Don RICCARDO PINCERATO”Cavoli, ha mangiato!”

III Domenica di Pasqua (Anno B)  (18/04/2021)

“Cavoli,  ha mangiato!”: è una delle cose che ci capita di dire dopo una cena tra amici. Un modo per dire che l’ospite ha apprezzato la cena, o che è di buona forchetta, o un modo come un altro per dire che è stata una bella serata in compagnia.

Possiamo dirlo anche per Gesù con gli apostoli! Di fronte all’incredulità e alla gioia degli apostoli nel vedere il Maestro, vivo e presente in mezzo a loro, Lui cosa fa? Chiede da mangiare Chiede da mangiare. Mostra tutta la sua concretezza perché la troppa gioia ha reso gli apostoli increduli. Solo dopo averlo visto mangiare, sembra che gli apostoli si dicano l’uno all’altro: “cavoli, ha mangiato! È Lui, è il Maestro, è  reale, non è un fantasma!”. Solo nel vederlo mangiare gli apostoli trovano pace.

La pace è QualcunoLa pace che porta Gesù, però non è una situazione. Non è uno stato d’animo e certamente non è solo una situazione politica. La Pace è Qualcuno. Quel Qualcuno che diventa prezioso nei momenti di difficoltà, quando il peso supera le nostre forze e viene spontaneo rivolgersi al vicino, all’amico, al fratello per chiedergli: “dammi una mano!”.

L’incontro col Risorto apre; apre il cuore, la mente e la parola

Il cuoreIl cuore perché ti fa toccare con mano la gioia del sentirsi amati. 

La menteLa mente perché ti dà la possibilità di comprendere le Scritture, di riconoscere come nella tua vita la Parola non è un fattore esterno. La tua vita, la nostra vita è intrisa della Parola di Dio. È intrisa di Vangelo, di buona notizia che spesso però facciamo fatica a riconoscere e riscoprire in atto. Lo sconforto e la chiusura nascono nel sentirci soli. Il tempo di Pasqua però è il tempo buono per riconoscere che la paura, la disperazione, la mancanza di un futuro, di un progetto, di una passione, di un desiderio per la nostra vita, per le nostre comunità, non sono l’ultima parola.

Possiamo davvero credere e fare esperienza di un Dio che cammina al nostro fianco. Un Dio che ci toglie dall’anonimato e dalla paura dell’immobilismo per rimetterci per via con uno slancio nuovo. Cristiani, quelli della via, capaci di portare nella loro quotidianità una parola di conforto e di perdono. Il perdono e l’amore sperimentato col Risorto diventano la testimonianza più bella che possiamo portare nella nostra vita. 

La parolaL’ incontro col Risorto apre alla Parola: per essere vero incontro non può lasciarci indifferenti. Non ci può tenere chiusi in casa, non ci può far respirare aria di chiuso, di muffa, di stantio. È il tempo di una nuova primavera. Prima di tutto, una primavera da respirare a pieni polmoni nella nostra vita personale. Da lì, carichi dell’ossigeno buono che è Cristo, non temere di sognare e di aprire le finestre e le porte delle nostre comunità. 

È dalla fiducia nel Risorto e nell’uomo che possiamo pensare nuove strade dove essere testimoni della gioia del banchetto. Quel banchetto dove possiamo sentirci sazi di comunione. Quel banchetto dal quale possiamo alzarci dicendo “cavoli, se ho mangiato!”.

Come diceva Virginia Woolf: “Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si ha mangiato bene.”