Don Paolo Zamengo”La barca di Pietro nella bufera della vita”

XII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (20/06/2021)

Vangelo: (Mt 8:18-27)

Passiamo all’altra riva. Una proposta sorprendente quella di Gesù, se non
proprio temeraria. I discepoli infatti sono perplessi. Certo Pietro è un lupo
di mare ma è buio e le nuvole e il vento non promettono nulla di buono.
Perché esporsi ad una rischiosa traversata? La giornata era già stata
faticosa e poi le ore non erano trascorse inutilmente. Gesù aveva
raccontato le sue parabole. Li aveva incantati suscitando nei loro cuori grandi emozioni. Il grano e la
zizzania, le lampade e l’olio, l’acqua e il vino, la terra e il seminatore, il pastore e il gregge. Gesù aveva
raccontato il suo regno ma alcuni faticavano a trovare il senso di questo linguaggio pieno di mistero.
La notte poteva essere il tempo opportuno per ripensare alle parabole di Gesù. I discepoli avevano bisogno
di tempo per capirle, interpretarle e scoprire il senso nascosto. Cercavano una chiave per entrare nel
mistero di Dio. Ma quando trovarla se il cammino con Gesù era sempre più vorticoso?
Quella notte c’erano tante barche sul lago e Gesù sceglie di salire su quella di Pietro ma si sollevò una
grande tempesta di vento che gettava le onde fin dentro la barca, tanto che ormai era piena
d’acqua. Gesù intanto dormiva. La burrasca pare implacabile, mette allo scoperto la fragilità dei discepoli
e la pochezza della loro fede.
La paura si impadronisce dei pescatori. La barca è sbattuta fra le onde ed è inutile lo sforzo di portarla in
sicurezza anzi si rendono conto di essere vicini a una catastrofe. In tanto fracasso Gesù dorme. Allora lo
svegliarono e gli dissero: Maestro, non t’importa che moriamo?
Gesù destatosi, gridò il al vento e al mare: Taci, calmati!. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. La parola
chiave di questa tempesta è “destatosi”. È lo stesso verbo utilizzato per la risurrezione di Gesù. Il destarsi
dal sonno di Gesù mentre infuria l’uragano è analogo al suo alzarsi dal sonno della morte nel sepolcro, il
mattino di Pasqua.
Mentre affronta il vento e il mare in tempesta, Gesù si oppone vittorioso alle forze del male. Colui che
libera dalla paura è Cristo risorto che va incontro a quanti sono immersi nelle tante bufere della vita.
Perché avete paura? Non avete fede? Dio è presente ma non come vogliamo noi ma come vuole lui. È sulla
mia barca e vuole salvarmi ma vuole salvare anche tutta la mia libertà. Non interviene al posto mio ma
insieme a me; non mi risparmia la tempesta ma mi precede come il pastore.
La nostra poca fede ha bisogno più di miracoli che di presenza. Noi vogliamo essere risparmiati dalla lotta
e Dio invece risponde dandomi forza, quanta ne basta per muovere i remi e mi dà tanta luce quanta ne
serve al primo passo.
Come il chicco di senape nel buio della terra, così Dio è nel cuore oscuro della tempesta. Come un granello
di fiducia, di forza e di luce, così Dio germoglia e cresce nel mio cuore.
Non ti importa che moriamo? Gesù non risponde con parole ma ha la voce forte dei suoi gesti. Gesù mi
dice: mi importa di te, mi importa la tua vita, tu sei importante per me. Mi importano i passeri del cielo e
tu vali più di molti passeri, mi importano i gigli del campo ma tu sei più bello di loro.
E io sono qui, dice Gesù, a farmi argine e confine alla tua paura. Mi troverai sempre dentro la tua tempesta
e nel riflesso profondo delle tue lacrime, mi vedrai se mi accoglierai nella barca della tua vita.