Figlie della Chiesa Lectio XII Domenica del Tempo Ordinario

XII Domenica del Tempo Ordinario

Il tema centrale del passo del Vangelo di Marco (4,35-41) della XII Domenica del Tempo Ordinario è la Fede, la fiducia dell’uomo nella realizzazione del piano divino che il figlio di Dio vuole realizzare, cioè la fiducia nei confronti di Gesù.

Ci soffermeremo su due frasi di grande importanza: «Maestro, non t’importa che moriamo?». E «Non avete ancora fede?».

Ecco, possono sembrare due frasi che sembrano contraddirsi. I discepoli si rivolgono a Gesù, hanno piena fiducia in Lui, sanno che saranno salvati da quella tremenda tempesta, ma Gesù chiede loro che ne è della loro fede.

I discepoli si sono rivolti a Lui, ma a ben pensare la loro fede in questo momento è una fede interessata, una preoccupazione per la loro vita; essi chiedono ancora qualcosa per se stessi, è ancora una fede imperfetta che si aspetta un miracolo per sé stessi. La domanda di Gesù li vuole portare avanti, vuole far loro superare questo interesse terreno per giungere ad una fede incondizionata che abbraccia tutto l’essere, vuol far loro comprendere che la fede è l’atto più profondo e completo di tutto lo spirito umano.

Ma ritorniamo alla prima parte di questo brano del vangelo per meglio comprendere come e perché si sono svolti i fatti.

Innanzitutto, ambientando i fatti, dobbiamo ricordare che questo testo segue il racconto delle parabole che avevano rivelato alcuni tratti specifici del Regno di Dio: un regno mirabilmente fecondo, ma anche misterioso e nascosto; e chi si dispone a ad accoglierlo deve prepararsi ad essere fedele e costante, per accettare anche le avversità.

Proprio nella sera dello stesso giorno, Gesù, dicendo «passiamo all’altra riva», mette alla prova i suoi discepoli conducendoli sul lago per andare dall’altra parte in una regione straniera, pagana.

Gesù ha un disegno e un fine da raggiungere: non si va di sera su un lago, nell’ora in cui il tempo può cambiare molto spesso e può sopraggiungere una tempesta: tutti i pescatori lo sanno. Ma qui comincia il suo insegnamento: devono imparare a non abbattersi quando sopraggiunge qualche tribolazione.

I discepoli hanno ascoltato gli insegnamenti di Gesù e forse solo presi dalle sue parole, magari ancora per loro non chiaramente comprensibili, non hanno indugiato ad accogliere il suo invito, lo presero con sé, così com’era, nella barca. Si sentono sicuri, non hanno paura di nulla, partono con a bordo il Maestro verso l’incognito… sembra quasi che vogliano far sapere a Gesù che loro sono esperti marinai, sicuri di se stessi.

Ma non è partita solo la barca dei discepoli: C’erano anche altre barche con Lui. Altre persone lo seguono, è significativo quel con lui, non con loro, non dietro alla barca dei discepoli, ma con Lui. Gesù quel giorno ha parlato del regno di Dio con parabole, ha affascinato le persone che lo ascoltavano, ed ora non lo seguono per i suoi miracoli di guarigione, ma per il miracolo di aver toccato i loro cuori. Sono ancora ignari del significato di quanto ha detto, ma hanno capito che quel grande uomo ha in sé qualcosa che li costringe a seguirlo.

Ma ecco che all’improvviso si sollevò una grande tempesta. In poche pennellate è descritto il dramma improvviso, il vento violento, le onde che si rovesciano nella barca, la barca già quasi piena d’acqua. Sembra di vedere il lavoro frenetico dei discepoli per affrontare la situazione, per porre riparo, per governare la barca: è gente esperta di navigazione, eppure sono presi dall’angoscia, dalla paura di non farcela. È questa una tempesta mortale, nella quale si rischia la vita. Assomiglia a tanti momenti della vita dell’uomo e della storia durante i quali sembra tutto perduto.

Sono tutti terrorizzat, in contrasto con la tranquillità di Gesù, che se ne stava a poppa e dormiva.

Un sonno tranquillo e sereno che ha dell’incredibile in un momento così frenetico: Gesù non è sorpreso di quella tempesta, l’ha prevista e voluta.

Ecco quel che il Maestro, mentre dorme con la tranquillità di chi appartiene a Dio, cerca di far capire ai suoi ed a noi: egli è la Presenza, è sempre presente, anche se sembra dormire, anche se sembra lontano o inconsapevole della nostra angoscia, del nostro patimento; allora dobbiamo avere più fiducia in Lui, essere più sereni, perché è sempre vicino e pronto ad aiutarci.

Infatti Gesù, all’invocazione di aiuto dei suoi che con una nota di rimprovero disperato gli gridano: «Maestro, non t’importa che moriamo?»«destatosi», ordina al vento e al mare di calmarsi e «il vento cessò e vi fu grande bonaccia».

Tutto ritorna alla calma e alla tranquillità. Egli è il padrone della creazione, Egli è Colui che si addormenta e vince la morte con la sua resurrezione. Non possono ancora capirlo i discepoli, ma noi sì, dobbiamo aver sempre fede in Colui che sta realizzando il piano di salvezza di Dio. I discepoli per ora vedono soltanto che tutto ritorna alla normalità, ma capiranno tutto meglio quando saranno nell’angoscia per la morte del Maestro e vedranno il suo risveglio dalla morte.

Riprendendo la domanda di Gesù ai suoi discepoli: «Non avete ancora fede?» vediamo che da parte loro non c’è risposta, almeno non una risposta diretta ma che «furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?» Si rendono conto che c’è qualcosa di nuovo, sono presi da grande timore, da grande trepidazione; c’è un timore di rispetto, di riverenza, potremmo dire un santo timore, il timor di Dio. In loro si fa strada una «dubbiosa certezza»: sembra dicano: «Chi è grande come il Signore? A lui obbediscono le tempeste e i marosi della storia e della nostra vita»; vogliono conoscere sempre meglio quest’uomo che ha dato loro la tranquillità del mare ed ha infuso nei loro cuori la pace.

A questo vuole giungere Gesù: vuole educare il suo popolo per la costruzione del regno di Dio, vuole metterci alla prova, chiede la nostra fiducia, perché neppure la morte arresta la sua potenza; Egli che aveva vinto il mare, risorgendo, aveva vinto anche la morte. Questo messaggio di fiducia non ha perso nulla della sua forza consolatrice e risuona anche per la Chiesa di oggi come un invito alla speranza.

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/