Don Paolo Zamengo”Parole nuove a Pentecoste”

Parole nuove a Pentecoste At 2, 1-11,  Gv 15, 26-27; 16, 12-15


Cosa avranno capito i discepoli quando Gesù prometteva lo Spirito
Santo? Oggi è quel giorno anche per noi, il giorno in cui sentiamo
tutta la povertà delle nostre parole. Non riusciamo a raccontare la
nostra pentecoste. Eppure è accaduto qualcosa di divino. Il soffio
dello Spirito ha toccato i volti, la nostra vita, la nostra terra.
Allora accadde qualcosa di indicibile. Lo Spirito santo come vento gagliardo ha riempito una casa e
una piazza. Vento e fuoco inondano il cenacolo dove Maria e gli apostoli sono riuniti in preghiera e
vola sulla piazza di Gerusalemme, la chiesa e il mondo di allora. Arriva Il respiro di Dio a liberare
dalla paura, a rinvigorire il coraggio e dare forza alla libertà. Si respira finalmente!
Ognuno di noi in questi mesi ha invocato e desiderato questo vento che gonfia i polmoni, in questa
stagione in cui ci è mancata la vita perché il virus ci ha tolto libertà e gioia di vivere. Ci manca
l’aria. Mi è venuta in mente una delle accuse più crudeli che gli sposi in crisi si rinfacciano: “Mi togli
il respiro”. Ma per fortuna ricordo anche parole bellissime: “Tu sei un uomo o una donna di
grande respiro, mi dai gioia”.
È bello ritrovare nel pozzo interiore qualcosa di nuovo. Basta una fessura, piccola e invisibile,
perché il vento vi depositi un seme. Noi siamo quella terra di sassi che non ha le premesse di
vita. E invece proprio qui sta la meravigliosa sorpresa dello Spirito. Basta una crepa nel
marciapiede della storia e inizia l’avventura della grande primavera di Dio.
L’importante è crederci, credere alla potenza misteriosa dello Spirito santo. E ci capita di rimanere
con il fiato sospeso davanti alla luminosità dei volti dei cosiddetti piccoli, dei miti, dei santi vera
manifestazione dello Spirito divino. Ci è capitato, giorni fa, di rimanere incantati davanti a Nadia,
figlia di questa terra, per la sua scelta di vivere per i più poveri in Perù, per il suo coraggio e il
amore fino a dare la vita.
In questa nostra Babele, dove c’è sempre chi vuole impadronirsi della torre di controllo, nasce la
confusione e la comunicazione usa toni arroganti e avvilenti. Non si dà spazio al pensiero ma
all’istinto irrazionale. Alla forza della ragione si sostituisce la ragione della forza e della
prepotenza. Sono le piazze mediatiche del sospetto, della paura e dell’annientamento dell’altro.
Altra cosa è la piazza di Gerusalemme al compiersi dei giorni di Pentecoste.
Ridisegniamo le piazze, nel segno dello Spirito. C’è da inventare una lingua comprensibile a tutti,
una lingua che si affacci sull’altro. È la lingua che va al di là degli idiomi e la comprendono tutti. È
il tuo modo di guardare l’altro, è il tuo rispetto per l’altro, è la tua sete per il bene comune, perché
le parole se non hanno dentro questa passione diventano schegge impazzite, catene e pretesti per
il dominio.
E a noi cristiani, proprio in forza dello Spirito, ci è data la saggezza. Non è forse vero che davanti a
tante parole abbiamo la sensazione di ascoltare parole vecchie, logore, stanche, inutili, senza
respiro di futuro, parole immobili, tristi, mortifere.
Non ascoltiamo queste parole. Cerchiamo parole che fanno alzare il capo. Che fanno ardere il
cuore. Che fanno camminare i sogni. Inseguiamo l’immagine della grande piazza della pentecoste a
Gerusalemme dove erano presenti tutti i popoli. E alziamo forte la nostra preghiera, gridiamola:
Vieni, santo Spirito! Vieni anche oggi, per noi, Spirito santo.