Tonino Lasconi”Il cielo comincia quaggiù”

Ascensione del Signore – Solennità – Anno B – 2021

Gesù sale al cielo non per abbandonarci, ma per accompagnarci.

«Mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?”». L’evangelista Luca racconta così l’Ascensione di Gesù al cielo, cioè il momento in cui, dopo aver assicurato «con molte prove» i suoi discepoli di essere veramente risorto, ritorna nella sua dimensione divina. La scena è bellissima e suggestiva tanto da ispirare tantissimi artisti. Essa, però, non è stata raccontata per essere ammirata, ma per stimolarci con un messaggio che contesta il nostro modo di pensare la fede. Il “mondo di quaggiù” (gli “uomini di Galilea”, cioè noi tra gioie, dolori, fatiche, speranze…) guardano lassù con il desiderio e la nostalgia del cielo, perché quella è la vera patria, quella che conta. Bravissimi! Non è così che si deve fare? No, non è questo che ci chiede la fede! La scena dell’Ascensione dice questo: «i due uomini in bianche vesti» (gli angeli, quelli che abitano i cieli, il “mondo di lassù”) scendono giù per disincantare gli uomini di Galilea e invitarli a guardare la terra: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?». Il loro è un invito esplicito a rivolgere lo sguardo alle gioie, ai dolori, alle fatiche, alle speranze… di coloro che abitano la terra.

Altrettanto sorprendente è la motivazione del loro invito: «Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». «Verrà allo stesso modo»… Non dovrebbe essere il contrario, cioè scendendo con una nube che, aprendosi, lo riconsegna ai nostri occhi? No, verrà allo stesso modo, cioè elevandosi in alto. L’apparente contraddizione si chiarisce con il racconto dell’evangelista Marco: «[Gesù apparve agli Undici] e disse loro: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”». Andate e proclamate la mia parola affinché “ogni creatura” possa salire con me in cielo.

Tenendo presente che nel linguaggio biblico il “cielo” non è la volta azzurra sopra le nuvole, ma una metafora per indicare il “mondo di Dio”, lasciamoci prendere dalla bellezza di Gesù che sale verso l’azzurro del cielo, ma prendiamo sul serio la consegna dei due uomini in bianche vesti. Gesù elevato in alto, sottratto da una nube ai loro e ai nostri occhi non ci abbandona. Ci avrebbe abbandonato se non fosse stato elevato in alto, perché il suo ritorno in cielo è la garanzia della sua presenza in mezzo a noi, in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Seduto alla destra di Dio, il Cristo risorto è dovunque Dio siede: in cielo, in terra e in ogni luogo, e può essere accanto a coloro che annunciano il Vangelo, come fecero gli Undici che, ascoltato l’invito: «partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano».

I segni che lo accompagnavano… Siccome la nostra mente corre subito ai miracoli: “ciechi che vedono, zoppi che camminano, lebbrosi che vengono mondati”, ci tiriamo fuori, “Non sono per noi. Siamo noi ad avere bisogno di questi segni per dare forza alla nostra fede debole”. Invece non possiamo tirarci indietro, perché ci sono segni alla nostra portata per accompagnare e confermare la nostra “predicazione”. Ce li indica san Paolo: «comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace».

Non stiamo a guardare il cielo! Costruiamolo umilmente e coraggiosamente, mettendo a frutto i doni che ci sono stati dati: «ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri». E se non li abbiamo ricevuti? Non è possibile. Forse siamo rimasti a guardare il cielo e non ci siamo accorti di averli. È il momento di ascoltare i due uomini in bianche vesti

Fonte:https://www.paoline.it/