Tonino Lasconi”Contro ogni morte, sempre!”

XIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 2021

Amare la vita è combattere la morte in ogni sua manifestazione.

«Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi», afferma il libro della Sapienza in modo esplicito e deciso, ma senza riuscire a convincerci che essa non provenga da Dio. Dal momento infatti che non siamo sicuramente noi a chiamarla, la nostra invincibile e temutissima nemica sarà per forza introdotta nella nostra vita da “qualcun altro” al di fuori di noi. E chi può essere questo “qualcun altro” se non Dio che ci ha creati? Così la morte, con tutto il suo corteo di sofferenze, diventa un grosso ostacolo per la nostra fede: “Non avrebbe potuto evitarcela, o almeno renderla meno terribile?”. “Non avrebbe dovuto almeno fare in modo che non colpisse a casaccio, senza criterio?”. Se tutti si morisse, che ne so, a novantanove anni senza lunghe malattie e agonie, potremmo anche rassegnarci. Invece, niente…: c’è chi non riesce a morire e chi non riesce a vivere; c’è chi campa troppo e chi troppo poco. E il troppo poco casca sempre sulle persone migliori. «Dio non ha creato la morte». Se non Dio, chi l’ha creata? Risponde la Sapienza: «Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo». Questa risposta, però, non ci basta e non ci tranquillizza, perché se fosse stato il diavolo a rovinare in maniera così disastrosa il progetto di Dio, ci sarebbe da dubitare della potenza del Creatore.

Allora chi ha creato la morte? Nemmeno Gesù soddisfa le nostre domande, però ci mostra che la vittoria della morte è soltanto apparente, perché in realtà essa è cadere nel sonno per risvegliarsi alla vita che non finisce. Questo è il messaggio che il vangelo di questa domenica ci rivolge con due testimonianze straordinariamente significative.

La ragazza dodicenne

La morte di una ragazza dodicenne, cioè sul punto di entrare nella pienezza della sua vita – le ragazze ebree a dodici anni diventavano praticamente adulte, potendo essere avviate al matrimonio – è una delle performance più penose della nostra nemica. «Non è morta, ma dorme», dichiara Gesù, cioè la vittoria della morte è solo apparente, perché Dio la recupera per farla vivere per sempre con lui. Non è facile credere a Gesù, e anche a noi viene voglia di ridergli dietro come la gente che piangeva e urlava forte. Certo, se stesse vicino a tutti coloro che muoiono per risvegliarli dal sonno come ha fatto con la ragazzina… Ma quante persone morirono in quel giorno sulla terra senza essere richiamate alla vita come la figlia di Giairo? Con il suo gesto Gesù ci ha dato un segno (ce ne dà altri due: il giovane di Nain e l’adulto Lazzaro, uno per ogni età della vita), di come dobbiamo comportarci di fronte alla morte: non con pianti e urla, ma combattendola. Come? Se non possiamo “risvegliarli” prendendoli per mano, dicendo: «Alzati!», possiamo condurli verso il risveglio nella maggiore serenità possibile. Nel periodo più buio della pandemia – ci fa bene ricordarlo – ci sono stati dati esempi di tale accompagnamento che chiamarli miracoli non sarebbe affatto sbagliato. Questo significa combattere la morte sia personalmente che stimolando le leggi e le strutture sociali in questo senso.

La donna sofferente

Gesù ama la vita e combatte la morte. Non solo quella fisica, come insegna il miracolo della donna che soffriva perdite di sangue. Un “risveglio” straordinario, perché Gesù, mentre richiama in vita la ragazza con la massima discrezione, dà alla guarigione della donna un rilievo clamoroso. Alla morte fisica, infatti, è facile essere attenti. Non così alla morte morale. Quella donna praticamente non viveva: la sua malattia la rendeva impura: non poteva toccare né esser toccata, non poteva frequentare luoghi pubblici, non poteva andare nemmeno al tempio. Era una morta vivente e nessuno piangeva e urlava per lei. Anzi, emarginandola, credevano di interpretare la volontà di Dio.

Combattere ogni morte. Sempre! La scelta dei cristiani di fronte alla morte non può che essere quella di Gesù: combatterla sempre, in tutte le sue forme, comunque e dovunque essa si manifesti. Di quella fisica possiamo diminuirne lo strazio. Quella morale e spirituale possiamo sconfiggerla. La morte non deve toglierci la gioia della vita. Deve impegnarci a fare tutto ciò che può alleviarne la pena, e assicurare il risveglio alla vita eterna.

Fonte:https://www.paoline.it/