Luca Lunardon “Non è tempo di rassegnarci – Pentecoste”

Pentecoste (Anno B) 

Ieri pomeriggio, mentre aspettavo la metropolitana, accanto a me c’erano due persone che parlavano della città di Roma, elencando alcuni suoi problemi. Credo che vivano all’estero e che fossero qui di passaggio, perché non avevano l’accento romano e ad un certo punto dissero: «si percepisce immediatamente, arrivando da fuori e osservando le persone, che in Italia oggi c’è un clima pesante».

Queste parole mi hanno fatto profondamente colpito: mi sono chiesto come possiamo combattere questa rassegnazione, che sento una tentazione anche per me.Come possiamo combattere la tentazione di rassegnarci per paura? E ho pensato che anche i discepoli avranno provato qualcosa di simile, mentre ascoltavano le parole del Vangelo di questa domenica, al punto che Gesù nella sua delicatezza non disse tutto perché non sarebbero stati capaci di portarne il peso.

Di fronte ad un progetto sempre più incomprensibile, con la notizia che il Maestro li avrebbe lasciati, anche loro avranno avuto la tentazione di rinchiudersi, di lasciar perdere. Un peccato, di fronte ad una missione grande affidata La nostra chiamata: portare nel mondo le parole e i gesti di Gesù, ora che non è più in mezzo a noi fisicamentea loro e a ciascuno di noi, quanto mai urgente: portare nel mondo le parole e i gesti di Gesù, ora che non è più in mezzo a noi fisicamente. E per farlo, dopo la risurrezione del Signore ricevettero il dono dello Spirito Santo, che ci fa diventare pienamente figli di Dio e rinnova noi e il mondo con un’energia nuova che ci spinge a fare il bene.

Dobbiamo stare attenti ad alcune derive che considerano lo Spirito un modo per rifugiarci dalla vita, per non pensare. In realtà lo Spirito Santo non ci risparmia dalla lotta e dall’impegno, ma ci libera dalla carne, cioè dall’autosufficienza e dalla dipendenza dal tornaconto che contamina il nostro rapporto con Dio e con gli altri. Ancora, ci guida nel conoscere Dio e ad approfondire la verità mano a mano che gli avvenimenti e i tempi pongono domande e chiedono scelte nuove. Lo Spirito Santo non è un’anestesia dalla realtà ma colui che ci rinnova perché possiamo fare il beneAnnuncerà le cose future e ci darà sempre la sapienza per riconoscere la presenza di Dio.

Lo Spirito Santo è questa nostra legge interiore, un cuore nuovo capace di compiere il bene… quel linguaggio dell’amore autentico che ogni persona è in grado di comprendere e accogliere. Così potremo vivere il mandato di Gesù a liberare il mondo da ogni forma di male, aiutando ogni persona ad entrare nella comunione con Dio, senza barriere di lingua, popoli e situazioni di vita.

Cos’è la Chiesa, allora, se non una dimora dello Spirito, chiamata non a rinchiudersi per paura ma a suscitare vita nel mondo di oggi?

Credo che non sia ancora realizzata quella conversione che il Patriarca greco-ortodosso Ignazio IV Hazim descrisse così:

 

Senza lo Spirito

Dio è lontano,

Cristo resta nel passato,

il Vangelo è lettera morta,

la Chiesa una semplice organizzazione,

l’autorità dominio,

la missione propaganda,

il culto una semplice evocazione

e l’agire cristiano una morale da schiavi.

 

Ma in lui, e in una sinergia indissociabile

 

il cosmo si solleva e geme nelle doglie del regno e l’uomo lotta contro la carne,

Cristo risorto è vicino a noi,

il Vangelo diventa potenza di vita,

la Chiesa segno della comunione trinitaria,

l’autorità servizio liberante,

la missione una Pentecoste,

la liturgia è memoria e partecipazione

e l’agire umano è divinizzato.

Chi siamo se non una dimora dello Spirito,
chiamata non a rinchiudersi per paura
ma a suscitare vita nel mondo di oggi