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DON MATTEO CASAROTTO”Pastori, noi bisognosi di guida”

IV Domenica di Pasqua (Anno B)  (25/04/2021)

Abbiamo tutti bisogno di essere guidati

Noi siamo fasci di bisogni e desideri, che s’intrecciano e si aggrovigliano. Non saremmo noi senza i bisogni e i desideri che ci accompagnano.

Non ci è facile confidarli, i bisogni e i desideri: confessarli significa riconoscere la nostra povertà, il nostro non essere autosufficienti, il nostro non bastare a noi stessi.

Tra tutti i bisogni e i desideri che ci attraversano, ce n’è uno che forse ammettiamo meno volentieri: il bisogno di essere guidati, di avere un riferimento. Ne parliamo a denti stretti, perché non ci sembra un atteggiamento da adulti. È il bambino che deve essere guidato; l’adulto, invece, si arrangia. Ma, a dispetto di questo, il bisogno di un riferimento ci accompagna. Ostinatamente.

Potremmo leggere questo bisogno semplicemente come un limite, un segno di immaturità. Oppure come una finestra: una breccia nella nostra presunzione di farcela da soli, un varco dal quale il Signore può entrare nella nostra vita.

Io sono il buon pastore. (Giovanni 10,11.14)

“Io sono con te per guidarti”, ci dice oggi il Signore. Per carità, l’immagine del pastore non ci è familiare tanto quanto agli interlocutori di Gesù. Essa però ci dice che il Risorto non ci guida come un faro, come qualcosa di immobile e fermo: egli invece cammina in mezzo a noi come Pastore, partecipa dei nostri slanci e delle nostre fatiche. Si offre perché in noi che lo seguiamo germini la vita: “Il buon pastore dà la propria vita per le pecore” (Giovanni 10,11).

Siamo tutti pastori di un pur minimo gregge

Se diventare grandi significa crescere nella responsabilità, vuol dire che siamo chiamati a diventare anche noi “pastori”, riferimento per le persone che abbiamo accanto. Introducendo l’immagine del mercenario, la parola del Vangelo ci pungola.

Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. (Giovanni 10,12-13)

A chi assomigliamo noi adulti? Al mercenario che non si sente responsabile, o al Pastore buono che offre vita? La consapevolezza dei nostri bisogni non può essere una giustificazione per giocare al ribasso, per vivere da “mercenari”. Se ci lasciamo condurre dal Pastore, ci scopriremo capaci di dirci l’un l’altro: “A me tu importi”.

Siamo tutti pastori di un pur minimo gregge, la nostra famiglia, gli amici, coloro che si affidano a noi. A loro ripetere: tu sei importante, tu incontro di un giorno o di tutta una vita, tu mi importi. (E. Ronchi)

Abbiamo tutti bisogno di essere guidati. E siamo tutti pastori di un pur minimo gregge.


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