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Tonino Lasconi”Vivere da testimoni”

III domenica di Pasqua – anno B – 2021

Testimoniare la fede nella risurrezione vivendo da risorti nel Risorto.

Sera di Pasqua. Gli Undici e «quelli che erano con loro» sono chiusi in casa per paura dei Giudei. Angosciati per ciò che è successo a Gesù, temono per quello che potrebbe capitare a loro. Sono anche frastornati, perché aumentano coloro che affermano di aver visto il Maestro vivo, come i due discepoli tornati «senza indugio» da Emmaus dopo averlo riconosciuto «nello spezzare il pane». Mentre i racconti rimbalzano tra speranza e timore, Gesù, improvvisamente “sta” in mezzo a loro. Non arriva, non entra, non scende, non compare: “Sta” («stette in mezzo a loro»). È presente come fino a pochi giorni prima; come nei tre anni di viaggi, di discorsi, di segni straordinari, di momenti d’intimità e amicizia. “Sta”, come se la terribile morte in croce non avesse cambiato niente. Quando i discepoli hanno iniziato a prendere consapevolezza di non essere davanti a un fantasma – Gesù fa di tutto per rassicurarli: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate», chiede una porzione di pesce e la mangia davanti a loro – arriva la consegna: «Di questo voi siete testimoni». “Di questo”, cioè che ciò che annunciavano le Scritture: «il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme», si è realizzato.

A distanza di cinquanta giorni la consegna, «di questo voi siete testimoni», fu accolta ufficialmente dagli apostoli, quando, scossi dallo Spirito Santo e usciti allo scoperto, per bocca di Pietro avevano solennemente dichiarato: «Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni» (At 2.3). Lo stesso apostolo, ormai riconosciuto come colui che teneva in mano “le chiavi” della nuova comunità, dopo aver guarito lo storpio (At 3,1-10) e aver gettato i capi del popolo e i sommi sacerdoti nella rabbiosa sensazione che la crocifissione del Galileo non fosse servita a niente dal momento che i suoi discepoli lo stavano facendo rivivere, lo ripeterà, proclamando «a tutto il popolo fuori di sé per lo stupore: “Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni”».

Ma cosa significa essere testimoni del risorto?

Sicuramente non vuol dire che basta dichiararsi tali. Se fosse così saremmo a posto, perché è una delle affermazioni più ripetute nelle prediche, nei documenti e nei convegni. Non basta nemmeno comportarsi da brave persone. È necessario risorgere con lui, inserendosi nella sua vita di risorto (questo fa il Battesimo) e vivere da risorti. Cioè? È San Paolo a darci le dritte: «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3,1-2). Le cose di lassù, che non sono le cose campate per aria, quelle del paradiso che verrà, ma quelle che compongono la nostra quotidianità, vissute con la consapevolezza che sono provvisorie, perché troveranno pienezza oltre e dopo l’orizzonte terreno, ancora secondo le parole di san Paolo: «Quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente» (1Cor 7,29-31). Che non sono un invito a svalutare la vita, ma a viverla in verità e saggezza con la consapevolezza che essa è un viaggio per il quale è determinante portare con sé soltanto ciò che serve, perché le tristezze, le sofferenze, le angosce, le ingiustizie, le ansie nascono quando, non gettando lo sguardo oltre l’orizzonte terreno, si scambia per definitivo ciò che è provvisorio.

Fonte:https://www.sullastradadiemmaus.it/


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