Wilma Chasseur”GESU VINCE LA FORZA DI GRAVITÀ”


ASCENSIONE DEL SIGNORE

Vangelo: Mc 16,15-20



Ascensione! A cosa vi fa pensare questa parola? Se lo chiedessimo a un bambino probabilmente ci direbbe all’ascensore, e non avrebbe tutti i torti, solo che in questo caso l’ASCENSORE, cioè colui che sale, è una persona e non una cosa, è Gesù stesso. A me che sono appassionata di astrofisica, l’Ascensione mi fa pensare che Gesù oltre alla morte, ha vinto una forza terrestre che mai nessun uomo riuscì e riuscirà a vincere. Volete sapere quale? La forza di gravità che ci tiene tutti incollati alla terra. Nessuno per quanti progressi abbia fatto la scienza, è mai riuscito ad elevarsi da terra e salire al cielo col proprio corpo. Ma nella festa dell’Ascensione, vediamo anche un’altra cosa che nessun uomo ha mai vissuto: vediamo cioè il concludersi di una quarta tappa di vita di quaranta giorni sulla terra vissuta da Gesù dopo che era morto sepolto e risorto.
Possiamo quindi riassumere la sua vita in queste quattro tappe: trent’anni di vita nascosta a Nazareth, tre anni di vita pubblica, tre giorni di vita sofferente e infine quaranta giorni di vita gloriosa. Ora, ogni vita umana vive le prime tre tappe: la vita nascosta, tutti; la vita pubblica, non tutti ma qualcuno sì (politici, attori, cantanti, musicisti ecc.), la vita sofferente praticamente tutti, ma poi ci si ferma lì. Dopo la vita sofferente finiamo tutti nel monolocale del sepolcro e nessuno ne esce più.

• In che modo salì?
Per Gesù è tutta un’altra storia. Dopo essere finito nel sepolcro, ne uscì e visse ancora quaranta giorni sulla terra. E dopo questo tempo supplementare sulla terra che nessuno, ma proprio nessuno mai sperimentò, il giorno dell’Ascensione se ne andò. E qui vi faccio una domanda: L’Ascensione di Gesù al Cielo avvenne rapidamente o lentamente? Gli atti degli apostoli ci dicono che ad un certo punto, mentre andavano verso Betania, tutto ad un tratto, lo videro elevarsi sotto i loro occhi e salire, salire finché una nube lo sottrasse ai loro sguardi. Ed essi guardavano sempre in alto finché due angeli li avvisarono che Egli era stato assunto in Cielo. E dicono loro: “Uomini di Galilea perché state a guardare in alto”… Segno questo che Gesù ascese lentamente, se continuavano a guardare in alto, sopra la nube che poi lo nascose; quella stessa, dicono gli angeli, che lo precederà al suo ritorno finale nella Parusia.
La nube è un segno escatologico e rivela la presenza divina. Quando gli Israeliti nel deserto vedevano la colonna di nube, questa significava la presenza di Dio in mezzo a loro. Quindi se alla risurrezione di Gesù non ci fu nessun testimone, all’Ascensione ci furono fior fior di testimoni. Ma chi è che sale al Cielo? Gesù certamente, ma come? Vi sale con la sua umanità trafitta e le sue ferite diventano feritoie che “non grondano più sangue ma irradiano luce” (A. Louf) “Bagliori di folgore escono dalle sue mani”. E nella sua umanità trafitta ci sono anche tutte le nostre ferite, trasferite lassù, traslocate nel seno del Padre.

• Chi ci giudicherà?
E un giorno tornerà e sarà il giudizio finale. Ma chi ci giudicherà? Colui che per primo è stato ferito e trafitto per causa nostra. E il Padre contemplerà nelle sue ferite splendenti diventate feritoie, anche tutte le nostre che si illumineranno specchiandosi nelle Sue e, tuffate nella sua misericordia, diventeranno feritoie pure le nostre.
La festa dell’Ascensione vuole ricordarci che ogni nostra ferita può diventare feritoia se unita a quelle di Gesù, perché quando sale con la Sua umanità ferita trasferisce lassù anche la nostra. E mentre noi aspettiamo il suo ritorno, Egli ci sta preparando il posto.

WILMA CHASSEUR

Fonte:http://www.incamminocongesu.org/