Tonino Lasconi “Scendere da Babele per salire a Gerusalemme”

Domenica di Pentecoste – Solennità – Anno B – 2021

Non facciamo cessare l’eco del “fragore” e continuiamo a parlare la lingua “che tutti capiscono”.

«Si trovavano [i discepoli di Gesù] tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi». È un’altra delle scene bibliche capaci di far riflettere non soltanto i credenti, ma tutti coloro che cercano di comprendere il senso della storia e della vita. La mattina di Gerusalemme, in un luogo (il Cenacolo) che è ancora possibile visitare fisicamente, si contrappose alla torre di Babele (il brano biblico con cui si apre la vigilia della festa), che non esiste come luogo fisico, ma che è sotto i nostri occhi dovunque li rivolgiamo. Sulla torre le lingue si confusero e non ci si capì più. A Gerusalemme si ricomposero, perché tutti sentivano parlare nella propria lingua nativa.

Il misterioso male oscuro

Ma cosa è rimasto di questa lingua della mattina di Gerusalemme che tutti capivano? Sembrerebbe niente, almeno così pare da quello che possiamo umanamente constatare. Anzi, viene da chiedersi se da quella mattina Gerusalemme non sia diventata il luogo dove una forza misteriosa, potente, e oscura faccia di tutto per fomentare l’incomprensione, l’odio, la guerra tra popolazioni, tra religioni, tra persone. Anche in questa domenica, mentre nelle chiese sentiamo parole di comprensione e di pace, a Gerusalemme rimbomba il sibilo delle sirene per i razzi che arrivano, per gli aerei che bombardano, per le case che crollano, per i morti che aumentano: la storia ininterrotta di questa città, sacra per tutti e sacrificata da tutti. Allora, dov’è finita questa lingua che tutti comprendono? Si è spenta “all’improvviso” così come è venuta? Dobbiamo forse relegarla nel regno dei desideri, rassegnandoci alla lingua di Babele della quale San Paolo identifica in maniera decisa le componenti: «fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere»?

Da Babele a Gerusalemme

La tentazione di credere che la Gerusalemme della mattina della Pentecoste, quando tutti si capirono, sia stato un lampo improvviso e passeggero è forte, perché la confusione delle lingue di Babele, che nasce dal mettere il nostro “io” al posto di “Dio”, appare decisamente vincente: l’elenco di San Paolo sembra i titoli dei nostri telegiornali. Ma è così soltanto apparentemente e cedere all’apparenza significherebbe inevitabilmente mettersi dalla parte di ciò che confonde e divide. Il fragore venuto all’improvviso dal cielo, quella mattina, quasi un vento che si abbatte impetuoso non si è spento. Esso normalmente non fa rumore come i razzi e le bombe, però ogni tanto si fa sentire con uomini e donne che accettano di vivere la lingua che tutti capiscono, in modo da far radunare, turbare, stupire la folla e mandarla fuori di sé per la meraviglia. Cosa sono se non questo “fragore” tutte le persone di ogni età e condizioni di vita (giudici, carabinieri, ragazzini, papi…) che noi chiamiamo “santi”? Cosa sono se non l’eco ancora vibrante di quella mattina e di quella lingua? Cosa sono se non il dono dello Spirito Paraclito promesso da Gesù per tirarci giù dalla torre di Babele e portarci a Gerusalemme?

C’è un interrogativo inquietante e misterioso: “Perché la città dove Gesù Risorto ha donato la pace, è proprio quella dove sembra che essa sia impossibile?”. Che proprio sotto la croce del Principe della pace l’Avversario abbia deciso di gettare la sfida e di vincere la scommessa? Se così fosse – e sembra proprio che sia così – dobbiamo collaborare alla sua sconfitta, continuando per quanto è nelle nostre possibilità l’eco di quel fragore, contrapponendo alla lingua di Babele quella che tutti capiscono: «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé»; invocando incessantemente «lo Spirito della verità che procede dal Padre», affinché lavi ciò che è sordido, bagni ciò che è arido, sani ciò che sanguina, pieghi ciò che è rigido, scaldi ciò che è gelido, drizzi ciò che è sviato, per farci scendere da Babele e salire a Gerusalemme.

Fonte:https://www.paoline.it/