Don Paolo Zamengo”Gesù straniero in patria”

XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (04/07/2021)

Vangelo: Mc 6,1-6

Molti ascoltandolo rimanevano stupiti. La prima caratteristica di Gesù
è che non lascia indifferente nessun ascoltatore, dove lui passa fiorisce
lo stupore. Fiorisce lo stupore e molte domande: l’evangelista Marco
ne registra cinque.
“Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è
stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è
costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue
sorelle, non stanno qui da noi?”
Il profeta è straniero in patria perché le sue parole vengono da un altro mondo. Allora si apre il
conflitto tra Nazareth e questo nuovo Regno, tra il quotidiano normale e piatto e i cieli nuovi.
Dobbiamo sempre vigilare sul giudizio riguardo a una persona, a partire dalla conoscenza che ne
abbiamo: non ci è permesso rinchiudere l’altro nella prigione dei nostri pregiudizi. È come
ucciderlo.
A Nazareth tutto parla di lui: madre, famiglia, parenti. Quelli di Nazareth dicono a Gesù: “questo è
il tuo mondo, non ce n’è un altro. Hai un lavoro, la sinagoga, la Bibbia. Questo basta a dare senso
alla tua vita. Cosa vai cercando con il cuore fra le nuvole?”.
E invece il giovane Gesù spiazza tutti: “amate i vostri nemici; lascia i morti ai morti, tu vieni e
seguimi; beati i poveri, sono i principi del Regno; guardate i fiori del campo e non preoccupatevi;
guai a voi farisei che imponete agli altri pesi che non toccate; se non diventerete come bambini;
perdonate”.
Come gli abitanti di Nazareth, anche noi siamo una generazione che ha sprecato i suoi profeti, ha
dissipato i suoi uomini di Dio. Come loro livelliamo tutto verso il basso: è solo un falegname, è solo
il fratello di Ioses, lo conosciamo bene, sappiamo tutto di lui. Chi crede di essere?
Di un uomo o di una donna cogliamo solo la linea d’ombra, amiamo la dietrologia e così ci
precludiamo lo splendore del quotidiano, cancelliamo l’eterno nella creatura. Amici miei,
dobbiamo salvare almeno lo stupore!
Il brano si chiude con la sorpresa di Gesù, la meraviglia dolente di chi ama ma è respinto, però lui
continua ad amare, a inventare gesti, anche minimi, per dire che non è stanco di amare noi
E lì, a Nazareth, non poteva compiere nessun prodigio, dice Marco; ma subito si corregge: “Solo
impose le mani a pochi malati e li guarì”. L’amore respinto continua ad amare, il Dio rifiutato si fa
ancora capace di guarigione.
L’amore non è mai stanco, è solo stupito e non nutre rancori. Già lo aveva capito il profeta
Ezechiele, profeta di parole respinte: “ascoltino o non ascoltino, sapranno almeno che un profeta
è in mezzo a loro”, lo abbiamo sentito nella prima lettura.
Dio ha deciso di farsi compagnia del suo popolo, ha deciso di essere nel quotidiano di ciascuno, di
ciascuno di noi oggi, come lo fu durante l’esilio e un giorno, forse già domani, con nostro grande
stupore, sarà seme di fuoco in mezzo al nostro cuore.