DANIELE PRESSI “L’accoglienza è l’unica grandezza “

XI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (13/06/2021)

Vangelo: Mc 4,26-34 

[Il Regno di Dio] È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra. (Marco 4,31-32)

Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,
ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà. (Ezechiele 17,23)

Qual è la grandezza del granello di senape, divenuto albero? Che tutti gli uccelli del cielo possano farvi il nido. Tutti. Non solo i nostri. E non solo quelli puliti e profumati. Avete capito cristiani e cristiane? Ma (pure) hai capito tu, Daniele, che scrivi questo articolo e che spesso ti volti dall’altra parte rispetto a tanti, quando hanno bisogno di te?

Il Regno di Dio è il più piccolo. Eppure quello con le braccia più aperte. Non è certo una novità che spesso siano i piccoli e i poveri i più capaci a scombinarsi la vita per gli altri. Anche in questi tempi, in cui si parla di accoglienza (o meno) dei migranti, proprio l’accoglienza da parte di piccole realtà sembra essere quella che funziona di più. Come racconta l’esperienza di Antonio Silvio Calò e della sua famiglia, gente semplice che, insieme a tanti altri, ha preso sul serio il mantra del “PRENDITELI A CASA TUA!!!1!”. E l’ha fatto nella semplicità e senza proclami, sconvolgendo la propria quiete domestica per fare posto ad altri.

Dio è così: piccolo e con braccia di lunghezza sproporzionata. Piccolo perché si identifica (davvero e fino in fondo) con chi è affamato, assetato, straniero, nudo, malato, in carcere (Matteo 25,31-45).
La cosa bellissima è che dal basso della sua spogliazione abbraccia tutti e ciascuno. Anche me, anche te, tutti presi dai nostri deliri di onnipotenza e dalla nostra pretesa di tagliare il mondo a fette.
La cosa esigente è che accogliere o rifiutare quel Piccolo che viene con i piccoli è ciò che ci fa vivere o morire. Restare nell’abbraccio o fuggirne.

Solo questo è in nostro potere: decidere di vivere di quell’abbraccio o uscirne risentiti. Per il resto, davvero poche ansie: Dio è fedele. Certamente il Regno di Dio, piccolo e accogliente, porterà frutto.

Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. (Marco 4,26-27)

L’unica Realtà, per noi cristiani, è questa. Le cose di Dio portano frutto, per la straordinaria energia che custodisce in se stesso tutto ciò che è buono, bello e vero. Possiamo tentare di piegare la Realtà con l’arbitrio. Ma la Realtà è e sarà sempre più forte del potere. Che sia il mio, il tuo o quello di chicchessia.

Accogliere è il modo di essere grande di un Dio che si fa piccolo.
Lasciarci convertire dalle sue braccia aperte ci fa diventare davvero umani