palme: prima del Vangelo della Passione c’è quello dell’entrata messianica di Gesù a Gerusalemme e vorrei soffermarmi su questo perché la Passione non è da commentare ma da contemplare, adorando in silenzio, lasciandoci trafiggere il cuore.
Una tradizione rabbinica dà molta importanza all’asinello che Gesù ha fatto requisire per sé da due discepoli, per entrare in Gerusalemme. Tutti i grandi della Storia, re o imperatori che fossero, a partire da Alessandro Magno, entrarono nel paese conquistato, a cavallo di potenti destrieri trionfanti e vittoriosi. Gesù non sa che farsene di un cavallo, ha bisogno di un asinello sul quale nessuno sia mai salito. Perché? Ma per il semplice fatto che è venuto a liberarci dai nostri vari mali, peccati e tradimenti. Gesù ha bisogno dei nostri asini traballanti e non di cavalli scalpitanti. E’ venuto a liberarci dalle nostre traballanze, se non gliele diamo e ci presentiamo a Lui come cavalli scalpitanti, non ne saremo mai liberati, ce le terremo in saecula saeculorum. Gesù non entra nella nostra vita dalla porta d’ingresso, ma dalle feritoie dei nostri tradimenti, come ha fatto con Pietro dopo che ha versato lacrime amare di pentimento. Entra umile e mite nel nostro Egitto per liberarci dalle nostre varie schiavitù.
L’Altissimo può solo scendere
Dio è l’Altissimo che abita nei cieli eccelsi e nelle somme altezze, quindi non può far altro che scendere. E questo scendere diventa condiscendenza. Mentre noi è solo dal fondo che possiamo guardare verso l’alto, finché siamo sul nostro cavallo scalpitante guarderemo sempre dall’alto in basso. E in basso, Dio che è l’ altissimo, non si vede proprio. Finché ci sentiamo salvi grazie alle nostre prodezze, il Signore dovrà trovare una via di Damasco dove sbalzarci da cavallo. Per farci incontrare la sua misericordia dovrà rivelarci la nostra miseria: è quello che vuole. E’ venuto non per i sani, ma per i malati e non per chi è già salvo ma per i perduti. Dobbiamo dargli ciò che dev’essere salvato e redento, altrimenti non lo consideriamo né salvatore, né redentore.
Eccovi una bella riflessione di Don Tonino Bello:
La gioia della Pasqua
“Coraggio fratello che soffri c’è anche per te una deposizione dalla croce. C’è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un cuore dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà finalmente, tutto il dolore che ora ti sembra assurdo.
Coraggio, mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori e il sole di Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga. E sconfiggerà il nostro peccato, frantumerà le nostre paure e ci farà vedere le tristezze, le malattie i soprusi e le prove dal versante giusto: quello del “terzo giorno”. Da quel versante le croci sembreranno antenne, piazzate lì per farci udire la musica del Cielo. Le sofferenze del modo non saranno per noi i rantoli dell’agonia, ma i travagli del parto. E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d’ora lo spuntare dell’alba di un nuovo giorno”.

WILMA CHASSEUR

Fonte:http://www.incamminocongesu.org/