p. Alberto MAGGI OSM”FANCIULLA, IO TI DICO: ÀLZATI!”

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 27 giugno 2021
FANCIULLA, IO TI DICO: ÀLZATI!
Commento al Vangelo di p. Alberto Maggi OSM
Mc 5,21-43


In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si
radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della
sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò
con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia
salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto
per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi
piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il
suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò
salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era
guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla
folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la
folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno,
per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante,
sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la
verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal
tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire:
«Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto
dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non
permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di
Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che
piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La
bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori,
prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò
dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che
significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava;
aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro
con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
L’azione liberatrice di Gesù verso il suo popolo è presentata dall’evangelista Marco
attraverso due personaggi femminili; era tipico nella letteratura ebraica presentare la donna
come figura del popolo. Questi personaggi femminili sono anonimi e sono uniti e dal termine
“figlia” e soprattutto dal numero 12 che il numero delle dodici tribù di Israele. Il primo
personaggio è la figlia del capo della sinagoga, di Giàiro, e rappresenta l’Israele che è
sottomesso alla legge ed è morto; l’altra è una donna anonima e rappresenta l’Israele che è
esclusa dalla legge ed è morente; è l’episodio centrale ed è questo che analizziamo.
Scrive Marco “Ora una donna”, il personaggio è anonimo, quindi tutti coloro che si
rispecchiano in questa situazione ci si possono rivedere, “che aveva perdite di sangue”, il
sangue nella cultura ebraica è la vita, quindi perdere sangue significa perdere vita, ma
soprattutto la perdita di sangue la rendeva impura. È una situazione drammatica questa della
donna; l’evangelista sottolinea che è da dodici anni, per raffigurare che è la situazione del
popolo di Israele. Perché la situazione è drammatica? Una donna in quelle condizioni è impura
come un lebbroso: non può né toccare né essere toccata, se è nubile non può certamente
sposarsi e, se è sposata, non può avere rapporti con il marito, quindi è condannata alla sterilità,
non ha speranza. L’unico che potrebbe salvarla è naturalmente Dio, ma, siccome lei è impura,
non può rivolgersi a Dio. Quindi l’evangelista rappresenta la situazione drammatica di queste
persone che la legge spietata della religione esclude dall’azione divina.
Ebbene, questa donna, “udito parlare di Gesù”; c’è stato l’episodio del lebbroso in cui
Gesù aveva manifestato che l’amore di Dio non si concede per i meriti delle persone, ma per i
loro bisogni, e il lebbroso aveva divulgato questo messaggio, quindi pensa che ci sia una
speranza anche per lei. “Venne tra la folla”, e, quasi di nascosto, “da dietro toccò il suo
mantello”, il mantello indica la persona. Perché la donna si comporta così? Perché compie una
trasgressione, compie un sacrilegio, lei impura toccare un uomo, poi un uomo di Dio, quindi
trasmettergli l’impurità, era considerata una gravità un’azione del genere ed era punita
severamente con la morte, però lei ha questa speranza. Ebbene, l’evangelista scrive che “subito
le si fermò il flusso del sangue”. Appena trasgredisce la legge che le impediva di toccare Gesù,
di toccare un uomo, appena trasgredisce la legge non una maledizione su di lei, ma una
benedizione, si trova guarita.
E “subito”, immediatamente, come si ferma il flusso, così anche Gesù si rende conto
della forza che era uscita da lui, “si voltò” e chiede “«Chi ha toccato le mie vesti?»”. La domanda
di Gesù non è per conoscere, ma per portare a compimento l’azione di salvezza. E qui
l’evangelista sottolinea con ironia come i discepoli accompagnano Gesù, ma non lo seguono,
loro stanno con Gesù, ma non recepiscono la forza che da lui emana. E infatti gli dicono i suoi
discepoli “Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici chi mi ha toccato”, quindi non
comprendono. Ma Gesù si guarda attorno per vedere colei che aveva fatto questo, quindi sa
chi è stata, e “la donna impaurita e tremante”, perché impaurita e tremante? Non sa quale sarà
la reazione di Gesù; lei ha fatto un sacrilegio, ha trasgredito la legge, sarà punita severamente?
“Si gettò avanti e gli disse tutta la verità”. È l’unica volta che il termine “verità” compare nel
vangelo di Marco. La verità non è una dottrina, una conoscenza, ma un’esperienza di vita e di
libertà.
Ed ecco a sorpresa l’azione, la risposta di Gesù: anziché rimproverarla questa donna che
ritualmente lo ha reso impuro, le si rivolge con profonda tenerezza, la chiama “figlia” e la donna
ha compiuto un sacrilegio, quello che agli occhi della religione è una trasgressione, è un
sacrilegio, agli occhi di Gesù è un’espressione di fede, Gesù le dice “La tua fede ti ha salvata”.
E poi, anziché mandarla al tempio a offrire un sacrificio per l’avvenuta guarigione, la manda in
pace verso la pienezza della felicità. Non deve andare più al tempio per offrire a Dio perché è
stato Dio che si è offerto a lei e le ha donato la salvezza e la vita.

Fonte:https://www.studibiblici.it/