Don Paolo Zamengo”Per le strade del mondo”

XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (11/07/2021)

Vangelo: Mc 6,7-13

L’addestramento è finito, la partenza è imminente, gli apostoli scalpitano, partono a due a due. Così dovranno muoversi perché la missione non è un affare privato ma una responsabilità  di chiesa. 

Gesù invia  i Dodici a fare quello che fino a quel momento hanno visto fare da lui e assicura la sua vicinanza. “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.   Cosa portare con sé? Gesù non consegna una strategia o un elenco di strumenti ma sottolinea l’esigenza della leggerezza e della sobrietà. Il vangelo non ha bisogno di appoggi ma di vangelo. 

Ciò che serve per la partenza è ridotto a una essenzialità che sfiora l’imprudenza: né cibo né denaro né tunica di riserva, solo un bastone e i sandali. La forza del vangelo è tutta nel vangelo. I sandali esprimono lo stile pellegrinante della chiesa, il bastone l’autorevolezza del buon pastore che accompagna il suo gregge.

Nella notte che segnò l’uscita di Israele dall’Egitto, Mosè ordinò al popolo di mangiare l’agnello con i fianchi cinti, i sandali ai piedi e il bastone in mano. Il nuovo popolo di Dio, mentre esce liberato da Cristo da ogni schiavitù nella notte di Pasqua, vive l’identica provvisorietà. 

La sobrietà dei mezzi e l’essenzialità della parola dicono che la missione è opera di Dio. È lui che stabilisce la comunione con il cuore dell’uomo, lui ne guarisce le ferite,  lui lo trasforma fin dalle radici.  L’apostolo è solo il ponte per l’incontro. 

Quanto meno vistoso e appariscente è lo strumento umano tanto più si manifesta incisiva l’azione dello Spirito santo. Il discepolo non porta cose ma offre Cristo. Le risorse umane possono solo dare  l’illusione di conquiste.  La missione non è fare seguaci e tanto meno ingrossare il numero. 

Anche un fallimento è un successo se ha educato la libertà interiore. La storia della chiesa è carica di apparenti fallimenti di quanti hanno dovuto soccombere  nella lotta contro il male.  I martiri che hanno dato la vita sono quelli che Gesù definisce beati.  Nella povertà si prova quello che provano tutti: la fame  e la sete, la fatica e la sofferenza, l’abbandono e la solitudine, l’accoglienza e il rifiuto. 

Gesù compie miracoli ma non per sé, mai per tirarsi fuori da situazioni difficili, mai per rendere  agevole la sua vita. Gesù consegna  agli apostoli come unico peso la leggerezza. Niente bancomat, niente lettere di presentazione ma solo andare incontro al fratello portandogli la parola di Gesù. 

Siamo abituati a pensare ai poveri come ai destinatari delle nostre opere di misericordia, seduti fuori dalle porte delle nostre comode case, mentre Gesù propone ai discepoli un cammino da poveri, che tutto attendono , che stanno fuori come i poveri e bussano. 

Il punto di arrivo è la casa, non la sinagoga o il tempio. In casa Dio ti sfiora, ti tocca. La strada dice: “Devi andare”. La casa dice: “Rimani”. La strada è l’amore che si fa tempo. La casa è l’amore che si fa spazio. 

Casa e strada sono le due dimensioni dell’amore, di ogni educazione e di ogni evangelizzazione.