Mons.Francesco Follo”La Pentecoste è la festa dell’unione, della comprensione e della comunione umana”

Pentecoste – Anno B – 23 maggio 2021

Rito – Romano

At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15 –

Rito Ambrosiano

At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,1-11; Gv 14,15-20

Premessa: dalla Torre di Babele al Cenacolo di Gerusalemme

La prima lettura della Messa di oggi (At 2, 1-11), che ci narra la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli raccolti con Maria nel Cenacolo, ha sullo sfondo il racconto della costruzione della Torre di Babele (cfr Gen 11,1-9). Ma che cos’è Babele? E’ la capitale di un regno in cui gli uomini hanno concentrato tanto potere da pensare di non dover fare più riferimento a un Dio lontano. Si vedono così potenti da poter costruire da soli una via che porti al cielo per aprirne le porte e mettersi al posto di Dio. Ma se è possibile costruire qualcosa senza Dio questa sarà sempre contro l’uomo e contro il suo desiderio di vivere insieme.

In effetti, succede che, mentre gli uomini stavano lavorando insieme per costruire la torre, improvvisamente si resero conto che stavano costruendo l’uno contro l’altro. Mentre tentavano di essere come Dio, correvano il pericolo di non essere più neppure uomini, perché avevano perduto un elemento fondamentale dell’essere persone umane: la capacità di accordarsi, di capirsi e di operare insieme.

Non ha perso di attualità la storia della Torre di Babele, dove l’uomo vuole fare a meno di Dio, diventando sempre meno capace di amare e, dunque, sempre meno uomo. In effetti, con il progresso della scienza e della tecnologia, soprattutto quella digitale, che si sviluppa in modo rapido e stupefacente, l’essere umano ha una grande capacità di controllare le forze della natura, di manipolare gli elementi, di fabbricare esseri viventi, giungendo quasi fino allo stesso essere umano servendosi dell’intelligenza artificiale. In questa situazione, pregare Dio sembra qualcosa di sorpassato, di inutile, perché l’uomo può costruire e realizzare tutto ciò che vuole. Non si accorge che sta vivendo la stessa esperienza di Babele. E’ vero, abbiamo moltiplicato le possibilità di comunicare, di avere informazioni, di trasmettere notizie, ma possiamo dire che è cresciuta la capacità di capirci o forse, paradossalmente, ci capiamo sempre meno? Tra gli uomini non sembra forse serpeggiare un senso di diffidenza, di sospetto, di timore reciproco, fino a diventare perfino pericolosi l’uno per l’altro? Insomma, può esserci veramente unità, concordia tra gli uomini? E come?

Oggi con la celebrazione della Solennità di Pentecoste ancora una volta ci è data la risposta a queste domande: l’unità può esserci solo con il dono dello Spirito di Dio, il quale ci darà un cuore nuovo e una lingua nuova, una capacità nuova di comunicare e di vivere in comunione salda, fraterna, superando progressivamente ogni forma di divisione. Viviamo dunque questa festa accogliendo lo Spirito vivificante e consolatore.

1) Accogliere lo Spirito, Consolatore perfetto.

Nel brano evangelico di questa Domenica di Pentecoste Gesù dice:

“Quando verrà il Paraclito (cioè il consolatore), che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio” (Gv 15, 26 – 27).

Durante la sua vita terrena Gesù stesso era il Consolatore: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed io vi ristorerò” (Mt 11,28). Quando Gesù promette il Consolatore, è quasi come se dicesse: “Andate a lui, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed egli vi ristorerà”.

Come fa a consolarci questo “Consolatore”? Lui consola testimoniando al nostro spirito che siamo figli di Dio (cfr Rm 8,16) e la prova che noi siamo figli, sta nel fatto che Dio mandò lo Spirito del Figlio suo nei nostri cuori, il quale grida: Abbà, cioè Padre (Cfr Gal 4, 8).

Essere consolati è un’esperienza bellissima, che tutti noi desideriamo avere e abbiamo bisogno di fare.

Quante volte ci si mette alla ricerca di qualcuno che ci consoli, si prenda cura di noi, ci mostri affetto e attenzione. La Pentecoste ci ricorda che la vera consolazione viene dal Signore, ricco di misericordia.

Questo Dio “consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri” (Is 49, 13) e proclama: “Consolate, consolate il mio popolo” (Is 40, 1); Io, io sono il tuo consolatore” (Is 51, 12). Il Dio di ogni consolazione (cfr Rm 15, 5 e 2 Cor 1, 3) non si stanca di ripetere: “Come una “madre” consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati” (Is 66, 13). Lui ci consola in ogni nostra tribolazione, perché anche noi consoliamo, a nostra volta, quelli che si trovano in ogni genere di afflizione, restituendo con amore fraterno quel dono che il Padre aveva dato a noi (2 Cor 1, 3ss).

Questa verità ci colpisce molto, ma, purtroppo, facciamo fatica ad accettarla. Paradossalmente ci è difficile accogliere con apertura piena, con disponibilità e umiltà questa consolazione “spirituale” e il vero Consolatore, che viene dall’alto.

Per evitare di rifiutare questo dono non dobbiamo voltarci indietro come fece il giovane ricco, che preferì lasciare Cristo, per non lasciare i suoi beni, cose materiali ricche di consolazioni false e ingannatrici. Dobbiamo domandare con insistenza ed accogliere con disponibilità il dono dello Spirito, allora persevereremo nel vero cammino di conversione verso la casa del Padre e di testimonianza verso il mondo intero.

2) Testimoni santi della misericordia.

Il dono del Consolatore non è solo di lenire le sofferenze fisiche o spirituali dei credenti, ma anche di trasformare il discepolo in testimone: “Lo Spirito di verità… testimonierà in mio favore. Anche voi mi testimonierete, perché siete con me da principio” (Gv 15,27). Nel grande processo tra Cristo e il mondo che si svolge entro e lungo tutta la storia, lo Spirito depone come testimone in favore di Gesù. Lo Spirito testimonia nel cuore del discepolo. La testimonianza dei discepoli e dello Spirito non sono indipendenti, i primi danno voce allo Spirito: “Lo Spirito parla al cuore, voi in parole; egli attraverso l’ispirazione, voi mediante dei suoni” (S. Agostino).

I discepoli hanno bisogno di certezza per testimoniare: lo Spirito gliela offrirà, realizzando un incontro personale, intimo, pieno, con il Signore e la sua verità: “Lo Spirito Santo… vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà quanto io vi ho detto… Egli vi guiderà alla pienezza della verità”. Lo Spirito Santo non aggiunge nulla alla rivelazione di Gesù, però la interiorizza e la rende presente in tutta la sua pienezza. Il Vangelo dice: “Vi guiderà verso e dentro la pienezza della verità”. Dunque lo Spirito Santo ci guida ad una conoscenza interiore, viva e attuale, progressiva, che non è solamente un progressivo accumulo di conoscenze, ma piuttosto un progressivo viaggio nella mente e nel cuore di Dio. Un cammino che dall’esterno va all’interno, da una conoscenza per sentito dire ci fa arrivare a una comprensione personale, attuale e trasformante. Direi di più, ci fare arrivare ad una concezione di Cristo come l’ha avuto la Madonna, che ha dato la sua carne a Cristo.

Anche noi spiritualmente, cioè con lo Spirito Santo che effonde nei nostri cuori il vero amore, possiamo “dare carne” a Cristo, essere il Suo Corpo e produrre opere di carità.

Continuiamo questo cammino di figli e fratelli “spirituali”, meditando e pregando per far aderire il nostro cuore alla verità che la Parola ci rivela. Mendichiamo lo Spirito Consolatore, che ci ricordi sempre la parola di Gesù: “Ed anche se mi dirà: uomo di poca fede, perché hai dubitato? (Mt 14, 31), mi porgerà la sua destra, e renderà saldo ed incrollabile il mio animo turbato dalle vicende di questo mondo” (S. Ambrogio, Commento del salmo 118, Disc. 21,9).

Lo Spirito Santo ci ispiri e ci renda capaci di testimoni di carità che fanno sentire il calore e la consolazione dell’amore a chi è povero materialmente o spiritualmente.

Siamo chiamati a testimoniare la verità dell’amore, che la Croce rivela. Ma è lo Spirito che ci fa capire che la Croce non è una sconfitta, è il trionfo dell’amore su tutto, dell’Amore che dà la vita, sia nel senso che la offre per noi sia nel senso che ci fa vivere.

Tutti noi siamo chiamati a dare testimonianza che Cristo è risorto, è vivo. Ma chi è il testimone? Il testimone, soprattutto se parliamo dal punto di vista giuridico, è la persona che ha visto, ricorda e racconta un fatto avvenuto. In questo senso, anche Erode e Giuda, Pilato e Caifa sono testimoni. Cristianamente parlando, è la persona che ha incontrato Cristo, ha e fa memoria di Lui, e annuncia la Sua presenza con le parole e con la vita santa. “Il contenuto della testimonianza cristiana non è una teoria, non è un’ideologia o un complesso sistema di precetti e divieti oppure un moralismo, ma è un messaggio di salvezza, un evento concreto, anzi una Persona: è Cristo risorto, vivente e unico Salvatore di tutti. Egli può essere testimoniato da quanti hanno fatto esperienza personale di Lui, nella preghiera e nella Chiesa, attraverso un cammino che ha il suo fondamento nel Battesimo, il suo nutrimento nell’Eucaristia, il suo sigillo nella Confermazione, la sua continua conversione nella Penitenza. Grazie a questo cammino, sempre guidato dalla Parola di Dio, ogni cristiano può diventare testimone di Gesù risorto. E la sua testimonianza è tanto più credibile quanto più traspare da un modo di vivere evangelico, gioioso, coraggioso, mite, pacifico, misericordioso” (Papa Francesco, 19 aprile 2015).

Saremo testimoni credibili, se, prima di tutto, chiederemo il dono dello Spirito Santo, che è “spirito di sapienza e di intelletto, di consiglio e di fortezza, di scienza e di pietà, e del timore santo di Dio”(cfr Is 11, 2). Allora riceveremo e condivideremo i frutti dello Spirito Santo che sono: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

3) La testimonianza delle Vergini consacrate nel mondo.

Come possiamo essere testimoni della verità, non di una verità estranea, ma di quello che siamo: figli di Dio e fratelli fra di noi?

Noi siamo testimoni quando, attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un Altro appare e si comunica. La testimonianza non è solo un buon esempio ma è atto umile e potente di conoscenza e di comunicazione della verità dell’amore di Dio.

Per le vergini consacrate essere testimoni di Cristo è essenziale. Queste donne testimoniano che la verginità è il vertice dell’amore. La loro risposta a Cristo mediante una vita offerta in modo appassionato e totale, testimonia esistenzialmente che nella piena e indivisa adesione alla predilezione di Gesù si impara ad amare tutto il resto, si diventa come finestre aperte sull’eterno. La vergine consacrata testimonia che è possibile vivere Cristo come unica ragione e unica possibilità di pienezza nell’esistenza. La verginità trasforma la vita di chi la sceglie e quella degli altri, così che il mondo sia più umano, cioè cristiano.

La vergine “realizza quell’unione nuziale che, secondo i più grandi maestri, è precisamente la perfezione stessa della vita spirituale … Il matrimonio è stato elevato da Cristo a dignità di sacramento, perché nell’amore dell’uomo e della donna già in figura si faceva presente il mistero dell’unione del Cristo e della Chiesa. La castità perfetta non è più soltanto figura di quell’unione, ma suo compimento … Nulla e nessuno la lega e la divide dagli altri. Essendo una sola cosa con il Cristo, lei vive in santa comunione una con tutti” (Divo Barsotti)

  • Speculum fideiL’anima umile è illuminata dallo Spirito
  • Tu, dunque, anima fedele, quando nella tua fede t’imbatti in un più occulto mistero, osa e di’, non per il desiderio di incontrare, ma di seguire: Come avvengono queste cose? Ma la tua domanda, sia la tua preghiera, il tuo amore e il tuo umile desiderio. Non cercare di scoprire in alto la maestà di Dio, ma cerca la salvezza di Dio, e ti risponderà l’angelo della sapienza. “Quando verrà lo Spirito che io manderò a voi dal Padre, egli vi suggerirà tutto e vi insegnerà tutta la verità” (Jn 14,26). “Nessuno infatti sa le cose dell’uomo, se non lo spirito dell’uomo che è in esso; e nessuno sa le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio” (1Co 2,11). Sbrigati, dunque, a farti partecipe dello Spirito Santo. È presente, quando viene invocato; se non ci fosse, non sarebbe invocato. E quando viene, viene con l’abbondanza della benedizione di Dio. È fiume impetuoso, che letifica la città di Dio. E quando arriva, se ti trova umile, sereno e rispettoso della Parola di Dio, si poserà su di te, e ti rivelerà ciò che il Padre nasconde ai sapienti e avveduti di questo mondo; e cominceranno a brillare ai tuoi occhi quelle cose che i discepoli non riuscirono ad assorbire, finché non fosse venuto lo Spirito di verità, che avrebbe detto loro tutta la verità. Verità che non può essere rivelata da nessun uomo.E come è necessario che quelli che lo adorano, lo adorino in spirito e verità, così coloro che desiderano di conoscerlo devono cercare l’intelligenza della fede e il senso della verità nello Spirito Santo. Infatti nelle tenebre e ignoranza di questa vita ai poveri di spirito esso è luce che illumina, è carità che attira, dolce soavità; è lui che avvicina l’uomo a Dio; è l’amore di chi ama, devozione e pietà. Lui di fede in fede rivela ai fedeli la giustizia di Dio; quando dà la grazia e per la fede accolta dalla Parola di Dio dà la fede illuminata.

Fonte:http://francescofolloit.blogspot.com/