Tonino Lasconi”Più forti delle delusioni”

XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (04/07/2021)

Vangelo: Mc 6,1-6

La ricerca del bene non può lasciarsi bloccare dal “chi me lo fa fare?”.

L’autore della Lettera agli Ebrei afferma che noi abbiamo un sommo sacerdote, Gesù, che sa prendere parte alle nostre debolezze, perché egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato (Cfr. Eb 4,15). Ci crediamo, però, soltanto in maniera astratta, perché raramente ci soffermiamo a meditare l’umanità di Gesù, mentre è proprio quella che dobbiamo e possiamo imitare. Egli, infatti, si propone non come l'”insegnante” che dà lezioni, ma come il “maestro” che invita a seguire i suoi passi. Passi “umani” come i nostri. Senza questa “imitazione” la fede può diventare belle parole senza comportamenti conseguenti. È lo scandalo dei “santi in chiesa e diavoli in casa”, il più grave peccato nel passato e nel presente. Proviamo allora a seguire il comportamento di Gesù di fronte a un sentimento molto umano e molto diffuso: la delusione, che la parola di Dio di questa domenica ci propone.

Chi è costui?

Tornando a Nazaret quando ormai la sua fama si era diffusa in tutta la regione, Gesù non si aspettava trombe e tamburi, ma un po’ di festa per un paesano diventato famoso sicuramente sì. Invece soltanto supponenza, incredulità e disprezzo. Sanno tutto di lui, che è il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone… però lo chiamano: “costui”, come se non lo avessero mai visto. Gesù è visibilmente amareggiato, come traspare dal suo commento: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». Come a dire: “Pazienza! Si sa che va così”. In seguito, poi, di delusioni ne avrà di ben più gravi. Quando cercherà di far comprendere ai discepoli che sarebbe stato consegnato nelle mani degli uomini e ucciso, essi discutevano tra loro chi fosse il più grande (Mc 9,30-34). Quando chiederà loro di mettere al centro del loro interesse i più piccoli, essi brigano per assicurarsi i primi posti (Mt 20,20-21). Nella notte dell’arresto, bisognoso di vicinanza e conforto, troverà addormentati gli amici ai quali aveva chiesto: «restate qui e vegliate con me». Le delusioni, però, non hanno scoraggiato né condizionato il suo operare e le sue scelte. L’evangelista conclude il racconto della visita a Nazaret così: «Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando». Si fa quel che si può e si riparte. È un prezioso insegnamento e un grande messaggio.

Il coraggio dei profeti

«Nessun profeta è apprezzato in patria e tra quelli di casa sua». Ma chi è il profeta? Attenti a non confonderlo con gli indovini e gli oroscopisti. Nell linguaggio biblico è colui che parla a nome di Dio. Questo gli dà la capacità di vedere le cose prima e più avanti, ma lo fa scontrare con coloro che, soddisfatti della realtà presente, non vogliono essere infastiditi dagli inviti al cambiamento. Forte allora è nei profeti la tentazione di fermarsi e di rientrare nei ranghi del “fanno tutti così”, cedendo al “chi me lo fa fare?”. Ecco perché i profeti non abbondano e quelli che ci sono fanno fatica a continuare. Ma non si può e non si deve, come dice Dio al profeta Ezechiele: «Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Ascoltino o non ascoltino, non smettere di fare il profeta in mezzo a loro». La voce di Dio non deve tacere. Non c’è delusione che conti. Pensiamo a Paolo, quando la comunità di Corinto, «generata in Cristo Gesù mediante il vangelo» (1Cor 4-15), gli preferisce “apostoli” più sapienti di lui. Quando una «spina nella sua carne», forse una malattia, ma più probabilmente la delusione di non riuscire a portare a Gesù i suoi fratelli ebrei, lo mette in seria difficoltà. Contro le delusioni vale per tutti la risposta di Gesù all’Apostolo: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».

I profeti siamo noi
Dice: “Per i profeti è dura. Preghiamo perché il Signore ne trovi tanti. Noi pregheremo per loro”. Non è così! Con il Battesimo diventiamo tutti sacerdoti, re e profeti, perciò impegnati ad annunciare a nome di Dio il Vangelo con le parole e con le opere, nonostante le delusioni che troviamo e troveremo a cominciare dalla “patria”: i familiari, i parenti, gli amici, i colleghi, i collaboratori, la parrocchia. Non ci ascoltano? Superata la delusione, si ricomincia a percorrere i villaggi d’intorno. Come Gesù dopo Nazaret.

Fonte:https://www.paoline.it/