Tonino Lasconi”Ridare freschezza al comandamento di Gesù”

VI Domenica di Pasqua – Anno B – 2021

Più bravi a organizzare la Caritas che a volersi bene.

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Siamo talmente abituati a leggere, ascoltare, commentare, predicare questa consegna di Gesù ai discepoli, da rischiare di risultarne vaccinati e da non provocarci più nessuna reazione. Anche perché la parola “amore”, dicendo tutto – dall’amore delle canzonette, a quello dei genitori, a quello per la squadra di calcio… – finisce per non dire più niente. Proviamo, perciò, ad ascoltare le parole di Gesù come se fosse la prima volta.

Testimoniare l’amore

Gesù pronuncia queste parole nella sera dell’Ultima Cena, prima di avviarsi all’Orto degli Ulivi. Si rivolge agli amici intimi che hanno condiviso la sua vita e hanno appena cenato con lui. Essi, che sanno bene come egli li ha amati, ricevono la consegna di amarsi gli uni gli altri allo stesso modo. Non perché l’amore avrebbe dovuto fermarsi tra di loro, ma perché il comandamento dell’amore verso tutti, che avrebbero dovuto predicare, non sarebbe stato credibile se non lo avessero praticato. Anche a noi viene chiesta la stessa cosa: predicate il comandamento dell’amore, dimostrando che ciò è possibile perché vi amate tra di voi. Non sempre noi cristiani abbiamo dato e diamo questa testimonianza. Può essere capitato di avere organizzato il soccorso ai più deboli e bisognosi, litigando e sparlando gli uni degli altri. Può capitare di fare volontariato alla Caritas, sgomitando e sgambettando per primeggiare. Può capitare di aderire alle iniziative caritative della parrocchia, e di essere elemento di divisone e di chiacchiericcio nel condominio, o nella comunità parrocchiale stessa… Se non ci amiamo tra di noi, le nostre iniziative di carità verso i poveri non aprono spazi al Vangelo.

Un amore “fino a dare la vita”

Dice Gesù: «come io ho amato voi». Come ci ha amato? Lo chiarisce egli stesso: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici». Fino a dare la vita. Questo è il riferimento. Questa è la misura. Non è un amore a simpatia. Non è un amore a tempo. Non è un amore “a patto che”. È l’amore che Dio ha per noi e che Gesù ha testimoniato “fino a dare la vita”. Dice l’evangelista Giovanni: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati». Fino a dare la vita… Questo ci spaventa. Forse sarà possibile per alcuni “grandi”, ma per noi “piccoli di poca fede” ci deve essere una misura scontata. Non c’è, perché “fino a dare la vita” significa vivere la nostra fede in Gesù come un umile morire quotidiano nel dare agli altri almeno un po’ dell’amore che Dio dà a noi, ricominciando dopo ogni volontario o involontario egoismo. Un po’ come i suoi amici dell’Ultima Cena, che subito dopo la consegna del Maestro non lo amarono come lui li aveva amati e li stava amando, ma scapparono. Però poi ritornarono e permisero al messaggio di Gesù di farsi riconoscere perché di loro si diceva: «Guardate come si amano». Se noi cristiani di oggi riuscissimo a farci riconoscere per lo stesso motivo, il Vangelo di Gesù troverebbe nuova accoglienza.

Per una gioia piena e vera

Gesù non smette di meravigliarci. Il suo comandamento – afferma – non deve essere inteso come una condanna, come un peso, ma per la gioia: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Com’è possibile? Sembra una contraddizione, ma non è così, perché ciò che il Signore chiede è ciò che chiede nel profondo il nostro cuore. Cosa sarebbe la vita se questo amore che viene da Dio gratuitamente, senza “preferenze di persone”, diffuso a larghe mani da Gesù per le strade della Palestina non circolasse per le nostre strade e non incontrasse la nostra vita? Questo amore è il piacere della bellezza che troviamo nelle cose, nelle persone, nelle situazioni. Se non ci fossero questi spazi di consolazione che illuminano anche le giornate più pesanti, finiremmo a battere la testa contro il muro. Questo amore è l’amicizia, cioè l’amore ricevuto e contraccambiato, fatto di fedeltà, di conforto, di confidenza, di sostegno che rende sopportabile e a volte persino leggera la fatica quotidiana. Questo amore è la generosità, la gratuità, la bontà che ci vengono donate senza averle chieste, senza averle meritate, inaspettate, senza chiedere ricompense e riscontri.
Questo amore che viene da Dio e che Gesù ci ha chiesto di praticare e di testimoniare è la forza che ha mandato avanti e che manda avanti il mondo. Non deve mancare il nostro contributo.

Fonte:https://www.paoline.it