P. Gaetano Piccolo S.J. Commento Ascensione del Signore

Ascensione del Signore
At 1, 1-11; Sal.46; Ef 4, 1-13; Mc 16, 15-20.

«Affinché tu creda che salirai a me,

prima io scendo da te;

e affinché tu creda che vivrai di me,

prima io muoio per te».

Sant’Agostino, Discorso 265/C, 2

Fine o inizio?

Quello che a volte sembra un punto di arrivo nella vita, si rivela poi come un nuovo inizio. Quello che appare come la fine, può rivelarsi invece come una nuova possibilità. Tra le varie espressioni attribuite a Lao Tzu, ce n’è una molto nota che dice «quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla». Le letture di questa solennità dell’Ascensione ci propongono a ben guardare questa dinamica che diventa centrale nella nascita della prima comunità cristiana. Il Vangelo infatti ci presenta l’ascensione come un punto di arrivo, come il compimento della missione di Gesù: «Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio» (Mc 16,19). Gli Atti degli Apostoli ci presentano invece questo evento come un momento di partenza, è l’inizio della storia della Chiesa! Questo nuovo inizio comincia con un ordine perentorio, rivolto ai discepoli, da parte di Gesù: restate a Gerusalemme! È la richiesta da parte del Signore di non scappare, non solo per ricevere lo Spirito Santo, ma anche per affrontare la persecuzione. Il primo compito affidato ai discepoli è attendere! Sia nella conclusione del Vangelo di Marco che nell’inizio degli Atti degli Apostoli ciò che siamo chiamati a contemplare è innanzitutto la consegna di Gesù al Padre. In entrambi i testi, quella che chiamiamo ascensione, è propriamente un’azione in forma passiva: Gesù è assunto in cielo, sottintendendo che quest’azione è operata dal Padre. Gesù vive fino in fondo la sua obbedienza. Guardando il cielo, contempliamo quell’obbedienza a cui la Chiesa (e in essa ogni discepolo) è chiamata a vivere.  

La preoccupazione per il futuro

L’obbedienza comincia dalla consegna del nostro tempo. Le nostre domande più impellenti riguardano invece di solito il futuro. Vogliamo sapere quello che accadrà, c’è in fondo un desiderio di essere rassicurati. Anche i discepoli chiedono a Gesù se quello che stanno vivendo è il tempo in cui verrà ricostituito il Regno di Israele (At 1,6). E in questa loro domanda svelano quanto siano ancora lontani da Gesù, il quale aveva parlato loro del Regno di Dio, ma i discepoli sono ancora legati a progetti umani di affermazione e potere, per questo parlano di un Regno di Israele. È un’immagine delle domande che anche noi rivolgiamo a Dio, le quali manifestano non la nostra consegna alla sua volontà, ma un tentativo di forzare Dio a entrare nelle nostre attese.

Una missione possibile

Nonostante questa distanza, la conclusione del Vangelo di Marco e tutto il libro degli Atti degli Apostoli ci rassicurano però sul fatto che piano piano è possibile entrare nel progetto di Dio. E dunque non bisogna scoraggiarsi se anche noi ci sentiamo lontani dalla volontà di Dio. In maniera molto sintetica, infatti, gli ultimi versetti del Vangelo di Marco riassumono i tratti della missione dei discepoli, nei quali possiamo ben vedere quello che i discepoli di ogni tempo possono fare e ciò che sono chiamati a fare: i discepoli hanno il potere di scacciare i demoni che prendono nuovi volti in ogni tempo: i demoni del potere, della violenza, delle discriminazioni, dell’egoismo… I demoni sono tutto ciò che allontana l’uomo da Dio. I discepoli hanno il potere di parlare lingue nuove, cioè di trovare nuove modalità per annunciare il Vangelo. Possono prendere in mano i serpenti, cioè possono maneggiare anche tutti quei tentativi di seduzione a cui sono sottoposti, così come possono bere i veleni contenuti nelle logiche e nelle parole del mondo senza subirne danno. Ma i discepoli sono anche chiamati a esercitare il ministero della consolazione, sono chiamati a guarire le malattie degli uomini di ogni tempo, sono chiamati soprattutto a guarire i cuori da tutto quello che spaventa e scoraggia. Questa missione ha delle caratteristiche consolanti, avviene infatti sia con la Parola che con i segni. Questi segni sono il modo in cui il Signore stesso conferma quella Parola. Gesù infatti ci assicura che continua ad agire insieme con noi.

Leggersi dentro

– Come vivo la mia obbedienza a Dio?

– Come vivo la missione che mi è affidata?

P. Gaetano Piccolo S.I.

Compagnia di Gesù (Societas Iesu)

Fonte:http://www.clerus.va/