Don Mauro Pozzi “Ama”

Giovanni 15:9-17

Commento al Vangelo della VI Domenica di Pasqua

Tutta la legge si riassume in un unico verbo: Ama. E’ la ricetta della felicità.

Il vangelo che leggiamo oggi è la continuazione del discorso della vite e dei tralci di domenica scorsa. Il contesto è quello dell’ultima cena, in cui Gesù rivolge ai suoi le ultime racco-mandazioni prima di affrontare la passione. Lui e il Padre sono la vite e la linfa che nutre i tralci è lo Spirito Santo, cioè l’Amore che lega le tre persone della Trinità con i discepoli di ogni tempo. L’osservanza dei comandamenti è il modo per rimanere in Lui e, come il Maestro stesso ci ha rivelato, si riassume nell’unico precetto: ama. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Io sono contento di aver letto il Nuovo Testamento da ragazzo, prima che me lo faces-sero studiare in seminario, così da farmene una idea perso-nale, non mediata dal filtro della scuola. Ebbene il versetto che ho appena citato è stato uno di quelli che mia hanno colpito di più, perché tradisce la sollecitudine del Signore per noi. Il suo comando non è espressione di una tirannia, ma la guida verso la gioia. Ci chiede di amarci come lui stesso ha fatto. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. È una totalità, un dare senza nessuna aspettativa di ricevere. Pensando a questa frase detta da Gesù, è naturale riferirla alla sua morte, per cui si potrebbe pensare a qualcosa di estremo, ma Gesù la sua vita l’ha data solo nel momento in cui è morto? Se ci pensiamo in realtà lui ha cominciato a darla nel momento stesso in cui è nato. Ha infatti rinunciato alle sue prerogative divine, alla sua infinita potenza, per diventare l’es-sere più indifeso: un bambino. Un bambino che non sa nu-trirsi, difendersi, coprirsi, che ha bisogno di essere lavato, che dipende in tutto e per tutto dai suoi genitori. E ha accettato di essere uomo, una limitazione incredibile alla sua divinità, fino alla morte che ha offerto per noi, ma che è stata esito di un’in-giustizia terribile. Tutto questo ci rivela che la realizzazione di sé, il segreto della vera gioia, sta nel donarsi. Gli Atti degli Apo-stoli (20, 35) riportano in un discorso di Paolo un detto di Gesù: vi è più gioia nel dare che nel ricevere! In realtà è qual-cosa che sappiamo. Infatti è gratificante essere solleciti e at-tenti verso le persone che amiamo. Rendere felice una persona cara è più bello che ricevere un regalo a nostra volta. Gesù ci chiama amici, si propone come un amico e si manifesta nel nostro prossimo. Ci chiede di amarlo negli altri, considerando ogni uomo come un fratello, non perché abbia bisogno del no-stro amore, ma per offrirci il segreto della felicità.

Fonte:http://www.noidisantamonica.it/