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Don Paolo Zamengo”Le trame del lupo e la voce del pastore”

IV Domenica di Pasqua – 25 aprile 2021

Le trame del lupo e la voce del pastore    Gv 10, 11-18

Ho desiderato per qualche tempo unirmi ai beduini del deserto per capire fino in fondo l’immagine del buon pastore. Ho visto, quando sono stato in Palestina, nascere e maturare  tra il pastore e il gregge una grande sintonia.  

Giorni e notti vissuti insieme, a osservarsi senza nessuno intorno. Il pastore conosce tutto di ogni pecora e le pecore imparano dalla sua voce i segni del richiamo quando le convoca a sé o le sospinge al largo.

Noi rifiutiamo il paragone con il gregge nonostante che spesso ci lasciamo convincere da persuasori occulti e ci accodiamo passivamente, preoccupati solo di non perdere il passo con la moda. Parliamo e ragioniamo per slogan e il più comune è “così fan tutti” o “chissà cosa dirà la gente”. È  proprio questa la nostra follia!

Nel antico testamento il ruolo di pastore veniva dato a chi era ritenuto degno di autorità, re o profeta. Gesù riprende l’immagine del pastore per descrivere il suo rapporto con l’umanità. È il paragone più disarmante che Gesù ha usato. Pastore non re. 

Accanto all’allegoria del pastore compare quella del mercenario. Gesù pastore supera ogni aspettativa e fa qualcosa che nessun altro, per quanto buono, sarebbe disposto a fare: dà la sua vita per le pecore. Alle pecore non chiede nulla, ma dà.

Nel vangelo di oggi i personaggi in campo sono diversi: il gregge, il lupo, il pastore e il mercenario. Il gregge è minacciato costantemente dal lupo. Il pastore lo sa e rimane guardingo a proteggerlo. Il mercenario invece mette in salvo solo se stesso. 

Il pastore vive accanto al gregge come missione e responsabilità.  Al mercenario non importa la vita delle pecore. Da una parte la vita è servizio, dall’altra la vita antepone il proprio vantaggio e la propria incolumità. Il pastore è per le pecore, per il mercenario le pecore  sono per il suo profitto. 

Da che parte arriva il lupo?  Non sempre da fuori né da lontano. Talvolta il lupo vive mimetizzato all’interno  del gregge stesso. La più grave minaccia per le pecore è di essere sfruttate e manipolate. Questo accade quando si fa del servizio uno sgabello per il proprio prestigio. Il lupo più pericoloso è il pastore malvagio che vive in funzione di sé.

Anche il buon pastore è interessato ma a difendere la vita delle sue pecore. Far parte di questo gregge preserva dall’anonimato. “Conosco  le mie pecore ed esse conoscono me”. Il buon pastore si preoccupa  infinitamente di te, più che dei pascoli e dell’acqua. Il pastore è vero perché compie il gesto più regale e potente: dà la sua vita,  la dona, ce la offre.  

Noi siamo “suo popolo e gregge del suo pascolo”, a volte ci smarriamo e dimentichiamo la strada di casa, quella dove il Pastore ci aspetta per la festa. Per questo non si stanca di chiamarci, di cercarci e di radunarci nel suo amore. Il Pastore  ci ama così come siamo, fragili e smarriti.  

Sì, il mio nome è scritto nel palmo della sua mano, un segno indelebile ed eterno: è il segno che io sono suo figlio, che tu sei suo figlio per sempre.  E lui è il nostro pastore perché dare la vita è il mestiere di Dio. 


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