Don Marco Ceccarelli Commento Domenica Pentecoste “B”

Pentecoste “B” – 23 Maggio 2021
I Lettura: At 2,1-11
II Lettura: Gal 5,16-25
Vangelo: Gv 15,26-27; 16,12-15

  • Testi di riferimento: Gen 2,7; Lv 23,15-21; Nm 11,25; Gb 33,4; 34,14-15; Sal 104,29-30; 146,4;
    Qo 12,7-8; Is 11,2; Ez 37,9; Dn 5,14; Gv 3,34; 4,23-24; 7,37-39; 14,16-17; 16,7; 17,17-19; At 1,8;
    Rm 8,9.14-16; 12,1; 1Cor 2,10-12; 3,16-17; 6,19-20; 12,.38; 15,45; 2Cor 6,16; Gal 4,6; Ef 1,17;
    1Ts 4,3-8; 1Tm 1,14; Gc 4,5; 1Pt 5,1; 1Gv 2,20.27; Ap 2,7
  1. Il compimento della Pasqua. La Pentecoste è il compimento del mistero pasquale e anche di tutta
    la storia della salvezza. Quella storia della salvezza voluta da Dio per salvare l’uomo dal peccato e
    dalla morte, cominciata con la chiamata di Abramo, trova il suo “lieto fine” nella discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Anche l’opera di Cristo, la sua incarnazione, morte, risurrezione e ascensione al cielo, non avrebbe, per noi, effetto senza la Pentecoste. La risurrezione di Cristo, la sua signoria su ogni cosa contemplata nell’evento dell’ascensione al cielo, deve arrivare alla vita delle
    persone. Ed arriva alla vita delle persone tramite lo Spirito Santo che è lo Spirito di Gesù risorto,
    che comunica una vita nuova, la sua stessa vita. Ed è solo ricevendo questa vita nuova che è possibile entrare nel regno di Dio (Gv 3,5). La carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio
    (1Cor 15,50); è necessario ricevere la nuova natura di figli di Dio. Cristo deve salire al Padre per essere presente in mezzo ai discepoli in un modo nuovo e più profondo. Se Gesù non sale al Padre
    non può venire lo Spirito Santo (Gv 16,7); ma una volta in cielo Cristo è costituito spirito datore di
    vita (1Cor 15,45), e vive nei discepoli in forza del suo Spirito. Gesù è morto, risorto e salito alla destra del Padre al fine di donare lo Spirito Santo. La vittoria sulla morte ottenuta da Cristo, compimento della storia della salvezza, viene partecipata agli uomini attraverso lo Spirito. Quello che Gesù ha realizzato sarebbe stato vano per noi senza il dono dello Spirito. È lo Spirito che ci comunica
    la grazia della vita nuova, quella stessa vita che Gesù ha conquistato con la sua risurrezione. Lo Spirito è il frutto del mistero pasquale di Cristo.
  2. Prima lettura: la venuta dello Spirito Santo.
  • L’evento descritto nella prima lettura segna l’inizio di un tempo nuovo per l’umanità. Se è vero
    che lo Spirito di Dio aveva agito anche nei tempi passati (se ne parla nell’Antico Testamento), tuttavia ora appare qualcosa di nuovo. In Gv 7,39 si dice che «non c’era ancora lo Spirito perché Gesù
    non era ancora stato glorificato». Con ciò s’intende dire non che lo Spirito non avesse operato in diverse persone anche prima di Cristo, ma piuttosto che dalla glorificazione di Cristo in poi diventa
    disponibile in forma stabile, come una realtà che ci viene donata appunto grazie al mistero pasquale
    di Gesù. Così a Pentecoste le lingue di fuoco dello Spirito “si sedettero” (At 2,3) sugli apostoli, perché Egli viene a prendere dimora, in forma stabile, dentro di loro. Da questo momento l’essere
    umano può diventare tempio di Dio. È il grande “miracolo” della inabitazione dello Spirito
    nell’uomo.
  • La dimora dello Spirito in noi. Lo Spirito Santo ci viene dato perché rimanga con noi in eterno
    (Gv 14,16), in forma stabile. Occorre difendere la permanenza dello Spirito in noi. Essa implica una
    rottura con lo stato di vita precedente, quello che viene chiamato vivere “secondo la carne”, oppure
    “secondo il mondo” (vedi seconda lettura). Lo Spirito di Dio si contrappone nettamente allo spirito
    del mondo. Il vivere secondo lo Spirito esclude categoricamente un compromesso con il mondo,
    perché lo Spirito ci ama fino alla gelosia (Gc 4,4-5; cfr. 2Cor 6,16). Non possiamo ricevere il frutto
    della Pasqua senza rinunciare al lievito vecchio (1Cor 5,7-9). Lo Spirito Santo non può coabitare
    con l’idolatria, con uno stile di vita secondo la carne. La realtà fondamentale per il cristiano è
    l’inabitazione in lui dello Spirito Santo, che gli permette di vivere in una forma “soprannaturale”;
    tale inabitazione va richiesta, difesa, e riacquistata quando si è persa.
  1. Il Vangelo: guidati a tutta la verità (Gv 16,13).
  • Nella prima lettura della domenica precedente appariva chiaro come gli apostoli, duranti i quaranta giorni in cui Gesù parla a loro del regno di Dio (At 1,3), ancora non capiscono il significato di
    quello che sta dicendo. Ancora aspettano la restaurazione del regno di Israele (1,6). Ciò è dovuto al
    fatto che le cose spirituali, le cose dello Spirito, si possono comprendere soltanto grazie allo Spirito
    (1Cor 2,11-12). Per questo nel brano di Vangelo odierno Gesù dice che avrebbe molte cose da dire
    agli apostoli, ma essi non sono in grado di accoglierle (16,12). Lo Spirito di verità però farà loro
    comprendere tutta la verità. Lo Spirito divino è indispensabile non solo per conoscere le cose di
    Dio, ma tutta la verità, tutta l’oggettività delle realtà del mondo, perché è lo Spirito di Dio che ha
    creato l’universo. E la verità è essenziale per poter vivere nel mondo. La menzogna è nefasta per
    l’uomo. La menzogna conduce l’uomo alla morte. Senza la verità l’uomo perisce. È impossibile vivere senza conoscere la verità delle cose. Lo Spirito Santo è indispensabile per questo. E nemmeno
    è sufficiente conoscere una verità parziale, delle “mezze verità”, perché a volte le mezze verità sono
    peggio della menzogna.
  • La verità non è e non può essere un prodotto dell’uomo. Una verità soggettiva è una contraddizione in termini. La verità non proviene e non può provenire dall’uomo. La verità esiste a prescindere e
    indipendentemente dall’uomo. L’uomo può cercarla, trovarla, conoscerla, e possibilmente amarla;
    ma non la può fabbricare. La verità può provenire soltanto da Dio. E conoscere la verità è un dono
    di Dio. Un dono che certamente Dio non nega, perché chi ha creato l’uomo ha creato innanzitutto le
    condizioni necessarie perché egli possa vivere. Dio ha messo nelle mani dell’uomo tutto quanto gli
    occorre per vivere, cominciando dalla conoscenza della verità. E tuttavia, la verità non può essere
    manipolata. Essa va accolta così com’è, con meraviglia e gratitudine. Nel momento in cui l’uomo
    vuole rimaneggiare o addirittura creare da se stesso la verità, cade nella grande tentazione e nella
    grande menzogna, quella di farsi dio. Così lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio, Colui che conosce i
    misteri di Dio (1Cor 2,11) è la più grande possibilità che Dio offre all’uomo di poter conoscere la
    verità della realtà, l’universo e il suo Creatore. È la più grande possibilità che Dio offre all’uomo
    per poter vivere, non solo una vita nuova in comunione con Colui che lo ha creato e redento, ma anche semplicemente una vita in comunione con il creato e le creature.
  • La Chiesa, che ha ricevuto lo Spirito di verità per conoscere tutta la verità, è chiamata da Cristo a
    svolgere un compito essenziale, vitale, per l’umanità, quello di far conoscere la verità agli uomini,
    affinché essi vivano. E questo pur sapendo che esiste un “mondo” che non vuole conoscere la verità, che «giace sotto il potere del maligno» (1Gv 5,19), la cui opera principale è appunto quella della
    menzogna. Quel “mondo” che non vuole accogliere la luce perché le sue opere sono malvagie (Gv
    3,19), che vuole prendere il posto di dio e farsi fabbricatore della verità, che ha come principe il
    menzognero (Gv 12,31), non vuole accogliere lo Spirito di verità (Gv 14,17). Ma la Chiesa non può
    che continuare sino alla fine dei tempi a rendere testimonianza alla verità (Gv 15,26-27), nella quale
    i discepoli di Cristo sono stati santificati (Gv 17,17-19).

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