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Don Paolo Zamengo”prodigio della linfa “

V Domenica di Pasqua (Anno B) (02/05/2021)

prodigio della linfa         Gv 15,1-8

Avevo sempre pensato che Dio fosse il padrone del campo, il contadino infaticabile, abile e fiducioso. Ma oggi Gesù afferma qualcosa di nuovo: “Io sono la vite, voi i tralci”. 

Il vignaiolo si è fatto vite, il seminatore si è fatto seme, il pastore è porta, il vasaio argilla, il Creatore creatura.  

Dio è in me non come padrone ma come linfa vitale. Dio è in me come radice delle mie radici, perché io sia  imbevuto di Dio. Nelle mie vene scorre il sangue di Dio. 

All’inizio della primavera il vignaiolo attende che la linfa risalga misteriosamente lungo il tronco, si affacci alla ferita del tralcio potato come una goccia, come una lacrima. 

La linfa vitale sale dalla radice del mondo a un misterioso segnale della terra e del sole e in alto prepara la corteccia che sembrava morta d’inverno e la incorona di fiori e di foglie.  E con un miracolo che ci sorprende sempre trasforma il calore del sole in profumo e il buio della terra in colore e sapore.

La linfa, quella goccia d’amore che tante volte ho visto tremare sulla punta del tralcio, è l’umile immagine di Dio e mi  racconta che il suo amore attraversa il mondo e risale lungo i ceppi di tutte le vigne e della vita di tutti.   E questo suo amore ha fatto fiorire perfino le mie spine. 

Viene dal cuore di Dio e dice a questo piccolo tralcio che sono io: “Ho bisogno di te per una vendemmia di sole, ho bisogno di te per un frutto di gioia. Ho bisogno di te, anche di un grappolo solo, perché senza il tuo tralcio la mia vite è sterile”. 

Cuore del vangelo di oggi è una richiesta d’amore: “rimanete in me”. Noi siamo in Dio, Dio è  in noi, siamo attraversati da Lui, irrorati da lui, imbevuti di Dio. Dio  è dentro di te, scorre nelle tue vene,  nella tua storia. 

E poi “portare frutto.” La parola nuova del vangelo non è sacrificio ma fecondità, non osservanza ma libertà, non rinuncia ma centuplo. Al tramonto della nostra vita, la domanda che dirà la verità di noi non riguarda i comandamenti, i sacrifici o le rinunce, ma punterà tutta la sua luce sul frutto. 

Quando busserò alla Tua Porta, avrò frutti da portare, avrò ceste di dolore, avrò grappoli d’amore! Quando busserò alla Tua Porta, avrò amato tanta gente, avrò amici da ritrovare e nemici per cui pregare. Cantiamo così, viviamo così.

Nessuna vite trattiene per sé i frutti; i frutti sono offerti, i frutti sono donati per la gioia. Questa è la perfezione: maturare e dimenticarsi nel dono.


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