Don Paolo Zamengo”La Trinità cerca casa”

Santissima Trinità (Anno B) (30/05/2021)

Vangelo: Mt 28,16-20


La Trinità l’abbiamo incisa sulla pelle fin dal giorno del nostro
Battesimo con il segno della croce, dove le parole si fermano sui
nomi: Padre, Figlio, Spirito santo.
Gesù non ha parlato di numeri ma di nomi e il legame che unisce
quei nomi è l’amore. La Trinità è amare. È bello sapere che in Dio non c’è solitudine. Alla solitudine ci
fanno pensare altre parole: onnipotente, si può essere onnipotenti ma da soli; immenso si può ma da
soli; trascendente, ma da soli.
Dio ha un cuore. Dio è amore. Lo scopriamo nella comunione che unisce Padre, Figlio e Spirito santo e lo
scopriamo nella comunione che Dio stringe con noi. Nel vangelo di oggi, mi colpiscono anche altre
parole: Andate, fate discepoli battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
insegnando loro ciò che vi ho comandato
Se l’amore non ci mette in moto, se non ci fa uscire, non possiamo dire che il nostro è amore. Dio si è
manifestato nella creazione; il Figlio è uscito facendosi uomo; lo Spirito santo è uscito per riempire la
terra. L’amore è andare verso. Quando l’amore è vero è incontro. Dio va verso per necessità, come se
non bastasse a se stesso, come se non fosse completo senza di noi.
Possiamo rileggere un episodio della Genesi. Tre personaggi passano accanto alla tenda di Abramo. La
tradizione vede in questo incontro il passaggio di Dio dentro il segno luminoso dell’ospitalità nella tenda
di Abramo.
C’è una tenda nell’ora più calda del giorno, improbabile che passi qualcuno e, invece, è come se Abramo
fosse in attesa. La tenda non lo nasconde, neppure l’ora calda del giorno lo isola: “egli sedeva
all’ingresso… alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui”.
Questo deve essere il nostro atteggiamento nei confronti di Dio. Noi abitiamo la vita e beati se, come
Abramo, sappiamo stare all’ingresso, se la porta della nostra vita non è chiusa, se è aperta e i nostri
occhi sono come quelli di chi guarda fuori, guarda oltre.
Il libro della Genesi non dice il motivo del passaggio di questi tre personaggi. Sono arrivati per entrare,
per stare. Gesù dirà: “Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” Bellissimo! Dio è alla ricerca di
una ospitalità.
Ad Abramo che si accorge della loro silenziosa presenza viene spontaneo dire: “Non passate oltre,
fermatevi dal vostro servo”. Come dicono i discepoli di Emmaus: “Resta con noi, Signore”.
L’ospitalità è una grazia. Noi pensiamo che sia una fortuna per chi viene ospitato, certo. Ma è una grazia
e una fortuna anche per chi ospita. Dio entra nella nostra tenda, Dio si ferma a casa tua se sei ospitale,
se hai un cuore ospitale. È affascinate pensare che, ad Abramo, proprio per essere stato ospitale, capitò
di ospitare Dio, pur senza saperlo.
C’è quasi una identità tra la Trinità e la tenda. Dire Trinità è dire tenda come il luogo in cui si incontrano
la tenerezza di Dio che cerca ospitalità in noi e la nostra tenerezza che ospita Dio.
Ci fa bene ricordare tutto questo, nella stagione del Covid quando sembriamo tristemente chiusi,
avvitati su noi stessi. Non sarà che abbiamo chiuso gli occhi e non ci accorgiamo di chi passa davanti la
nostra casa nell’ora più calda del giorno? Non sarà che abbiamo chiuso al cielo anche il cuore pensando
di bastare a noi stessi?
La Trinità cerca una tenda. Queste parole bussano al nostro cuore.