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MARCO FERRARI”Vi ho chiamato amici”

VI Domenica di Pasqua (Anno B)  (09/05/2021)

Il Disegnatore

Per scrivere questa twittomelia, come in altre occasioni, chiedo aiuto a Sara per il disegno di copertina: e spesso, come è capitato anche stavolta, è il suo disegno che mi ispira. Come ha ben rappresentato lei, mi piace immaginare Gesù come un bravo disegnatore che crea le sue opere. E, di fronte alla Parola di questa domenica, mi piace guardare a Lui come ad un disegnatore che ci rende come amici suoi: “vi ho chiamato amici”, cioè miei intimi compagni di cammino, con cui condivido la strada che sto compiendo, fino alla passione, fino alla morte e oltre la risurrezione.

Gesù chiama amico me e te: e con noi chiunque è disposto a scommettere la vita per gli altri; ci ripete – perché non ce ne dimentichiamo – che “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”.

È una cosa seria!… e bella

Sia chiaro: non è tutto “rose e fiori”. Essere amici del Signore, condividere la vita con Lui, è tutto tranne che indolore o neutrale. Ci chiede molto, ci chiede tutto. “Essere amici di Gesù” non può diventare solo un’espressione melensa e vuota di cui ci riempiamo la bocca e che mette al riparo la nostra spiritualità. Chiede che scommettiamo sulla sua Parola, su di Lui. Siamo fatti – disegnati, stando alla metafora iniziale – perché la gioia della nostra vita sia nello spenderci dentro alla fatica del vivere quotidiano, fatto di sollievo e di lacrime, affanno e leggerezza. Ci chiede di imparare da Gesù, assomigliare al Signore, assumere il suo stile, le sue parole… un po’ come si fa tra amici. E Gesù non è il tipo da giocare a ribasso…

In tutto questo non siamo soli. E non solo perché il Signore mai ci fa mancare il suo sostegno. Mi consola il fatto che le parole di Gesù di questa domenica sono state pronunciate, per la prima volta, ai discepoli – gli amici più cari che aveva – riuniti insieme. Siamo amici del Signore, certo, ma mai da soli: dentro ad una comunità che condivide il cammino, la fatica, la gioia.

 Io ho scelto voi

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”: questa parola di Gesù l’ho sentita risuonare il giorno della mia ordinazione diaconale. Oggi come allora il Signore mi ripete che Lui mi ha scelto così come sono e non mi vuole in modo diverso; Lui mi ha creato così, amico suo, con ciò che è la mia vita. Vuole che io sia felice con Lui e nella relazione con gli altri. Ma non solo: Gesù è la parola sicura e fedele sul quale fare affidamento.“Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi” (1 Gv 4,10) Lui ci sceglie e ci chiede di fidarci. Come scriveva Dietrich Bonhoeffer: “Dio non esaudisce i nostri desideri, ma realizza le sue promesse” (Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere).

Mi piace pensare che anche la condivisione della Parola e della fatica nel commentarla (a parole e a disegni, come sa fare Sara) siano i segni di una bella amicizia: una relazione come quella con Gesù e che sempre impariamo da Lui.

Gesù chiama amico me e te: e con noi chiunque è disposto a scommettere la vita per gli altri.


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