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DANIELE PRESSI”L’amore è… capovolto! “

V Domenica di Pasqua (Anno B) (02/05/2021)

Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. (Giovanni 15,1-8)

Il Ginko Biloba

È una sola cosa viva,
che in se stessa si è divisa?
O son due, che scelto hanno,
si conoscan come una?
– Goethe, Ginko Biloba

Gingko Biloba

Il brano del vangelo che questa domenica ci consegna è anche uno di quelli proposti per il rito del matrimonio. Credo che il vero miracolo dell’innamorarsi, del costruire una coppia, stia nel fatto che progressivamente… si invertono i termini! Inizialmente si porta l’altro nel cuore: è la magnifica sensazione di scoprire che per una persona sei speciale e, sì, questo ti fa bene, di questo devi prenderti cura, a questo devi corrispondere. La vera, stupenda sorpresa è però quando ti rendi conto che è il cuore dell’altro a portarti. Perché si prende cura delle tue fragilità, abbraccia i tuoi limiti, perdona i tuoi sbagli.

È allora che l’amore comincia ad avere un sapore diverso. È allora che ti accorgi che il TUO amare è molto meno tuo di quel che pensavi, perché è fatto di riconoscenza, di stupore, di risposta. “E dimentica di esserci quando dici che ami”, scriveva in una poesia Jan Twardowski. E com’è possibile, finché non provi la bruciante e, al contempo, rigenerante sensazione di essere niente di fronte alla bellezza del cuore dell’altro?

Solo allora, credo, si può osare di pensarsi come una cosa sola, senza fusioni e senza illusioni. Osare la follia della foglia di Ginko Biloba: due foglie che si pensano una, nel reciproco scoprirsi portati dal cuore dell’altro.

Io vite, voi tralci

Credo che la stessa inversione debba avvenire in noi, che diciamo di credere nel Signore. Hanno continuato a dirci che abbiamo Gesù nel cuore. Forse è giunto il momento di scoprire che, molto più, siamo nel suo di cuore!

Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. (1 Giovanni 3,19-20)

albero capovolto

Siamo sempre molto preoccupati dei frutti: voler bene, non peccare, essere felici, sentire di vivere per qualcosa che ci dia gioia vera. Scordando tutto ciò che conta davvero: di nutrirci della linfa buona di chi già si è dimenticato di esserci per dire che ci ama. Di colui che “svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo” (Fil 2,7), per far posto a noi. E che non dà molto peso al fatto che i tralci si sentano da poco. Perché nel loro sentirsi niente, con tutto da ricevere, con solo da ringraziare possono iniziare ad amare. Restando in Lui: Vite a cui innestarci, perché Albero di Croce.

L’uomo è un albero capovolto: ha le radici in cielo e i frutti in terra.


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