fra Damiano Angelucci”Osare l’Amore”

VI Domenica di Pasqua/B – 9 maggio 2021          


Dal Vangelo di Giovanni (15,9-17) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

COMMENTO

Dice un proverbio russo: “L’amico è buono perché è caro, non è caro perché è buono” (P. A. Florenskij, La colonna e il fondamento della verità, pag 454). Mi sembra molto pertinente in questo contesto perché Gesù ci chiama amici a prescindere dalla nostra corrispondenza, e a prescindere dalla nostra bontà. Eventualmente sarà proprio il contrario: se decideremo di restare nel suo amore, di restare in ascolto delle sue parole (questo è il senso di “osservare i comandamenti”) potremo gustare la sua gioia, una gioia piena.
Qualcuno potrebbe obbiettare: “rispetto al fatto di dare la vita per gli amici non ci sarebbe forse un amore più grande, cioè quello di dare la vita per i propri nemici?” Ma il punto è che i nemici esistono per noi uomini, ma per Gesù tutti gli uomini sono buoni amici, perché tutti gli sono cari.

Il testo del vangelo gioca, infatti, sul duplice piano: ciò che siamo noi per Gesù, e quindi per Dio, e ciò che Gesù può diventare per noi, se accogliamo la sua proposta incondizionata di amore e di amicizia totale. 

Sembrerebbe tutto facile. Se qualcuno ci regala qualcosa, e non ci chiede nulla in cambio, in fondo vale sempre la pena di dire di sì; non c’è nulla da perdere. Lo snodo della questione è che l’accoglienza dell’amicizia-amore del Signore Gesù non è un fatto passivo, ma esige invece un coinvolgimento della vita. Si accoglie la proposta di amicizia di Dio, donata a noi nella vita di Gesù, se ci lasciamo coinvolgere in modo esistenziale nella sua stessa esperienza di “dono di sé”, di uscita dal nostro io-egoistico, per la forza di quello stesso Spirito che lui ci ha donato a Pentecoste. Vale la pena di tentare!  

Fonte:http://fradamiano.blogspot.com/