Don Paolo Zamengo “Il Signore ha messo un seme nella terra del mio giardino”

11a Domenica del Tempo Ordinario – Anno B
Marco 4,26-34

Gesù parla delle cose più grandi con una semplicità sorprendente.
Apre il libro della vita e racconta Dio con la freschezza di un germoglio
di grano, spiega l’infinito attraverso il minuscolo seme di senape.
Perché la vita delle creature più semplici risponde alle stesse leggi
della nostra vita spirituale. Vangelo e vita camminano insieme e nella
stessa direzione. Accade così nel regno di Dio come quando un uomo
semina.

Dio è il seminatore instancabile, dona a noi e al mondo le sue energie in forme germinali. Il
compito nostro è portarle a maturazione. Noi siamo un pugno di terra in cui Dio ha deposto i suoi
germi vitali. Nessuno ne è privo, nessuno è vuoto, perché la mano di Dio continua a creare.
La prima parabola sottolinea un miracolo di cui non ci stupiamo più: alla sera vedi un bocciolo, il
giorno dopo si è aperto un fiore. Senza alcun intervento esterno, misteriosamente e
sorprendentemente. Che tu dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce.
Come è pacificante questo! Le cose di Dio fioriscono per una misteriosa forza interna, per la
straordinaria energia segreta che hanno le cose buone, vere e belle. In tutte le persone, nel
mondo e nel cuore, nonostante i nostri dubbi, Dio matura e fa fiorire.
E nessuno può sapere di quanto sole abbiamo bisogno, di quanta aria e di quanto tempo abbia
bisogno il buon grano di Dio per maturare: negli uomini, nei figli, nei giovani, in tutti coloro che a
me appaiono distratti, e, a volte, li giudico vuoti o senza germogli.
La seconda parabola racconta la sproporzione tra il granello di senape, il più piccolo di tutti i semi,
e il grande albero che da questo seme nascerà. Senza voli retorici: il granello non salverà il
mondo. Noi non salveremo il mondo. Ma, assicura Gesù, un altro è il nostro compito: gli uccelli
verranno e vi faranno il nido. All’ombra del tuo albero, i fratelli troveranno riposo e conforto.
Guardi un piccolo seme nel cavo della tua mano, ti sembra di vedere solo un grumo di materia
inerte ma nella realtà nascosto in quel granello c’è un sorprendente vulcano di vita, pronto ad
esplodere, se appena il sole e l’aria, l’acqua e la terra…
Il seme ci convoca e ci chiede di avere occhi profondi e compiere i gesti propri di Dio. Mentre il
nemico semina morte, noi come contadini pazienti e intelligenti, contadini del Regno dei cieli,
seminiamo buon grano: semi di pace, giustizia, coraggio, fiducia.
Lo facciamo scommettendo sulla forza della prima luce dell’alba, che ogni giorno appare esitante
eppure è vincente. Sta qui tutta la nostra fiducia: Dio stesso è all’opera nel grembo della terra, in
profondo silenzio e con piccole cose. Il granello di senape è straordinario non perché è piccolo, ma
perché ha la forza di diventare grande pur essendo così piccolo. Il Signore non ci vuole svalutare,
ma rivalutare: piccoli per crescere.
Il Signore ha messo un seme nella terra del mio giardino, il Signore ha messo un seme all’inizio del
mio cammino. Io appena me ne sono accorto sono sceso dal mio balcone e volevo guardarci
dentro e volevo vedere il seme. Io vorrei che fiorisse il seme, io vorrei che nascesse il fiore ma il

tempo del germoglio lo conosce il mio Signore. Il Signore ha messo un seme nella terra del mio
giardino, il Signore ha messo un seme all’inizio del mio cammino.