Francesco Cosentino Di fronte a quel Dio“deludente” inchiodato alla nostra vita per sempre

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Mentre tutti si aspettano un Messia forte, trionfante e vittorioso, immagine di un Dio potente, Gesù entra a Gerusalemme cavalcando un puledro, figlio d’asino. Un Dio diverso da come è stato immaginato e da tutte le proiezioni che su di Lui erano state costruite, mentre compiva prodigi per le strade di Galilea.

Al centro del dramma, che si consuma in poche ore a Gerusalemme durante la festa di Pasqua e che oggi riviviamo in questa Domenica delle Palme, c’è la delusione. È deludente il Dio dell’umiltà, che usa la mitezza per disarmare le forze del male; è deludente il Dio fragile, che non interviene con forza e braccio teso per trasformare le cose ma si affida al potere dell’amore e si appella alla mia libertà e al mio desiderio di cambiare; è deludente il Dio che abita le piccole cose nascoste dentro le nostre giornate più grigie, mentre noi lo cerchiamo in segni straordinari del cielo. Questo Dio che ha piantato la sua tenda nella fragilità della carne e delle cose, che sono chiamato a scoprire vivo e presente nel volto dei fratelli e a non rinchiudere nelle mie preghiere, che mi rimanda con coraggio nel mondo e in tutte le situazioni della mia vita senza sostituirsi al posto mio, che mi chiama a essere segno, in tutto, di amore, di accoglienza, di perdono, di povertà, è fondamentalmente un Dio scomodo. Un Dio “deludente”.

Il dramma è questo: una folla che prima lo applaude, lo loda, agita per lui le palme della vittoria e, poche ore dopo, quando comprende che l’unico modo in cui Dio vince è correre il rischio dell’amore, lo abbandona e grida “Crocifiggilo”. E davanti a questo racconto della Passione, forse anche noi oggi siamo chiamati a chiederci: e io, oggi, nella mia vita, dove sono in questo racconto?

Entriamo nella Settimana Santa con questa domanda nel cuore. Contemplando la Croce, il Dio che muore d’amore per noi e ci chiede di spalancare le braccia alla vita come Lui e di essere appassionati come Lui verso noi stessi ma anche verso ogni fratello o sorella che incontriamo nel cammino, possiamo chiederci dove siamo in questo momento. Se nei confronti di Dio abbiamo solo entusiasmi passeggeri ed emotivi, per poi abbandonarlo un attimo dopo; se l’impegno di seguirlo ci spaventa e sotto la croce scappiamo anche noi per paura; se abbiamo elevato a nostro idolo il potere e un Dio umile, povero e fragile ci è di scandalo; oppure se, pur nella fatica quotidiana, accogliamo il mistero che da quella Croce si svela e cioè che il segreto di una vita riuscita e felice è l’amore: l’amore che si dona, che si impegna, che costruisce il bene, che fa la felicità dell’altro, che spezza ogni forma di violenza, che libera e guarisce.

Questo amore possiamo impararlo solo se lo accogliamo dalla Croce. Solo guardando a quel Dio “deludente” inchiodato alla nostra vita per sempre.

di Francesco Cosentino

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