fra Damiano Angelucci”Comunque presente”

 XII Domenica del TO, anno B – 20 giugno 2021



Dal Vangelo di Marco (4,35-41)

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».


COMMENTO

Dio manifesta al popolo dell’antico Israele la sua grandezza in due eventi: nella creazione, e ancor più nella liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Nella creazione, secondo il racconto della Genesi, Dio non solo crea dal nulla, ma ordina gli elementi, “separa la luce dalle tenebre (Gen 1,3), separa le acque che sono sopra il firmamento da quelle che sono sotto il firmamento (Gen 1,5). Dio parla alla creazione ed essa risponde e obbedisce. Così pure nella notte in cui iniziò l’Esodo, tramite Mosè Dio opera un’ulteriore separazione delle acque, quelle del mar Rosso.

Dunque, quei pescatori di Galilea, per quanto semplici pescatori, ebbero la chiara e luminosa coscienza di trovarsi di fronte ad una presenza non semplicemente umana. Non potevano formulare dogmaticamente ciò che noi asseriamo nel credo apostolico, che Gesù era della stessa sostanza divina del Padre; ma il loro cuore intuì veramente in Gesù la presenza di Dio. Il dominio sugli elementi della natura, soprattutto sul mare – simbolo delle forze del male – non lasciava dubbi.

Ben altra tempesta attenderà la barca degli apostoli, che è una sorta di immagine della Chiesa nascente, ma l’atteggiamento necessario per arrivare all’altra riva rimarrà lo stesso: la fiducia nella presenza del Figlio di Dio in ogni situazione.

Era giusta l’apprensione degli apostoli che si vedevano sommergere dalle onde, ma Gesù si meravigliò che essi dessero quasi per scontata la loro fine. “Non ti importa che siamo perduti?” Diversa fu la fede di Maria, che all’annuncio dell’angelo non si preoccupò delle catastrofiche conseguenze di una gravidanza fuori del matrimonio ma del “come”, della parte cioè che avrebbe dovuto competere a lei.

Ogni nostra situazione esistenziale potrebbe assomigliare, in fondo, ad una tempesta, più o meno grande. Ma, anziché dubitare della paterna premura del Signore verso di noi, perché non contemplare nella vittoria di Gesù-risorto sulla morte, il pegno, la caparra della nostra vittoria contro le forze del male? Perché non fare gioiosa memoria di tante meraviglie della bontà di Dio per noi, e continuare con fiducia la nostra navigazione, preoccupandoci piuttosto di non lasciare mai la barca della comunità apostolica, dove Gesù, corporalmente, è sempre presente.

Fonte:http://fradamiano.blogspot.com/